
Il secondo fatto determinante è in realtà l’intrecciarsi di due vicende. Ma andiamo con ordine.
Circa due mesi dopo aver fatto mutua mi capitò un venerdì di quasi totale inattività. Mi ingegnai così a spazzare l’officina, così da non rimanere del tutto inattivo davanti agli occhi del severo capo. Spazzai dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 17.30, quando l’officina non era più quel porcile che sembrava prima. Poi, alle 17.30, un operaio mi diede un foglio da portare in ufficio, così mi recai a consegnare il foglio. Varcata la porta dell’ufficio mi vide il capo, che mi disse: “Vai a Mantova”.
Io: “Eeeeehh?
“.
Lui: “Parti e vai a Mantova”.
Io (irritato): “Scusa, ma è tutto il giorno che son qui a grattarmela. Potevi mica dirmelo prima?”.
Lui: “Eh, mi sono dimenticato…”.
Io: “Capisco, ma ormai sono quasi le 6, finisco le mie 8 ore e me ne vado che ho un impegno” (ero ad un compleanno).
Lui (più irritato di me): “No, tu prendi e vai a Mantova SUBITO, perché loro domani sono chiusi e lunedì c’è qui il camion a ritirare la macchina finita. E senza quel pezzo…”.
Io (inacidito): “Mi spiace, ma ti svegliavi fuori prima… Io mica posso tornare alle 8, ho un impegno stasera…”.
Lui (infuriato): “Io me ne frego dei tuoi impegni! O vai a Mantova, oppure vattene a casa!”.
Io (imbestialito): “Va bene”.
Presi e me ne andai a casa. Quella sera raccontai l’episodio alla festeggiata, la quale mi ringraziò per non aver rinunciato al mio impegno con lei. Qualche giorno più tardi il capo mi obbligò (ma stavolta si fece intendere un paio di giorni prima…) a recarmi a Parigi per portare un macchinario ad una fiera: oltre 2.000 km da solo! Mi armai di pazienza, thermos con caffè, brioches e biscotti, e soprattutto ben 14 cassette audio. Feci ritorno sabato mattina sotto una fitta nevicata, letteralmente esausto. Poi il lunedì sera tornato a casa trovai una sorpresa: una raccomandata a mio nome. Mia mamma credeva fosse una multa, ma vedendo il paese di provenienza capii che non era una multa… Delegai così mia madre, che la sera successiva mi consegnò la busta. Era un richiamo scritto!
In pratica venni ammonito dalla mia ditta perché mi ero rifiutato di eseguire l’incarico assegnatomi durante l’orario di lavoro, adducendo come giustificazione il fatto che sarei rientrato due ore dopo l’orario di chiusura. Mostrai la carta ad un amico ex sindacalista, il quale mi fece notare che è mio diritto rifiutarmi di svolgere lavoro straordinario, visto che il contratto prevede 40 ore di lavoro settimanali, e mi suggerì di inoltrare risposta scritta alla mia azienda. Nel frattempo però la fiera di Parigi terminò, ed io dovetti tornare a riprendere il macchinario. Partito lunedì mattina, dopo 48 ore mi trovai, sulla via del ritorno, infarcito nel traffico milanese (era il 7 dicembre, mercoledì, giorno di S. Ambrogio: giovedì festa e venerdì ponte…). Dopo quasi 40 km di coda mi chiamò la figlia del capo, chiedendomi a che punto fossi. Le risposi: “Dalmine, sarò in ditta alle 13″.
Lei: “Ok. Scarica e dopo vai a Verona”.
Io (scocciato): “Scusa, ma io è dalle 2 di stanotte che sono sveglio, abbiate pazienza…”.
Lei (dispiaciuta): “Sono 30 quintali, se non vai te col camion non sappiamo come ritirarli. E loro venerdì sono chiusi per ponte”.
Io: “E va bene, ma quando torno da Verona vado a casa”.
Lei (soddisfatta): “Va benissimo, grazie”.
A dire il vero non fiutai l’inculata: scaricai il macchinario e mi diressi a Verona. Là trovai da caricare 30 chili! E qui capii che il capo mi aveva imbrogliato. Tornato in ditta infatti ci pensò lui personalmente a scaricare il camion e a spedirmi dall’altra parte della provincia a caricare urgentemente due alberi in acciaio (questi sì 30 quintali: ognuno…). Praticamente aveva bisogno di tenermi occupato intanto che venivano pronti gli alberi, sospettando che appena tornato da Parigi sarei voluto andare a casa. Finii alle 18 dopo 15 ore di lavoro piene. E quando chiesi per il venerdì se si faceva il ponte il capo mi rispose molto diplomaticamente: “L’unico ponte che facciamo qui è quello sul fiume Chiese”. Senza parole…
Mi licenziai un mese più tardi. Il capo tentò di trattenermi offrendomi la possibilità di prendere a sue spese la patente E (io ho la C), ma mi rifiutai. Le mie dimissioni erano la mia risposta al suo richiamo scritto, e il mio ringraziamento per avermi lasciato fare il ponte dell’8 dicembre dopo 2 viaggi da solo da 2.000 km ognuno (con inculata omaggio). Finii di venerdì, e 3 giorni dopo cominciai a lavorare nel posto dove sono tutt’ora.
Morale della storia: mi sono licenziato dopo 4 anni, 3 mesi e 13 giorni di lavoro pesante. Dopo 1 anno, 9 mesi e 8 giorni qui dove lavoro ora sgobbo di meno, ho già preso un aumento e il capo mi tratta molto bene. E tra poco prenderò pure gli scatti. Nella mia ex ditta il mio ex capo ha cambiato… Dunque… Ehm… 20? 22? Ho perso il conto degli autisti…
Dimenticavo: l’anno scorso, durante il primo giorno di ferie in agosto, lui mi chiese se gli facevo un viaggio mezza giornata in cambio di 100 euro di mancia. Mi disse che l’autista era impossibilitato perché altrove col furgone, ma io sapevo che invece gli era stata ritirata la patente… Ovviamente, comunque, mi rifiutai di fargli questa cortesia. Che dite, sarò stato cattivo?