Felice Halloween!

Vista la ricorrenza vi dedico questo file dedicato ai fantasmi. Vi avverto: è in inglese, ma se ne masticate appena appena non dovreste avere problemi a capire il succo del contenuto. Ricordatevi però di accendere le casse…

ghosts.pps

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30/10/1980-30/10/2007

27 anni fa
nasceva
uno splendido fiore
che troppo presto
è stato strappato
alla vita.
Dopo 10 anni
è ancora vivo in me
il ricordo
di quel fiore.
Buon compleanno,
Silvia.

Risposta al quizzone

Lo spot in questione era quello della Peugeot 205. Dopo un’attenta riflessione ho deciso di premiare due vincitrici: Esilio, che per prima ha indovinato l’automobile, e Bdp, che invece ha indovinato anche marca e modello (e che ha lasciato il commento numero 1.000). Se sono interessate al premio le interessate sono pregate di contattarmi all’indirizzo qui a destra in alto. Grazie a tutte/i per aver partecipato, e al prossimo quizzone!

 

P.S. Un ringraziamento speciale per una persona speciale che ieri mi ha regalato una bellissima giornata… ^___^

Quizzone!

Vi propongo un quizzone piuttosto difficile. Al primo che mi risponderà correttamente… Non so, potrei spedirgli una raccolta  realizzata dal sottoscritto che racchiude 17 successi degli anni ’80. Oppure un premio a scelta del vincitore… Vedremo…

Ascoltate questa canzone.

Questo pezzo, cantato dai Talk Talk, è ricordato come uno dei maggiori successi di quel decennio. In particolare, questa musica venne presa come colonna sonora di uno spot pubblicitario del 1989. Chi sa dirmi quale?

Avete tempo fino a domenica alle 20…

Il mese degli orrori

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Il secondo fatto determinante è in realtà l’intrecciarsi di due vicende. Ma andiamo con ordine.

 

Circa due mesi dopo aver fatto mutua mi capitò un venerdì di quasi totale inattività. Mi ingegnai così a spazzare l’officina, così da non rimanere del tutto inattivo davanti agli occhi del severo capo. Spazzai dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 17.30, quando l’officina non era più quel porcile che sembrava prima. Poi, alle 17.30, un operaio mi diede un foglio da portare in ufficio, così mi recai a consegnare il foglio. Varcata la porta dell’ufficio mi vide il capo, che mi disse: “Vai a Mantova”.

 

Io: “Eeeeehh? 😯 .

 

Lui: “Parti e vai a Mantova”.

 

Io (irritato): “Scusa, ma è tutto il giorno che son qui a grattarmela. Potevi mica dirmelo prima?”.

 

Lui: “Eh, mi sono dimenticato…”.

 

Io: “Capisco, ma ormai sono quasi le 6, finisco le mie 8 ore e me ne vado che ho un impegno” (ero ad un compleanno).

 

Lui (più irritato di me): “No, tu prendi e vai a Mantova SUBITO, perché loro domani sono chiusi e lunedì c’è qui il camion a ritirare la macchina finita. E senza quel pezzo…”.

 

Io (inacidito): “Mi spiace, ma ti svegliavi fuori prima… Io mica posso tornare alle 8, ho un impegno stasera…”.

 

Lui (infuriato): “Io me ne frego dei tuoi impegni! O vai a Mantova, oppure vattene a casa!”.

 

Io (imbestialito): “Va bene”.

 

Presi e me ne andai a casa. Quella sera raccontai l’episodio alla festeggiata, la quale mi ringraziò per non aver rinunciato al mio impegno con lei. Qualche giorno più tardi il capo mi obbligò (ma stavolta si fece intendere un paio di giorni prima…) a recarmi a Parigi per portare un macchinario ad una fiera: oltre 2.000 km da solo! Mi armai di pazienza, thermos con caffè, brioches e biscotti, e soprattutto ben 14 cassette audio. Feci ritorno sabato mattina sotto una fitta nevicata, letteralmente esausto. Poi il lunedì sera tornato a casa trovai una sorpresa: una raccomandata a mio nome. Mia mamma credeva fosse una multa, ma vedendo il paese di provenienza capii che non era una multa… Delegai così mia madre, che la sera successiva mi consegnò la busta. Era un richiamo scritto! 😯

 

In pratica venni ammonito dalla mia ditta perché mi ero rifiutato di eseguire l’incarico assegnatomi durante l’orario di lavoro, adducendo come giustificazione il fatto che sarei rientrato due ore dopo l’orario di chiusura. Mostrai la carta ad un amico ex sindacalista, il quale mi fece notare che è mio diritto rifiutarmi di svolgere lavoro straordinario, visto che il contratto prevede 40 ore di lavoro settimanali, e mi suggerì di inoltrare risposta scritta alla mia azienda. Nel frattempo però la fiera di Parigi terminò, ed io dovetti tornare a riprendere il macchinario. Partito lunedì mattina, dopo 48 ore mi trovai, sulla via del ritorno, infarcito nel traffico milanese (era il 7 dicembre, mercoledì, giorno di S. Ambrogio: giovedì festa e venerdì ponte…). Dopo quasi 40 km di coda mi chiamò la figlia del capo, chiedendomi a che punto fossi. Le risposi: “Dalmine, sarò in ditta alle 13”.

 

Lei: “Ok. Scarica e dopo vai a Verona”.

 

Io (scocciato): “Scusa, ma io è dalle 2 di stanotte che sono sveglio, abbiate pazienza…”.

 

Lei (dispiaciuta): “Sono 30 quintali, se non vai te col camion non sappiamo come ritirarli. E loro venerdì sono chiusi per ponte”.

 

Io: “E va bene, ma quando torno da Verona vado a casa”.

 

Lei (soddisfatta): “Va benissimo, grazie”.

 

A dire il vero non fiutai l’inculata: scaricai il macchinario e mi diressi a Verona. Là trovai da caricare 30 chili! E qui capii che il capo mi aveva imbrogliato. Tornato in ditta infatti ci pensò lui personalmente a scaricare il camion e a spedirmi dall’altra parte della provincia a caricare urgentemente due alberi in acciaio (questi sì 30 quintali: ognuno…). Praticamente aveva bisogno di tenermi occupato intanto che venivano pronti gli alberi, sospettando che appena tornato da Parigi sarei voluto andare a casa. Finii alle 18 dopo 15 ore di lavoro piene. E quando chiesi per il venerdì se si faceva il ponte il capo mi rispose molto diplomaticamente: “L’unico ponte che facciamo qui è quello sul fiume Chiese”. Senza parole… 😦

 

Mi licenziai un mese più tardi. Il capo tentò di trattenermi offrendomi la possibilità di prendere a sue spese la patente E (io ho la C), ma mi rifiutai. Le mie dimissioni erano la mia risposta al suo richiamo scritto, e il mio ringraziamento per avermi lasciato fare il ponte dell’8 dicembre dopo 2 viaggi da solo da 2.000 km ognuno (con inculata omaggio). Finii di venerdì, e 3 giorni dopo cominciai a lavorare nel posto dove sono tutt’ora.

 

Morale della storia: mi sono licenziato dopo 4 anni, 3 mesi e 13 giorni di lavoro pesante. Dopo 1 anno, 9 mesi e 8 giorni qui dove lavoro ora sgobbo di meno, ho già preso un aumento e il capo mi tratta molto bene. E tra poco prenderò pure gli scatti. Nella mia ex ditta il mio ex capo ha cambiato… Dunque… Ehm… 20? 22? Ho perso il conto degli autisti…

Dimenticavo: l’anno scorso, durante il primo giorno di ferie in agosto, lui mi chiese se gli facevo un viaggio mezza giornata in cambio di 100 euro di mancia. Mi disse che l’autista era impossibilitato perché altrove col furgone, ma io sapevo che invece gli era stata ritirata la patente… Ovviamente, comunque, mi rifiutai di fargli questa cortesia. Che dite, sarò stato cattivo? 😀

Il malato immaginario

heidi.jpg

Due anni fa lavoravo ancora in una ditta non lontano da casa mia gestita dal papà di una mia carissima amica di lunga data. Assunto come magazziniere dopo 4 anni ero diventato camionista a tutti gli effetti. Non mi trovavo bene lì, ma la buona paga e la vicinanza a casa mi facevano desistere. Finché non accaddero due fatti determinanti. Oggi vi racconto il primo.

Metà di settembre. Un mese dopo le ferie mi capitò di spuntarmi sull’esterno della coscia destra un patereccio, ossia un grosso brufolo dal diametro di 6/7 cm. Questo brufolone mi procurava tanto dolore quanto la sua dimensione, soprattutto se andavo a comprimerlo con un dito: provate ad immaginare cosa dovevo passare stando seduto tutto il giorno su un camion, col sedile che faceva la parte di un grooooosso dito (un dolore lancinante: sembrava di avere una spada infilzata nella gamba). Lamentai il fastidio al capo, ma lui parlava una lingua diversa dalla mia. Così un lunedì sera, esausto, finito di lavorare mi diressi dal mio medico, il quale mi curò e mi diede 4 giorni di riposo assoluto (mutua compresa fino al venerdì, ovviamente) con appuntamento il venerdì mattina in ambulatorio per un controllo. Il giorno dopo comunicai la notizia in ditta, ma si incaricò mio padre di portare la carta della mutua al mio capo, in modo da potergli spiegare la reale situazione (fossi andato io il capo mi avrebbe certamente risposto male). Così feci scorta di dvd e mi avviai a godere del riposo impostomi.

Mercoledì (secondo giorno di mutua), ore 17.20. Mentre me ne stavo sdraiato sul letto a guardarmi un film suonò il campanello. Aprì mia madre, che stava stirando: era la dottoressa venuta a fare il controllo per l’INPS. Tra me mi son detto: ma come, è la prima mutua che faccio in 4 anni (e 4 giorni, che saranno mai?) e quello là mi manda il controllo? Ma bravo… 😐 La dottoressa volle visitarmi, ma come tolsi il cerotto lei sgranò gli occhi e, impietrita, mi disse che bastava così. Compilò quindi la sua carta e tolse il disturbo.

Il giorno dopo, appresa la notizia della visita, la figlia del capo si scusò per il comportamento del padre, ma la rassicurai in quanto lui aveva esercitato un suo diritto. Tuttavia, in serata, lei mi chiamò ancora:

“Sei in mutua fino a domani?”.

Io: “Sì perché?”.

Lei: “Perché siccome sabato i ragazzi non lavorano e la ditta è chiusa, ci sarebbe l’inventario di magazzino da fare…”.

Io: “Coooosa?!? 😯 .

Lei: “Ehm… Va fatto…”.

Io: “Senti, ma proprio quando sto male devi saltarmi fuori con l’inventario?”.

Lei: “Ma se hai mutua fino a domani…”.

Io: “Ah, perché secondo te domani sera a mezzanotte guarisco per miracolo! E comunque, domattina il mio dottore mi attende per un controllo, se qui non va ancora bene la mutua si allunga…”.

Lei: “Ah… 😯 .

Non insistì. Il mio dottore non aggiunse altri giorni, ma mi vietò qualsiasi attività lavorativa nel weekend. A discapito quindi dell’inventario, che venne così sbrigato da altri. La domenica sera il capo mi raggiunse in macchina in gelateria, e con fare molto ruffiano volle sincerarsi sulle mie condizioni di salute. Zoppicavo vistosamente, quindi se ne andò senza commentare minimamente.

Morale: il capo ha speso una cifra per niente, e io ho scoperto che non godevo di alcuna fiducia da parte sua, nonostante in 4 anni di servizio io abbia girato l’Italia e l’Europa sacrificando anche una bella fetta della mia vita privata. In conclusione, cominciai a guardarmi in giro…

Natura capricciosa…

Per iniziare la settimana con un sorriso vi regalo questa storiella illustrata… 😆

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