Luci (o ombre?) a San Siro

11 Giugno, 2008

(immagine presa dal sito www.vascorossi.net)

L’altra sera allo stadio la mia truppa era composta da 7 “soldati”: oltre a me c’erano un caro amico col figlio di sua moglie, un ragazzo brasiliano di 14 anni, e un altro amico di origine partenopea con la moglie, il figlioletto di 10 anni e la nipote, un’avvenente 15enne salita da Napoli appositamente per il concerto. La quale, per respingere la corte del quasi coetaneo brasiliano, si è letteralmente incollata a me fino alla fine del concerto, e ora quando mi vede invece di salutarmi mi dice “Forza Vasco!!“…

Durante l’attesa per il concerto la nostra attenzione venne attirata da un vivace brusio di voci proveniente dalla nostra destra. Ci siamo alzati per capire cosa stava succedendo, poi si sa che quando c’è così tanta gente può succedere che qualcuno venga anche colto da malore. Comunque ho approfittato del fatto che ero il più alto della fila per cercare di guardare più in profondità. Improvvisamente ho intravisto una sagoma a me molto familiare…

MA QUELLO E’ VASCO!!! 8-O

Mi spiace non potervi documentare la cosa: avevo riposto la fotocamera nello zaino, che nel frattempo era passato nelle mani di un amico. Ma dovevate vederlo: cappellino verde in testa, occhialini da sole, giubbotto in pelle… Sarà stato sicuramente un sosia: figuriamoci se Vasco a un’ora dal suo concerto a San Siro sale al terzo anello in mezzo alla folla! Credo che nemmeno per il Papa si sarebbe scatenato un putiferio simile. Fatto sta che, sosia o meno, un bel po’ di scompiglio l’ha creato… ;-)

Dopo pochi attimi la sagoma del cantante scomparve tra la folla. I miei amici, che non hanno visto niente, mi hanno chiesto cosa fosse successo. E io, da bastardo inside, ho risposto con grande entusiasmo: “C’è Vasco!“. Alla mia giovane amica quasi venne un colpo… Vi dirò: è stato più semplice farle credere che fosse passato veramente Vasco che farle capire che invece era un sosia… ;-)

…perché era un sosia… Vero? 8-O


Errore di sistema - La rivincita

20 Maggio, 2008

Ricordate il mio racconto di qualche post fa circa una discussione con la Telecom riguardo un servizio addebitatomi senza richiesta? Ebbene, se pensavate che fosse finita lì vi sbagliavate…

Dunque, eravamo rimasti che avevo chiesto al centralinista Telecom di togliermi questa opzione che mi permetteva, alla modica cifra di 3.95 euro mensili, di chiamare tutti i fissi anche tramite la linea tradizionale (avendo Alice tutto incluso questo servizio ce l’ho già attraverso un telefono chiamato Aladino collegato al modem). Tutto risolto? Macché: dopo qualche giorno mia mamma, che stava usando l’Aladino, si è vista cadere la linea. Curioso: internet funziona che è una meraviglia, ma l’Aladino no, è praticamente morto… 8-O

Dopo qualche ora di attesa decido di chiamare la Telecom e di segnalargli la cosa. La centralinista, cordialissima, mi ha fatto notare che con ogni probabilità il segnale sarebbe tornato regolare nel giro di qualche ora, ma per scrupolo ha fatto ugualmente segnalazione di guasto: “Verrà risolto entro due giorni lavorativi“. E che giorno era? Sabato! Fantastico… :-| Faccio quindi passare il weekend, lunedì e martedì: il cordless è ancora morto. Chiamo ancora il 187: la signorina stavolta mi spiega che il guasto è causato dalla riconfigurazione dovuta alla mia richiesta di rimuovere l’opzione da 33.95 euro. Al ché urlo: “Mi avete affibbiato un servizio non richiesto, e ora per toglierlo mi private dello stesso servizio che avevo già? Ma io vengo lì e vi spacco il c..o!!“. La centralinista allora ha avanzato un sollecito, chiedendomi altri due giorni. La mia risposta: “Una settimana: se funziona, bene, sennò stacco tutto!“.

Dopo altri 3 giorni senza il nostro Aladino (e siamo già al venerdì successivo) richiamo la Telecom per chiedere a che punto è la situazione dei tecnici. I quali, ovviamente, erano già andati a casa e fino al lunedì non sarebbero stati reperibili. La signorina di turno, notando la scheda tecnica ancora aperta, mi ha comunque dato un numero verde da chiamare per parlare direttamente con l’assistenza, ma in ogni caso avrei dovuto aspettare il lunedì. Perciò ieri sera, rientrato dal lavoro, compongo il numero verde: mi risponde il famoso nastro registrato: “Il Centro Assistenza è aperto fino alle 18.30…“. E che ore sono? Le 18.40!! Ma vaff..!! :-x

Stasera ho finito presto di lavorare (la sveglia alle 5.30 ogni tanto porta a qualcosa di buono… ;-) ), perciò sono riuscito a chiamare in orario. Il tecnico che mi ha risposto mi ha gentilmente disconnesso da internet (senza preavviso: la povera Mafalda dall’altra parte di Messenger si sarà sentita scaricata… Scusa Mafy!) e mi ha riprogrammato il modem, il tutto in circa 15 minuti.

Il mio Aladino è tornato pimpante come un tempo, ma dico io: dovevano menarmela per 11 giorni per un lavoro da 15 minuti? Senza contare che se non avessi chiamato il numero verde non avrei mai risolto la cosa… 8-O


Organizzazione impeccabile

13 Maggio, 2008

Ieri mattina sono stato da uno di quei clienti che definisco “saltuari”, in quanto vado a trovarli una volta ogni tre o quattro mesi. Questo poi non ordina mai troppa roba, quindi non mi fa mai perdere troppo tempo. Almeno, mai fino a ieri…

Arrivato a destinazione ho trovato subito una sorpresa: toh, hanno messo l’insegna! Era ora, ci fosse stata la prima volta che li cercavo avrei preferito… Ho proseguito fino al cancello che conduce al magazzino, e qui ho trovato una grossa insegna: “Prima di entrare si prega di citofonare“. Beh grazie, finché tenete sempre il cancello chiuso fin lì ci arrivo anch’io… Son sceso dal camion e mi sono attaccato al citofono. Stranamente però non mi ha risponsto nessuno. Cercando di sbirciare dentro il magazzino ho visto gli operai al lavoro, quindi ho insistito su quel campanello, ma niente da fare. Dopo 3 o 4 tentativi andati a vuoto ho fatto due passi, raggiunto il citofono degli uffici e suonato a quello: mi ha risposto una donna, alla quale ho spiegato: “Ho suonato di là, ma non mi ha risposto nessuno“. E lei: “Ah… Sì, c’è il citofono guasto. Le apro io“. Vabbè, un cartello grande una casa che mi ordina di suonare ad un citofono guasto… 8-O

Torno al mio camion: mi aspettavo di vedere il cancello già mezzo aperto, invece era ancora lì dove l’avevo lasciato. Ok, sarà questione di secondi… Passa un minuto… Due minuti… Tre minuti… Comincio ad innervosirmi… Dopo un po’ ho notato una ragazza bionda all’interno della proprietà avvicinarsi al cancello con un telecomando in mano: il suo sforzo però pareva vano, il cancello non si smuoveva affatto. Allora lei (che poi era la stessa persona che mi aveva risposto al citofono poco prima), scusandosi, mi ha chiesto di pazientare ancora un momento. Rientrata in ufficio, subito dopo il cancello finalmente s’è aperto.

In meno di un minuto sono entrato, ho scaricato e sono tornato al cancello, ma disgraziatamente l’ho trovato nuovamente chiuso. Il magazziniere però mi aveva suggerito di suonare il clacson per farmi riaprire, così ho dato aria alle trombe. Inutilmente: il cancello non batteva ciglio. Con quel pizzico di rabbia mi sono diretto in ufficio, e subito entrato mi son trovato di fronte una signora sulla sessantina, che, con tono e sguardo da signorina Rottenmeier, chiede conto della mia presenza negli uffici. Le ho spiegato il mio problema, allora lei mi ha mandato dalla signorina bionda di prima. Che, come mi ha visto, ha capito che volevo uscire: si è girata ed ha premuto un interruttore, sotto il quale stava scritto: “apri cancello magazzino“. Le avrei chiesto per quale motivo prima fosse uscita col telecomando, ma onde evitare inutili polemiche ho ringraziato e me ne sono andato.

Ora, voglio dire: passi il citofono guasto (nulla è indistruttibile), però un pelino più di organizzazione no? Che so, un cartello con scritto “citofono guasto, suonare in ufficio” e magari seguire i movimenti del camion in modo da potergli riaprire senza farne bestemmiare il conducente… Ma credo di aver avuto a che fare con persone che erano tutto, tranne dei missili d’intelligenza… :-?


Incontri in rete

4 Maggio, 2008

Circa 6 anni fa, un paio di mesi dopo aver acquistato il mio attuale pc, decisi di installare internet. Poi chiesi a mia sorella di consigliarmi una buona chat, e dopo pochi minuti feci il mio esordio in rete. Diedi un’occhiata alla lista dei contatti on line, poi scelsi di contattare una ragazza: mi rispose. Oggi questa persona è una delle presenze più importanti della mia sfera privata, un’amica veramente speciale alla quale devo dire grazie per i tanti sorrisi che ha sempre saputo regalarmi. Spero veramente che me ne possa regalare ancora tanti, tantissimi.

Una settimana più tardi mi ricollegai alla stessa chat, ma questa volta venni contattato io da una ragazza. Dopo 3 anni di sporadici contatti la nostra amicizia si rafforzò rapidamente fino a sfociare nell’amore. Un’amore durato un anno e mezzo e che oggi è finito, ma è comunque rimasta una discreta amicizia.

L’anno scorso, in un periodo in cui mi sentivo particolarmente solo, decisi di seguire il consiglio del mio amico Cristian ed aprii un blog. Era più un esperimento che un blog, tant’è che oggi non esiste più, ma attraverso quella paginetta ebbi modo di conoscere e successivamente incontrare Rosasophia, una persona dolcissima ed altruista. Il suo blog purtroppo tace da un paio di mesi, ma mi auspico di ricevere presto sue notizie.

L’incontro con Rosasophia mi spinse ad aprire un blog più di carattere personale e politematico. E fu così che il primo agosto del 2007 nacque questo blog. Nel giro di pochi mesi ho avuto il piacere di incontrare Musictere e Angioletto79, finché il mese scorso venni invitato al mio primo raduno blog, di cui ho parlato a suo tempo in questo post.

Mercoledì scorso ho partecipato, sempre a Bologna al mio secondo raduno. Ritrovo, anche questa volta, il famigerato parcheggio scambisti dell’altra volta. E anche stavolta affollato da individui non meglio identificati… 8-O Io e Stoneeaten siamo arrivati per primi, poi sono arrivati Adamo con JJ Kuku Jan e un loro amico, quindi le Derelitte (questa volta entrambe, alla faccia del Pianeta Porco Bastardo) (vero Cally?) insieme a GG. Quindi ecco le organizzatrici: Patty, Selma e Bdp, insieme a Sara. Per concludere, Ramskilo con un suo amico. Completata la truppa ci siamo diretti al ristorante, dove poi ci siamo abbuffati di tigelle e crescentine, specialità culinarie molto succulente della zona. A metà cena ci ha raggiunti anche Violettin, poi verso mezzanotte siamo andati all’Estragon, dove siamo rimasti fino a notte fonda a ballare musica anni ‘80 e ‘90.

Che dire, se non avessi messo internet non avrei mai conosciuto un’amica carissima, non avrei vissuto un amore, forse non avrei mai nemmeno aperto un blog. E non avrei mai letto pagine e pagine di vita vissuta, di racconti più o meno diverertenti, di pensieri ed emozioni. E non avrei mai conosciuto questi ragazzi.

Da quando ho messo internet la mia vita è cambiata, quasi sempre in meglio. Ho avuto la possibilità di conoscere persone interessanti e di crearmi nuovi amici. Amici che ringrazio, perché è anche merito loro se oggi non mi sento più così solo.


Pizza di traverso…

27 Aprile, 2008

Alcuni giorni fa un mio amico mi ha riportato alla mente una storia, una delle tante vicende che ho vissuto in passato. Una delle tante vicende nate dal mio cellulare…

Accadde una sera che un’amica di lunga data mi propose di uscire con lei per un caffè. Accettai, e dopo un’ora ci trovavamo in un bar a conversare del più e del meno, finché non uscì con la sua trovata: “C’è una mia amica che vuole conoscerti! Mi ha detto di darti il suo numero“. Risposi: “Veramente preferirei ricevere il numero dalla diretta interessata…“. Allora lei in un minuto le mandò un sms (chissà cos’avrà scritto… 8-O ), la cui risposta fu: “ok daglielo“. Presi quindi questo numero, ma non mandai un sms: semplicemente feci uno squillo, uno solo. Manco il tempo di girarmi e mi arrivò un sms fiume. In poche parole la ragazza in questione si presentò: Sara, un anno meno di me, super appassionata di musica leggera italiana e di pizza. Residenza, una ventina di km da casa mia. Toh, nemmeno lontano, proviamo a darle retta… :roll:

La breve distanza e i gusti simili (soprattutto in fatto di pizza) ci permisero ad organizzarci piuttosto rapidamente per una cena. Un incontro formale più che un appuntamento, anche se il luogo di ritrovo (Salò, stupenda località sul lago di Garda) farebbe pensare al contrario. Sara si presentò puntuale (una delle rare volte che l’invitata non è in ritardo), e visto il clima pessimo (vento e freddo, nonostante fosse luglio) ci fiondammo in pizzeria senza pensarci due volte. La serata passò in tutta tranquillità: mi passò in rassegna tutta la sua discografia (oltre 3mila dischi in vinile di musica soprattutto italiana anni ‘50-’60-’70) alla quale feci fatica a ribattere. Nonostante sia alquanto attrezzato (tra cd, vinili e musicassette arrivo 600/700 pezzi, dovrei decidermi di contarli una volta o l’altra…) non riuscivo nemmeno ad avvicinarmi ai suoi livelli di conoscenza musicale. Se non altro però, non trovai difficoltà a trovare un discorso che non la annoiasse… ;-)

Dopo 2 ore abbondanti, durante le quali entrambi abbiamo fatto il bis di pizza, decidemmo di uscire. Lei si disse stanca, perciò la salutai e mi diressi verso casa. Dopo qualche km mi arrivò un sms:

Grazie per la splendida serata, sei stato veramente un angelo. Spero di rivederti presto. Un bacione

Se non altro avevo in mano materiale da mostrare agli amici… ;-) Scherzi a parte, risposi al suo sms, e per un paio di giorni fu uno scambio continuo. Poi improvvisamente non ottenni più risposta. Attesi alcune ore, poi preoccupato la chiamai: suonava libero, ma non rispondeva. Riprovai diverse volte, ma niente da fare. Finché un venerdì sera mi rispose una voce maschile. Chiesi di Sara, ma mi sentii rispondere che Sara non c’era e che avrei fatto bene a non cercarla più.

Così a occhio e croce saranno passati 6 o 7 anni, ma da allora non ho più ricevuto uno straccio di notizia di questa ragazza. Perfino l’amica che mi ha dato il suo numero non ha più saputo nulla. Non ho mai capito se il problema fossi stato io, o se invece c’era già qualcun altro nella sua vita (ad esempio il tipo che mi ha risposto). L’unica cosa che ho capito in tutta questa storia è che evidentemente non era destino… :-?


Dove avevo sbagliato?

24 Marzo, 2008
poor-pussy.jpg

L’altro giorno mi è capitato di passare in un paese dove viveva una ragazza che avevo rimosso dalla mia memoria. Considerando che è un posto dove non passo mai, l’evento mi ha riportato alla mente una vicenda che vale la pena di raccontarvi.

Dunque, credo fosse il 2004. Una sera mi capitò di uscire con un’amica di vecchia data per un caffè. Quando mi recai alla toilette ebbi la sventura di dimenticare nel giubbino il mio cellulare. Così questa mia amica ne ha approfittato ed ha spedito un sms ad un numero che solo lei conosceva. Immaginatevi quindi il mio stupore quando da questo numero mi arrivò risposta… Mi ci volle qualche minuto per capire cosa era successo: la mia amica aveva mandato un messaggio ad una sua conoscente single dicendole che volevo conoscerla. La destinataria, una persona piuttosto socievole, accettò e mi contattò a sua volta. Questa ragazza, che si chiama Maria, lavorava in un paese qui vicino, quindi non ci mettemmo molto ad organizzare un incontro. Nulla di che, giusto un caffè e una sigaretta, proprio per vederci in faccia. L’impressione fu comunque positiva, per entrambi. Ne è prova il fatto che qualche giorno più tardi, proprio mentre passavo dalle sue parti, mi mandò un messaggio nel quale mi disse di volermi rivedere (stavo già svoltando verso casa sua, ma si affrettò a dirmi che non era a casa) ( :-( ). Trovammo quindi occasione di rivederci anche più di una volta: il giorno del mio compleanno mi portò nella migliore pasticceria/gelateria della provincia (non è periodo di gelati, ma quando ci vuole ci vuole… ;-) ), un’altra sera andammo a giocare a bowling… Insomma, ci si frequentava e intanto ci si conosceva un po’ alla volta. Alla vigilia di Natale venne a trovarmi alla mia solita gelateria, dove festeggiavo con gli amici. Che dire, ero abbastanza contento di quella situazione.

A gennaio venne il suo compleanno. Per l’occasione la portai fuori a cena: unica nota stonata, finì tardi di lavorare, quindi dovemmo mangiare alla svelta poiché il padrone della pizzeria non vedeva l’ora di chiudere. Tre giorni più tardi la trovai a sorpresa in gelateria insieme ad una sua cara amica (che conoscevo) e a due ragazzi. Sentii puzza di bruciato, ma una mia carissima amica (che conosceva i ragazzi), presente quella sera, volle rassicurarmi: uno era il fidanzato dell’amica di Maria, mentre l’altro, felicemente fidanzato da diversi anni, era il fratello dell’altro tipo. Continuavo però a sentire puzza di bruciato, e il mio naso funziona fin troppo bene…

Dopo qualche giorno Maria ritornò in gelateria, questa volta senza l’amica e relativo moroso, ma col fratello del relativo moroso. Chiamata la mia carissima amica, questa rimase più sorpresa di me. Il giorno dopo chiamai Maria, la quale mi spiegò che si erano fidanzati una settimana prima (il giorno dopo la cena che le offrii per il suo compleanno: un pessimo investimento, non trovate ?) ( :-? ): lui aveva mollato la morosa per andare con lei, che rimase colpita da quel gesto e accettò (ma tu vedi questa…). Mi ringraziò per tutto quello che avevo fatto per lei, ma mi disse di non provare niente per me, facendomi credere di essermi illuso.

Morale: le poche notizie giunte al mio orecchio mi hanno detto che Maria e il tipo si sono forse sposati, sicuramente ora convivono. Se non fossi passato per il suo paese oggi con tutta probabilità non me la ricorderei più, ma quando ci penso mi chiedo: dove avevo sbagliato? Domanda alla quale, credo, non avrò mai un’adeguata risposta…


Ritorno all’adolescenza

17 Febbraio, 2008

Durante le mie operazioni di riprogrammazione del pc dopo che, in dicembre, l’avevo formattato, mi è capitato in mano un gioco con il quale non giocavo da tantissimo tempo: Turok 2. Per chi non lo conoscesse vi mostro un’istantanea del gioco. Devo rivelarvi che ho sempre avuto una grande passione per questo genere di giochi; ebbene, questa passione si è risvegliata proprio in questi giorni. Ho deciso così di andare a rispolverare un po’ di vecchi floppy da 3″1/2, qualche cd finito nel dimenticatoio e di scatenarmi.

Il primo titolo che ho deciso di installare è stato il mitico Wolfenstein 3D. Questo giochino è stato il primo di questo genere, impossibile ch’io non lo tenessi. Quando l’ho avviato mi son trovato di fronte un’opera d’arte senza audio e con una grafica improponibile: una risoluzione di 320×200 pixel può andare bene su un monitor di tipo vecchio che arrivava massimo a 640×480, non altrettanto si può dire con un monitor 19″ con risoluzione massima 1920×1440 pixel (presente i quadratoni?). In effetti 15 anni fa Windows XP non esisteva, si lavorava col 3.1 o 3.11 e il sistema operativo si chiamava MS-DOS. Sicuramente chi tra voi usava i pc dell’epoca ricorderà che le cartelle si chiamavano directory e che tutti i comandi erano stringhe inserite dopo il prompt (&gt ;) ( 8-O ). Questo gioco comunque girava benone anche con Windows 95, e quindi anche sul mio vecchio pc, defunto 6 anni fa. Oggi ci sono schede grafiche superavanzate e le schede audio non sono più compatibili con le vecchie Sound Blaster, tuttavia ritrovarmi dopo tanti anni circondato da soldati tedeschi col mio bel mitragliatore in mano mi ha fatto tornare ragazzo. Accennata la cosa ad un mio carissimo amico, costui mi ha procurato una versione rimodernata dello stesso gioco chiamata NewWolf, dove si può giocare con una grafica accettabile (senza però perdere lo spirito del gioco originale) e con i suoni originali. Fantastico…

Spinto dall’onda dell’entusiasmo ho provveduto a reinstallare tutti i vari giochini del genere. A cominciare da Doom e Doom 2, che hanno fatto la storia dei videogiochi per pc, per proseguire con giochi come Heretic (uno e due) e Hexen (uno e due pure qui). Ma, già che stavo ribaltando, ho trovato anche altri vecchi giochi, tra i quali spiccano Prehistorik 2, il primo Worms e The Incredible Machine. Morale: in questi giorni sono tornato quel ragazzino 15enne che perdeva interi pomeriggi a giocare invece di studiare. E meno male che non lavoro in ufficio… ;-)


Quello che non sapete sui Puffi

20 Gennaio, 2008

Eccovi, come promesso, il testo che ho scovato in rete. E’ un po’ lunghettino, e probabilmente qualcuno di voi non condividerà quanto sta scritto qui sotto. Voglio far notare però che questo testo non è stato scritto da me (non ho trovato l’autore). Se avete comunque tempo e voglia leggetelo, rimarrete senza parole… ;-)

I Puffi - Messaggi subliminali

Il cartone animato narrava le storie e le vicende degli abitanti di un villaggio, i Puffi, strane creature blu comandate da un grande vecchio chiamato Grande Puffo. I modelli di comportamento trasmessi dal cartone animato erano pregni di messaggi che richiamavano esplicitamente al marxismo-leninismo; inoltre numerosi messaggi subliminali inseriti nelle varie puntate trasmettevano un’idea di mondo governato dalle regole del socialismo reale. Probabilmente i Puffi sono stati un tentativo mediatico di indottrinamento politico a favore del modello di vita comunista e sovietico in particolare.

Grande Puffo

compagno-grande-puffo.jpgEgli è il capo indiscusso del villaggio, ha il potere decisionale in ogni ambito della vita sociale della comunità. Non è eletto ma si trova nella sua posizione forse perché è il membro più anziano della comunità. Il suo potere è incontestabile dai Puffi: l’unico che alle volte si contrappone a Grande Puffo è Quattrocchi (che sembra riportare alla memoria Lev Davidovic Trotsky), ma con scarsi risultati. Il capo supremo fa rispettare le leggi del villaggio e determina la vita sociale ed economica dello stesso, regolando di conseguenza tutte le attività che i Puffi svolgono. Le sue fattezze così particolari non possono che far sì che venga paragonato a Karl Marx, autore de “Il Capitale” e capostipite dell’idea socialista in cui il popolo sovietico e socialista (i Puffi) si riconosce e in cui crede ciecamente. A Grande Puffo-Marx i Puffi si rapportano quasi come ad un idolo, un duce supremo onniscente. Egli è venerato, infallibile e nelle avversità riesce sempre egregiamente a guidare la comunità di cui è capo fuori dai guai.karl-marx.gif Non è possibile avere la certezza che l’intento di Peyo nella raffigurazione di Grande Puffo fosse quello di avvicinare i giovani spettatori del cartone animato al padre del Socialismo. Il fatto che la rassomiglianza tra le fattezze dei due soggetti sia così evidente sembra però rafforzare la nostra ipotesi. Ipotesi che verrebbe confermata anche dal ruolo che Grande Puffo ricopre all’interno della vita sociale del villaggio. Quella di un “grande compagno” (dal fatto che abbiamo stabilito che nel linguaggio dei Puffi la parola puffo denota l’individuo ma connota “compagno“). Dopo aver stabilito che Grande Puffo-Marx sia un inequivocabile richiamo alle idee socialiste passiamo ora ad analizzare gli altri Puffi. Personaggi per i quali vi sono altrettanto inquietanti analogie politico/partitiche.

I Puffi

puffi_03.jpgI Puffi sono delle creature di colore blu ed indossano tutti un berretto di colore bianco, tranne il capovillaggio che ha il berretto rosso. La loro età non è ben definibile: diciamo che c’è un anziano (Grande Puffo) ed il resto della comunità sembra essere composto da individui adulti ma ancora relativamente giovani. Ciò ha notevoli ripercussioni anche nella vita sociale del villaggio e nei rapporti tra gli individui che analizzeremo in seguito. Nelle versioni successive vengono introdotti nuovi personaggi, un pittore, un poeta, un anziano e tre bambini. Non a caso ciò coincide con l’avvio della glasnost di Gorbacev Mihail Sergeevic: probabilmente anche nel mondo dei cartoni animati la “pubblicità” stava modificando le cose.puffetta2jpg.gif Il genere sessuale è altrettanto indefinibile dai tratti somatici che sono uniformi per tutti i Puffi, lo si intuisce dai comportamenti sociali. La mancata differenziazione tra i sessi e tra gli individui sicuramente ci riporta all’idea comunista di società egualitaria senza barriere tra i sessi e tra gli individui. C’è un solo essere femminile all’interno della comunità, si chiama Puffetta e si distingue dagli altri per una fluente chioma bionda. I Puffi si identificano l’uno con l’altro solamente grazie al ruolo che ognuno ricopre nel processo di produzione: il loro nome è dato dalle abilità specifiche e dai compiti che assumono nel ciclo produttivo della comunità. La parola “puffo“, che precede la qualifica che contraddistingue i Puffi, assume perciò una funzione unificatrice ed identificatrice (sociale) dei membri del villaggio: è naturale il paragone con la parola “compagno” utilizzata dal partito comunista per identificare i membri dell’apparato e tutti i cittadini.

Smurf

bandella.jpgIl titolo originale delle tavole di Peyo era “La flute à Six Schtroumpfs“. Nella commercializzazione è stato modificato a seconda della lingua di programmazione del cartone animato (ci sono 25 versioni fino ad oggi):

  • Olandese: Smurfenin
  • Tedesco: Smurfen
  • Francese: Schtroumpfs
  • Spagnolo: Pitufos
  • Danese: Smols
  • Afrikaans: Smurfies
  • Serbo-Croato: Strumps
  • Giapponese: Cumafu
  • Ungherese: Torpèk
Ciò che ci interessa è il titolo con cui il cartone animato veniva proposto ai bambini anglofoni: SMURF. Apparentemente il titolo non ha legami con il mondo reale ed è una pura fantasia, ma alcuni studiosi di questo fenomeno mediatico invece hanno provato a dare un’interpretazione anche alle motivazioni per le quali è stato scelto questo nome bizzarro. Le iniziali di Smurf infatti potrebbero essere riferite a:
  • Socialist
  • Men
  • Under a
  • Red
  • Father

Per me ciò sembra una forzatura alla ricerca, probabilmente viziata dalla tesi di partenza (ricordo che questo brano l’ho trovato in rete, non so chi sia l’autore. NdScorpio). Tuttavia non è da escludere che sia l’ennesimo messaggio subliminale nascosto nei livelli di lettura profondi del cartone animato. In fin dei conti era soprattutto il mondo anglofono (USA-GB) il principale nemico del Comunismo. Viste le innumerevoli sorprese che ci ha riservato questo studio non possiamo trascurare che sia possibile leggere il titolo del cartone animato come: “Uomini socialisti sotto un padre rosso“.

Il linguaggio

internazionale.jpegElemento di fondamentale importanza che riconduce “il Villaggio dei Puffi” ad un cartone animato di chiara matrice politico/partitica è il linguaggio. Innanzitutto i nomi dei personaggi, che come abbiamo già riportato indicano il ruolo che il soggetto assume nel processo produttivo e non sono stabiliti alla nascita come avviene nella normale prassi. Da un punto di vista semantico, inoltre, la parola “puffo” si sostituisce molte volte al normale frasario (ad esempio verbi come “fare” sono tradotti come “puffare“) e viene anteposta al nome dell’individuo per qualificarlo (Puffo inventore, Puffo poeta, ecc.). Da ciò è possibile dedurre che PUFFO significa COMPAGNO! Pertanto come tra i membri del partito Comunista anche i Puffi tra di loro si chiamano compagni. In secondo luogo, le canzoni che i Puffi cantano durante le attività lavorative, ad esempio la famosissima “la la lala lala la lalalala…” (con una vaga somiglianza all’inno dell’URSS). Nel regime sovietico le canzoni che i lavoratori cantavano erano composte appositamente dall’intellighenzia e trattavano temi sociali, inneggiando al proletariato e alla produzione. Anche nel villaggio l’attività lavorativa viene scandita dal ritmo di canzoni che servono per incitare i Puffi nel loro lavoro. E’ tipica la scena in cui i Puffi si incamminano in fila indiana (capofila ovviamente è sempre l’onnipresente Grande Puffo) per recarsi a lavorare e cantano canzoni per incentivare la produzione. Oltre a questo le canzoni determinano l’appartenenza dei membri della comunità dei Puffi, con lo stesso ruolo delle note dell’Internazionale Socialista. Durante le attività lavorative è immancabile la coordinazione e la supervisione di Grande Puffo, e lo stesso vale quando i Puffi suonano, infatti è Grande Puffo a dirigere l’orchestra.

Il villaggio dei Puffi

bl0366.jpgLa struttura del villaggio è molto particolare: le abitazioni dei Puffi sono fatte a forma di fungo e sono composte da un unico locale, infatti le dimensioni sono molto limitate (elemento tipico dell’edizilia popolare sovietica). I colori esterni sono sgargianti a dispetto di un interno molto scarno e spoglio. Le case del villaggio sono predisposte in modo che non ci siano “posizioni migliori” tra le abitazioni: anche la casa di Grande Puffo è mimetizzata in mezzo alle altre. Il villaggio è collocato in una vallata; non molto lontano c’è la magione del nemico dei Puffi, Gargamella, che vive in una casa decadente e malmessa.

Gargamella

gargamella.gifEgli è il nemico giurato dei Puffi, un uomo di mezza età, brutto, pelato e soprattutto molto cattivo. Gargamella è un mago di scarse capacità ed ha un obiettivo nella vita: catturare i Puffi al fine di trasformarli in oro. E’ certamente il nemico numero uno dei Puffi, dal quale diffidare sempre perché è malvagio ed infido. Gargamella non è altro che la raffigurazione umana del capitalismo! Il fatto che voglia trasformare i Puffi in oro (e quindi in mercato) non è casuale. Altro elemento di interesse può darcelo il libro di formule magiche adottato dal perfido mago, che altro non sarebbe se non un richiamo alla pochezza della cultura occidentale. I Puffi si trovano sempre a combattere contro Gargamella e sempre riescono brillantemente a sopraffarlo: ciò è segno dell’incompatibilità tra il sistema socialista e quello capitalista che come previsto da Stalin avrebbero finito inevitabilente per scontrarsi tra loro.

Birba

birba.gifGargamella possiede un gatto di nome Birba. Tale gatto è cattivo come il padrone ed ha un aspetto molto ripugnante. Anche Birba caccia i Puffi (ma per mangiarli) e nutre un odio viscerale verso il popolo blu. Nella versione originale del cartone animato Birba si chiamava Azreal, tipico nome di origine ebraica, quindi probabilmente il gatto rappresenta l’altro grande nemico del regime sovietico: gli Ebrei. Birba/Azreal potrebbe rappresentare un incitamento ai pogrom (termine storico di origine russa che indica le sommosse popolari antisemite), oppure contribuire a rafforzare la diffidenza nei confronti degli Ebrei (basti ricordare Stalin e la congiura dei medici).

L’economia del villaggio

images.jpgForse l’aspetto economico è uno dei più interessanti elementi a supporto dell’ipotesi sostenuta in queste pagine. L’economia del villaggio è pianificata e centralizzata sul modello socialista reale: Grande Puffo è l’artefice dei piani economici (di impostazione staliniana) e non è possibile rintracciare attività private volte a fini di lucro nel villaggio. La N.E.P. sembra una chimera per i poveri Puffi, costretti a lavorare per vedere poi la produzione ridistribuita secondo criteri egualitaristici stabiliti da Grande Puffo; per cui chi produrrà in maniera disomogenea si vedrà retribuito uniformemente, anche rispetto a chi ha prodotto più (o meno) di lui. Il mercato all’interno del villaggio è inesistente, anche la moneta non esiste: tutto avviene per principi redistributivi stabiliti e pianificati dall’alto. Lo scambio o il baratto non vengono praticati perché i bisogni dei Puffi sono tutti identici dato che i Puffi sono “perfettamente uguali tra loro” anche nelle necessità. Infatti nella società dei Puffi non ci sono classi sociali, non esiste una borghesia in quanto i mezzi di produzione appartengono al popolo; i Puffi sono un proletariato che si è emancipato dalla schiavitù borghese e vive applicando le idee del socialismo reale. E’ Grande Puffo che stabilisce cosa serve, in che quantità e quando deve essere prodotto o raccolto. La conformazione del villaggio sotto il punto di vista economico perciò è quella di un Kolchoz sovietico (azienda collettiva). Questa inquietante analogia con i principi (soprattutto con i modi di attualizzazione) del marxismo-leninismo è la riprova della faziosità del cartone animato. puffi_01.jpgE’ possibile anche identificare un’oligarchia comunista che si è soppiantata agli eventuali Kulaki (termine che indicava la classe agiata dei contadini) preesistenti nel villaggio. Come sosteneva Miovan Gilas nei suoi scritti sull’oligarchia nel regime comunista (la c.d. nomenklatura) anche nei Puffi ci sono individui che, godendo del favore del capo, si arricchiscono alle spalle del goloso. Un esempio di ciò è Puffo Goloso, che, infischiandosene dell’equa redistribuzione del cibo, approfitta della propria posizione per soddisfare la sua fame alle spalle degli altri Puffi.


Cronaca di un furto sventato

6 Gennaio, 2008

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Qualche anno fa il mio famigerato ex capo decise di mandarmi all’aeroporto della Malpensa a caricare una coppia di clienti che giungeva dalla Spagna. Per l’occasione mi consegnò le chiavi della sua macchina personale: la Cayenne fuoristrada della Porsche (e poi poco importa se gli operai indossano calzature di sicurezza economiche…). Cambio automatico, sensori di parcheggio… Un macchinone della Madonna. Tanto che il capo ritenne poco opportuno farmi fare il viaggio da solo. Decise quindi di assegnarmi come copilota sua figlia Gabriella, mia carissima amica da diversi anni.

Partiti dalla ditta alle 6.30 il viaggio andò benissimo fino alla barriera di Milano Est. Qui la grossa quantità di veicoli in coda cominciò a crearci qualche problema: dovete sapere che per superare la barriera ed immettersi nel tratto urbano della A4 (3 corsie) l’immissione è un’operazione da compiersi con la massima ferocia, dove per sopravvivere bisogna eliminare i nemici. Ebbene, imbottigliato in mezzo ad altre decine di migliaia di veicoli i sensori di parcheggio cominciarono a suonare tutti insieme per la troppa vicinanza degli altri veicoli, producendo una melodia decisamente fastidiosa. Soprattutto per la mia amica, preoccupata soprattutto per la salute della macchina (vi ricordo che, ovviamente, guidavo io). Dopo la solita coda allucinante riuscimmo infine a passare oltre e a raggiungere l’aeroporto. Giunti lì con un discreto anticipo portai la macchina al parcheggio. Scendemmo ed io subito accesi una sigaretta, poi ci incamminammo verso l’interno. Quando, distrattamente, notai un tizio in piedi, immobile, dall’aspetto apparentemente tutt’altro che sospetto, che si guardava in giro all’interno del parcheggio. Cominciai ad esitare, come ad attendere che questo tizio se ne andasse da lì, ma lui non accennava a muoversi. Decidemmo comunque di muoverci, ma senza perdere di vista questo tizio. Che, improvvisamente, decise di spostarsi, salendo sulla sua macchina (parcheggiata, guarda caso, proprio in parte alla nostra). Restai ancora in attesa, ma ’sta macchina non partiva. Allora, siccome io stavo ancora fumando, chiesi a Gabriella di spostare la macchina. Convinto che la sua sola presenza avrebbe convinto il tizio a fare una mossa falsa rimasi negli immediati paraggi pronto ad intervenire. E non mi sbagliavo…

La mia amica fece solo in tempo a salire in macchina che questo tizio scese dalla sua e bussò al finestrino della nostra auto. Lei (stupidamente, come le feci poi notare) abbassò il finestrino di due dita come per voler sentire cosa volesse da lei quest’uomo. Lui le fece mille complimenti per la macchina, chiedendole di salire per vederla da dentro. Inutile dire che Gabriella si prese uno spavento senza precedenti: vedendo me che mi avvicinavo a passo spedito inserì di colpo la retromarcia e scappò letteralmente da lì. Mentre faceva il giro del parcheggio io continuai ad osservare ’sto tizio, che nel frattempo tornò nel punto esatto dove l’avevo visto la prima volta: in piedi immobile a guardarsi in giro. Portammo la macchina in un altro parcheggio, lasciandola stavolta in bella vista.

Entrammo infine per un caffè, poi siccome era ancora un pochino presto presi la scusa di un’altra sigaretta per uscire a controllare la macchina: nessun problema. Decisi comunque di dare un’occhio al primo parcheggio…e il tizio era ancora là in piedi. Allora, nel rientrare, vidi una pattuglia della Polizia e riferii all’agente il nostro episodio, mostrandogli il tizio che era ancora là. Ci pensiamo noi, mi dissero, così io raggiunsi Gabriella. Dopo pochi minuti arrivò il nostro aereo, i nostri clienti raggiunsero la hall e tutti insieme uscimmo all’esterno. Potemmo così notare i poliziotti appostati all’uscita del parcheggio, come in attesa del loro uomo o, più probabilmente, di un suo passo falso. Lui non lo vedevo, ma potevo notare la sua macchina, quella inizialmente parcheggiata in parte alla nostra (ammesso poi che fosse veramente la sua). Non era più un problema nostro comunque, così raggiungemmo la nostra Cayenne e tornammo a Brescia.

Giunti in ditta il capo venne a sapere la storia e decise di ringraziarmi con 50 euro di mancia (addirittura…). Poi, siccome era troppo contento, pensò bene di spedirmi col camion in Valtellina, facendomi tornare a casa alle 21.30. Che giornatina eh… :-(


Leggende…

19 Dicembre, 2007

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Vi riporto una storiella giuntami via mail qualche tempo fa…

24 dicembre: a Babbo Natale tutto quello che poteva andare storto, andava storto. Le renne avevano avuto la dissenteria e avevano ridotto la stalla ad un disastro, e aveva dovuto spalare cacca per tutta la notte. Aveva caricato la slitta da solo perché gli gnomi erano in sciopero, e aveva dovuto scaricarla perché un pattino era rotto, aveva perso tutta la mattinata a ripararlo e si era anche tagliato malamente un pollice con l’ascia, e quelle maledette renne erano scappate e ci aveva messo una vita a recuperarle. Metà dei giocattoli non erano arrivati, e quelli che gli avevano consegnato erano tutti della lista delle consegne dell’anno prima. Gli elfi si erano ubriacati, e aveva dovuto cercarsi i doni giusti in magazzino da solo, e si era ammaccato il naso e un ginocchio quando gli si era rotta la scala. Nel mettersi i pantaloni li aveva strappati perché era ingrassato troppo, non c’era verso di trovare il cappello, aveva perso gli occhiali, aveva bruciore di stomaco e quando aveva cercato una birra in frigo l’aveva trovato rotto e comunque la birra era finita. In quel momento bussa alla porta un Angelo con un albero di Natale e domanda “Dove devo metterlo, questo abete ?” Ecco com’e’ nata l’usanza di mettere l’Angelo sulla cima dell’albero di Natale…