Cronaca di un furto sventato

ruote.jpg

Qualche anno fa il mio famigerato ex capo decise di mandarmi all’aeroporto della Malpensa a caricare una coppia di clienti che giungeva dalla Spagna. Per l’occasione mi consegnò le chiavi della sua macchina personale: la Cayenne fuoristrada della Porsche (e poi poco importa se gli operai indossano calzature di sicurezza economiche…). Cambio automatico, sensori di parcheggio… Un macchinone della Madonna. Tanto che il capo ritenne poco opportuno farmi fare il viaggio da solo. Decise quindi di assegnarmi come copilota sua figlia Gabriella, mia carissima amica da diversi anni.

Partiti dalla ditta alle 6.30 il viaggio andò benissimo fino alla barriera di Milano Est. Qui la grossa quantità di veicoli in coda cominciò a crearci qualche problema: dovete sapere che per superare la barriera ed immettersi nel tratto urbano della A4 (3 corsie) l’immissione è un’operazione da compiersi con la massima ferocia, dove per sopravvivere bisogna eliminare i nemici. Ebbene, imbottigliato in mezzo ad altre decine di migliaia di veicoli i sensori di parcheggio cominciarono a suonare tutti insieme per la troppa vicinanza degli altri veicoli, producendo una melodia decisamente fastidiosa. Soprattutto per la mia amica, preoccupata soprattutto per la salute della macchina (vi ricordo che, ovviamente, guidavo io). Dopo la solita coda allucinante riuscimmo infine a passare oltre e a raggiungere l’aeroporto. Giunti lì con un discreto anticipo portai la macchina al parcheggio. Scendemmo ed io subito accesi una sigaretta, poi ci incamminammo verso l’interno. Quando, distrattamente, notai un tizio in piedi, immobile, dall’aspetto apparentemente tutt’altro che sospetto, che si guardava in giro all’interno del parcheggio. Cominciai ad esitare, come ad attendere che questo tizio se ne andasse da lì, ma lui non accennava a muoversi. Decidemmo comunque di muoverci, ma senza perdere di vista questo tizio. Che, improvvisamente, decise di spostarsi, salendo sulla sua macchina (parcheggiata, guarda caso, proprio in parte alla nostra). Restai ancora in attesa, ma ‘sta macchina non partiva. Allora, siccome io stavo ancora fumando, chiesi a Gabriella di spostare la macchina. Convinto che la sua sola presenza avrebbe convinto il tizio a fare una mossa falsa rimasi negli immediati paraggi pronto ad intervenire. E non mi sbagliavo…

La mia amica fece solo in tempo a salire in macchina che questo tizio scese dalla sua e bussò al finestrino della nostra auto. Lei (stupidamente, come le feci poi notare) abbassò il finestrino di due dita come per voler sentire cosa volesse da lei quest’uomo. Lui le fece mille complimenti per la macchina, chiedendole di salire per vederla da dentro. Inutile dire che Gabriella si prese uno spavento senza precedenti: vedendo me che mi avvicinavo a passo spedito inserì di colpo la retromarcia e scappò letteralmente da lì. Mentre faceva il giro del parcheggio io continuai ad osservare ‘sto tizio, che nel frattempo tornò nel punto esatto dove l’avevo visto la prima volta: in piedi immobile a guardarsi in giro. Portammo la macchina in un altro parcheggio, lasciandola stavolta in bella vista.

Entrammo infine per un caffè, poi siccome era ancora un pochino presto presi la scusa di un’altra sigaretta per uscire a controllare la macchina: nessun problema. Decisi comunque di dare un’occhio al primo parcheggio…e il tizio era ancora là in piedi. Allora, nel rientrare, vidi una pattuglia della Polizia e riferii all’agente il nostro episodio, mostrandogli il tizio che era ancora là. Ci pensiamo noi, mi dissero, così io raggiunsi Gabriella. Dopo pochi minuti arrivò il nostro aereo, i nostri clienti raggiunsero la hall e tutti insieme uscimmo all’esterno. Potemmo così notare i poliziotti appostati all’uscita del parcheggio, come in attesa del loro uomo o, più probabilmente, di un suo passo falso. Lui non lo vedevo, ma potevo notare la sua macchina, quella inizialmente parcheggiata in parte alla nostra (ammesso poi che fosse veramente la sua). Non era più un problema nostro comunque, così raggiungemmo la nostra Cayenne e tornammo a Brescia.

Giunti in ditta il capo venne a sapere la storia e decise di ringraziarmi con 50 euro di mancia (addirittura…). Poi, siccome era troppo contento, pensò bene di spedirmi col camion in Valtellina, facendomi tornare a casa alle 21.30. Che giornatina eh… 😦