Insolite…

Osservate queste “insolite” immagini che mi sono giunte via mail…

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Parcheggi…

Ho una domanda da farvi. Mi raccomando, guardate questi video fino in fondo…

Secondo voi parcheggiano meglio:

Le donne?

O gli uomini?

Siamo proprio messi bene, eh? 😕

Lavoro o prigione?

Considerando che il lunedì non piace a nessuno per ovvi motivi lavorativi, sto prendendo in considerazione l’ipotesi di un’alternativa alla solita routine. Mi aiutate a prendere una decisione?

LAVORO vs. PRIGIONE

IN PRIGIONE passi la maggior parte del tuo tempo in una cella che misura 8×10
AL LAVORO passi la maggior parte del tuo tempo in una stanzetta che misura 6×8
IN PRIGIONE ottieni tre pasti al giorno
AL LAVORO ottieni solo un intervallo per 1 pasto e devi pagartelo
IN PRIGIONE vieni ricompensato della tua buona condotta con una riduzione sulla pena
AL LAVORO vieni ricompensato della tua buona condotta con del lavoro aggiuntivo
IN PRIGIONE una guardia apre e chiude tutte le porte per te
AL LAVORO devi girare con una carta di sicurezza e devi aprire e chiudere tutte le porte da te
IN PRIGIONE puoi vedere la TV e giocare con la Playstation
AL LAVORO non lo puoi fare
IN PRIGIONE puoi avere il tuo bagno personale
AL LAVORO devi condividere il bagno con gli altri
IN PRIGIONE permettono ai tuoi familiari ed amici di venire a trovarti
AL LAVORO non puoi parlare con i tuoi familiari ed amici
IN PRIGIONE tutte le spese sono a carico dei cittadini contribuenti
AL LAVORO tutte le spese per recarti al lavoro sono a carico tuo e dal tuo stipendio vengono trattenute le tasse che servono per pagare i detenuti
IN PRIGIONE passi la maggior parte del tuo tempo guardando attraverso le sbarre della tua cella, desiderando di uscire fuori
AL LAVORO passi la maggior parte del tuo tempo guardando la tua stanzetta, desiderando di uscirne fuori
IN PRIGIONE ci sono dei custodi che spesso sono dei sadici
AL LAVORO vengono chiamati Direttori

P.S. Oggi ho avuto il piacere di incontrare dei turisti particolari: Mary, suo marito e sua sorella, oggi in visita a Brescia. Peccato che ignorassi che oggi Brescia era invasa dagli alpini… 😦 Ho passato un pomeriggio molto piacevole in loro compagnia, e spero di avere presto il piacere di rivederli. 🙂

Move your body

Questo weekend ho deciso di cambiare genere musicale. La scelta non è casuale: esattamente 8 anni fa, a Trieste, cominciava il mio servizio di leva. Il pezzo che sentirete (e ballerete) oggi andava di gran moda proprio in quel gelido periodo di gennaio del 2000…

(osservare la protagonista del video: giusto per rimanere in tema coi Puffi…)

Il buongiorno si vede dal mattino…

 

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Stamattina ho vissuto alcune ore di pura follia sul lavoro. Quando si dice: solo mezza giornata, ma decisamente intensa…

Il programma era chiarissimo: partenza alle otto, destinazione Lecco. Così io, puntualmente, alle 8 ho infilato nell’autoradio la mia cassettina di Vasco e sono partito in quarta. Devo dire che il viaggio stava anche procedendo fin troppo bene: traffico medio-poco (stranissimo!) e poi sapevo di avere poca roba da caricare. Così, mentre cantavo a squarciagola, alle 8.50 vedo il mio cellulare suonare: il capo. “Dove sei?

Io: “Boh… Tra Bergamo e Lecco…

Lui: “Ah… Fermati lì in parte, che forse cambia il giro

Io: “Amen… Ho un camion, non una bicicletta…

Fatto sta che mi son trovato costretto a sostare in un piazzale. Durante la mia attesa di nuove istruzioni il suddetto piazzale ha ricevuto la visita del camion-cisterna per la pulizia delle strade. Considerando il polverone che ha sollevato il tizio, e considerando che ho lavato il camion proprio ieri mattina, potete solo sospettare le bestemmie che ho tirato giù nel vedere il mio camion colore rosso diventare grigio-bianco… 😥 Dopo circa mezz’ora di noiosa attesa finalmente il capo si fa risentire: niente Lecco, c’è una nuova destinazione per me: Osio Sopra, provincia di Bergamo. Tradotto: da dove mi trovavo avevo 25 km di traffico estremo… 😦 Così mi sono avviato, e quando sono giunto nelle vicinanze ho chiamato il numero passatomi dal capo con l’intento di farmi spiegare dove fosse esattamente il posto (sì, ogni tanto raggiungo anche posti nuovi e mai visitati prima). Decisamente illuminante, come telefonata:

Signorina: “Dunque, lei deve arrivare a Osio Sopra…

Io: “Io SONO a Osio Sopra!” 😕

Signorina: “Ah, bene… Dunque, lei deve cercare via Tal dei Tali…

Io: “Grazie, è per questo che vi ho chiamati…” 😯

Signorina: “Eh, non so spiegarle… Aspetti che si è liberato il magazziniere“, il quale mi ha finalmente spiegato la location esatta. Solo successivamente ho scoperto di aver chiamato il numero dell’ufficio, che NON si trova nei pressi del deposito. Però, se la segretaria non sa spiegarmi la strada per raggiungere il loro magazzino… (eh, siamo messi proprio bene, eh? 😕 ). Giunto finalmente a destinazione vengo dirottato verso la pesa: a circa un km di distanza, da percorrere nel traffico disumano della statale Bergamo-Milano (il dramma è soprattutto attraversarla, la statale…), all’interno di una ditta impegnata nel commercio rottame (la quale è più impegnata a pesare i camion che vanno e vengono dal mio fornitore che i suoi…). Tornato al deposito vengo parcheggiato nel piazzale, dove rimango soltanto 50 minuti (massacrante: dopo oltre due settimane senza sigarette oggi per la prima volta mi son pentito di aver smesso…). Quindi, alle 11.40 vengo finalmente introdotto in zona carico, dove vengo finalmente fornito di tubi. Ma non tutti: uno l’ho lasciato là. A me serviva un tubo spessore 60 millimetri, ma misurandolo ho rilevato una differenza di un centimetro (praticamente il foro non è in centro). Il magazziniere però non era d’accordo: “Ma quale centimetro! Di qui cala di 5 millimetri… E di qui abbonda di 5 millimetri…“. Ecco, mi sono rifiutato di rispondergli… 😯

Caricato e legato si è fatto quasi mezzogiorno, così son dovuto letteralmente correre dal suddetto rottamaio a ripesare il camion, quindi tornare al deposito per fare il documento di trasporto. La mia bolla è arrivata dopo 20 minuti di attesa: il mio stomaco stava rumorosamente protestando, e a dire il vero avevo pure qualcosa di frantumato tra le gambe… 😮

Meno male che non è sempre così, altrimenti sclererei ogni giorno sempre di più… 😦

Scusi, ha sbagliato numero…

 

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Ieri pomeriggio mi è suonato il cellulare. Il numero comparso non era di mia conoscenza, così incuriosito ho risposto. Dall’altra parte c’era una voce maschile, appartenente presumibilmente ad un uomo di mezza età di chiare origini meridionali. Vi riporto il testo integrale della discussione:

Io: “Pronto?

Lui: “Pronto!

Io: “Chi parla?

Lui (imbarazzato?): “Ehm… Ma…

Io: “Prontooo?” 😕

Lui: “Pronto! E’ l’impresa Maggi?

Io (mai sentita): “No, mi spiace ma ha sbagliato numero” 🙄

Lui: “Pronto?

Io (comincio ad innervosirmi): “Pronto! Ha sbagliato numero!” 😡

Lui (imperterrito): “No perché volevo sapere…

Io (decisamente incazzato): “PRONTOOOO!!!!!” 👿

Lui: “Pronto?

Io: “Ha sbagliato numero!

Lui: “Ho sbagliato? Ma allora non è l’impresa Maggi?

Io (mi hai stufato…): “No” 😡

Lui: “E come faccio io allora?

Io (shockato): “E lo chiede a me? Ma prenda la guida e controlli!” 😯

Lui (sempre più stordito): “Ah già…

Io (diplomatico): “Buongiorno

Lui (probabilmente offeso): “Mi scusi eh” e ha finalmente riattaccato.

Ma dico io: ma devo trovarli tutti io i personaggi più assurdi? 😦

Quello che non sapete sui Puffi

Eccovi, come promesso, il testo che ho scovato in rete. E’ un po’ lunghettino, e probabilmente qualcuno di voi non condividerà quanto sta scritto qui sotto. Voglio far notare però che questo testo non è stato scritto da me (non ho trovato l’autore). Se avete comunque tempo e voglia leggetelo, rimarrete senza parole… 😉

I Puffi – Messaggi subliminali

Il cartone animato narrava le storie e le vicende degli abitanti di un villaggio, i Puffi, strane creature blu comandate da un grande vecchio chiamato Grande Puffo. I modelli di comportamento trasmessi dal cartone animato erano pregni di messaggi che richiamavano esplicitamente al marxismo-leninismo; inoltre numerosi messaggi subliminali inseriti nelle varie puntate trasmettevano un’idea di mondo governato dalle regole del socialismo reale. Probabilmente i Puffi sono stati un tentativo mediatico di indottrinamento politico a favore del modello di vita comunista e sovietico in particolare.

Grande Puffo

compagno-grande-puffo.jpgEgli è il capo indiscusso del villaggio, ha il potere decisionale in ogni ambito della vita sociale della comunità. Non è eletto ma si trova nella sua posizione forse perché è il membro più anziano della comunità. Il suo potere è incontestabile dai Puffi: l’unico che alle volte si contrappone a Grande Puffo è Quattrocchi (che sembra riportare alla memoria Lev Davidovic Trotsky), ma con scarsi risultati. Il capo supremo fa rispettare le leggi del villaggio e determina la vita sociale ed economica dello stesso, regolando di conseguenza tutte le attività che i Puffi svolgono. Le sue fattezze così particolari non possono che far sì che venga paragonato a Karl Marx, autore de “Il Capitale” e capostipite dell’idea socialista in cui il popolo sovietico e socialista (i Puffi) si riconosce e in cui crede ciecamente. A Grande Puffo-Marx i Puffi si rapportano quasi come ad un idolo, un duce supremo onniscente. Egli è venerato, infallibile e nelle avversità riesce sempre egregiamente a guidare la comunità di cui è capo fuori dai guai.karl-marx.gif Non è possibile avere la certezza che l’intento di Peyo nella raffigurazione di Grande Puffo fosse quello di avvicinare i giovani spettatori del cartone animato al padre del Socialismo. Il fatto che la rassomiglianza tra le fattezze dei due soggetti sia così evidente sembra però rafforzare la nostra ipotesi. Ipotesi che verrebbe confermata anche dal ruolo che Grande Puffo ricopre all’interno della vita sociale del villaggio. Quella di un “grande compagno” (dal fatto che abbiamo stabilito che nel linguaggio dei Puffi la parola puffo denota l’individuo ma connota “compagno“). Dopo aver stabilito che Grande Puffo-Marx sia un inequivocabile richiamo alle idee socialiste passiamo ora ad analizzare gli altri Puffi. Personaggi per i quali vi sono altrettanto inquietanti analogie politico/partitiche.

I Puffi

puffi_03.jpgI Puffi sono delle creature di colore blu ed indossano tutti un berretto di colore bianco, tranne il capovillaggio che ha il berretto rosso. La loro età non è ben definibile: diciamo che c’è un anziano (Grande Puffo) ed il resto della comunità sembra essere composto da individui adulti ma ancora relativamente giovani. Ciò ha notevoli ripercussioni anche nella vita sociale del villaggio e nei rapporti tra gli individui che analizzeremo in seguito. Nelle versioni successive vengono introdotti nuovi personaggi, un pittore, un poeta, un anziano e tre bambini. Non a caso ciò coincide con l’avvio della glasnost di Gorbacev Mihail Sergeevic: probabilmente anche nel mondo dei cartoni animati la “pubblicità” stava modificando le cose.puffetta2jpg.gif Il genere sessuale è altrettanto indefinibile dai tratti somatici che sono uniformi per tutti i Puffi, lo si intuisce dai comportamenti sociali. La mancata differenziazione tra i sessi e tra gli individui sicuramente ci riporta all’idea comunista di società egualitaria senza barriere tra i sessi e tra gli individui. C’è un solo essere femminile all’interno della comunità, si chiama Puffetta e si distingue dagli altri per una fluente chioma bionda. I Puffi si identificano l’uno con l’altro solamente grazie al ruolo che ognuno ricopre nel processo di produzione: il loro nome è dato dalle abilità specifiche e dai compiti che assumono nel ciclo produttivo della comunità. La parola “puffo“, che precede la qualifica che contraddistingue i Puffi, assume perciò una funzione unificatrice ed identificatrice (sociale) dei membri del villaggio: è naturale il paragone con la parola “compagno” utilizzata dal partito comunista per identificare i membri dell’apparato e tutti i cittadini.

Smurf

bandella.jpgIl titolo originale delle tavole di Peyo era “La flute à Six Schtroumpfs“. Nella commercializzazione è stato modificato a seconda della lingua di programmazione del cartone animato (ci sono 25 versioni fino ad oggi):

  • Olandese: Smurfenin
  • Tedesco: Smurfen
  • Francese: Schtroumpfs
  • Spagnolo: Pitufos
  • Danese: Smols
  • Afrikaans: Smurfies
  • Serbo-Croato: Strumps
  • Giapponese: Cumafu
  • Ungherese: Torpèk
Ciò che ci interessa è il titolo con cui il cartone animato veniva proposto ai bambini anglofoni: SMURF. Apparentemente il titolo non ha legami con il mondo reale ed è una pura fantasia, ma alcuni studiosi di questo fenomeno mediatico invece hanno provato a dare un’interpretazione anche alle motivazioni per le quali è stato scelto questo nome bizzarro. Le iniziali di Smurf infatti potrebbero essere riferite a:
  • Socialist
  • Men
  • Under a
  • Red
  • Father

Per me ciò sembra una forzatura alla ricerca, probabilmente viziata dalla tesi di partenza (ricordo che questo brano l’ho trovato in rete, non so chi sia l’autore. NdScorpio). Tuttavia non è da escludere che sia l’ennesimo messaggio subliminale nascosto nei livelli di lettura profondi del cartone animato. In fin dei conti era soprattutto il mondo anglofono (USA-GB) il principale nemico del Comunismo. Viste le innumerevoli sorprese che ci ha riservato questo studio non possiamo trascurare che sia possibile leggere il titolo del cartone animato come: “Uomini socialisti sotto un padre rosso“.

Il linguaggio

internazionale.jpegElemento di fondamentale importanza che riconduce “il Villaggio dei Puffi” ad un cartone animato di chiara matrice politico/partitica è il linguaggio. Innanzitutto i nomi dei personaggi, che come abbiamo già riportato indicano il ruolo che il soggetto assume nel processo produttivo e non sono stabiliti alla nascita come avviene nella normale prassi. Da un punto di vista semantico, inoltre, la parola “puffo” si sostituisce molte volte al normale frasario (ad esempio verbi come “fare” sono tradotti come “puffare“) e viene anteposta al nome dell’individuo per qualificarlo (Puffo inventore, Puffo poeta, ecc.). Da ciò è possibile dedurre che PUFFO significa COMPAGNO! Pertanto come tra i membri del partito Comunista anche i Puffi tra di loro si chiamano compagni. In secondo luogo, le canzoni che i Puffi cantano durante le attività lavorative, ad esempio la famosissima “la la lala lala la lalalala…” (con una vaga somiglianza all’inno dell’URSS). Nel regime sovietico le canzoni che i lavoratori cantavano erano composte appositamente dall’intellighenzia e trattavano temi sociali, inneggiando al proletariato e alla produzione. Anche nel villaggio l’attività lavorativa viene scandita dal ritmo di canzoni che servono per incitare i Puffi nel loro lavoro. E’ tipica la scena in cui i Puffi si incamminano in fila indiana (capofila ovviamente è sempre l’onnipresente Grande Puffo) per recarsi a lavorare e cantano canzoni per incentivare la produzione. Oltre a questo le canzoni determinano l’appartenenza dei membri della comunità dei Puffi, con lo stesso ruolo delle note dell’Internazionale Socialista. Durante le attività lavorative è immancabile la coordinazione e la supervisione di Grande Puffo, e lo stesso vale quando i Puffi suonano, infatti è Grande Puffo a dirigere l’orchestra.

Il villaggio dei Puffi

bl0366.jpgLa struttura del villaggio è molto particolare: le abitazioni dei Puffi sono fatte a forma di fungo e sono composte da un unico locale, infatti le dimensioni sono molto limitate (elemento tipico dell’edizilia popolare sovietica). I colori esterni sono sgargianti a dispetto di un interno molto scarno e spoglio. Le case del villaggio sono predisposte in modo che non ci siano “posizioni migliori” tra le abitazioni: anche la casa di Grande Puffo è mimetizzata in mezzo alle altre. Il villaggio è collocato in una vallata; non molto lontano c’è la magione del nemico dei Puffi, Gargamella, che vive in una casa decadente e malmessa.

Gargamella

gargamella.gifEgli è il nemico giurato dei Puffi, un uomo di mezza età, brutto, pelato e soprattutto molto cattivo. Gargamella è un mago di scarse capacità ed ha un obiettivo nella vita: catturare i Puffi al fine di trasformarli in oro. E’ certamente il nemico numero uno dei Puffi, dal quale diffidare sempre perché è malvagio ed infido. Gargamella non è altro che la raffigurazione umana del capitalismo! Il fatto che voglia trasformare i Puffi in oro (e quindi in mercato) non è casuale. Altro elemento di interesse può darcelo il libro di formule magiche adottato dal perfido mago, che altro non sarebbe se non un richiamo alla pochezza della cultura occidentale. I Puffi si trovano sempre a combattere contro Gargamella e sempre riescono brillantemente a sopraffarlo: ciò è segno dell’incompatibilità tra il sistema socialista e quello capitalista che come previsto da Stalin avrebbero finito inevitabilente per scontrarsi tra loro.

Birba

birba.gifGargamella possiede un gatto di nome Birba. Tale gatto è cattivo come il padrone ed ha un aspetto molto ripugnante. Anche Birba caccia i Puffi (ma per mangiarli) e nutre un odio viscerale verso il popolo blu. Nella versione originale del cartone animato Birba si chiamava Azreal, tipico nome di origine ebraica, quindi probabilmente il gatto rappresenta l’altro grande nemico del regime sovietico: gli Ebrei. Birba/Azreal potrebbe rappresentare un incitamento ai pogrom (termine storico di origine russa che indica le sommosse popolari antisemite), oppure contribuire a rafforzare la diffidenza nei confronti degli Ebrei (basti ricordare Stalin e la congiura dei medici).

L’economia del villaggio

images.jpgForse l’aspetto economico è uno dei più interessanti elementi a supporto dell’ipotesi sostenuta in queste pagine. L’economia del villaggio è pianificata e centralizzata sul modello socialista reale: Grande Puffo è l’artefice dei piani economici (di impostazione staliniana) e non è possibile rintracciare attività private volte a fini di lucro nel villaggio. La N.E.P. sembra una chimera per i poveri Puffi, costretti a lavorare per vedere poi la produzione ridistribuita secondo criteri egualitaristici stabiliti da Grande Puffo; per cui chi produrrà in maniera disomogenea si vedrà retribuito uniformemente, anche rispetto a chi ha prodotto più (o meno) di lui. Il mercato all’interno del villaggio è inesistente, anche la moneta non esiste: tutto avviene per principi redistributivi stabiliti e pianificati dall’alto. Lo scambio o il baratto non vengono praticati perché i bisogni dei Puffi sono tutti identici dato che i Puffi sono “perfettamente uguali tra loro” anche nelle necessità. Infatti nella società dei Puffi non ci sono classi sociali, non esiste una borghesia in quanto i mezzi di produzione appartengono al popolo; i Puffi sono un proletariato che si è emancipato dalla schiavitù borghese e vive applicando le idee del socialismo reale. E’ Grande Puffo che stabilisce cosa serve, in che quantità e quando deve essere prodotto o raccolto. La conformazione del villaggio sotto il punto di vista economico perciò è quella di un Kolchoz sovietico (azienda collettiva). Questa inquietante analogia con i principi (soprattutto con i modi di attualizzazione) del marxismo-leninismo è la riprova della faziosità del cartone animato. puffi_01.jpgE’ possibile anche identificare un’oligarchia comunista che si è soppiantata agli eventuali Kulaki (termine che indicava la classe agiata dei contadini) preesistenti nel villaggio. Come sosteneva Miovan Gilas nei suoi scritti sull’oligarchia nel regime comunista (la c.d. nomenklatura) anche nei Puffi ci sono individui che, godendo del favore del capo, si arricchiscono alle spalle del goloso. Un esempio di ciò è Puffo Goloso, che, infischiandosene dell’equa redistribuzione del cibo, approfitta della propria posizione per soddisfare la sua fame alle spalle degli altri Puffi.

Un video da ballare (ma anche da ridere…)

Raspando sui fondali dell’oceano musicale degli anni ’80 si può incappare in questa canzone. Il brano in se non è nulla di eccezionale (lo dico perché sennò Mat poi si risente…) anche se comunque non mi dispiace. Volevo però attirare la vostra attenzione sul video: la prima volta che l’ho visto ho riso un quarto d’ora, e ogni volta che lo rivedo non riesco a trattenermi…

Ecco, ora avete capito in che condizioni fisiche ma soprattutto MENTALI si trovano costoro? Balliamoci sopra, và… 😉

Ho vinto un Oscar!

Un grazie di cuore a Mary che mi ha dato questo bellissimo premio che mi riempie di orgoglio:

oscar.jpg
“Dai il premio a quel blog capace di trasmetterti gioia ed ispirazione,
un blog che ti faccia sentire bene quando lo visiti”

A questo punto, visto che si tratta di un meme, passo a mia volta a premiare qualche vincitore. Non è una scelta facile, in quanto tutti i vostri blog mi fanno stare bene quando vi visito. Dovendo però scegliere, faccio 5 nomi:

  • Le Derelitte Callista e Mafalda, che dimostrano una simpatia ed un’autoironia che raramente ho conosciuto in giro;
  • Rosasophia, perché è una ragazza simpaticissima e di una sensibilità pressoché unica;
  • Le Bolognocche Patty, Selma e Bdp, perché tra studio, aperitivi ed altre vicende più o meno rocambolesche sanno sempre regalarti un sorriso (e, a dire il vero, il loro blog è pieno zeppo di sorrisi raggianti sparsi qua e là);
  • Giuy, che è in grado di proporre notizie curiose o meno dall’Italia e dal mondo con un umorismo ed un’ironia unici;
  • MariCri, perché ogni volta che apro la sua pagina parte “Senza parole” di Vasco (eh beh… 😉 ).

Buon compleanno Puffi!

Ecco un bel video d’annata (notate il felpone rosa e la capigliatura super-cotonata della cantante…) 😆

Quest’anno (in ottobre se non erro) i Puffi compiranno 50 anni. Creati dalla penna del fumettista belga Pierre Culliford (in arte Peyo) vennero dapprima inseriti in una striscia a fumetti con protagonisti i personaggi Johan&Pirlouit (in Italia John e Solfamì), poi pian piano diventarono protagonisti di storie a loro dedicate. Vennero realizzati anche dei lungometraggi, finché nel 1981 la Hanna&Barbera Production realizzò la prima serie animata.

Ebbene, che dire di questi omini blu? Credo che tutti abbiano visto almeno una puntata di questo celebre cartone. E suppongo che tutti conoscano la “Canzone dei Puffi” che avete sentito poco fa. Ma passeggiando per il web ho scovato anche un testo che spiega alcuni segreti sui nostri amici Puffi. Trattandosi però di un testo lungo ve lo proporrò nei prossimi giorni, magari in due o tre puntate. Da leggere assolutamente, rimarrete senza parole… 😉