Tappa obbligata

Oggi mi sono recato in provincia di Cuneo per consegnare del materiale, ma lungo la strada ho fatto una tappa obbligata: l’area di servizio Crocetta Nord, sulla A21.

matteo-bagnaresi.jpgPochi di voi sapranno che io sono un grande appassionato di calcio, e nonostante negli ultimi 2/3 anni il mio interesse verso questo sport sia diminuito seguo sempre le vicende che lo riguardano, anche se non gli dedico più la mia attenzione come un tempo. Domenica però è successo un fatto che non poteva lasciarmi indifferente: un tifoso del Parma, tal Matteo Bagnaresi (nella foto), è morto travolto da un pullman di tifosi della Juventus. Suppongo che tutti voi abbiate saputo questo fatto: la tragedia è accaduta all’interno di questa area di servizio tra Alessandria ed Asti, verso Torino. E il mio viaggio di oggi mi ha portato proprio davanti a quest’area, così mi sono fermato. Giusto qualche minuto, il tempo di un caffè. C’è un palo di cemento attorno al quale sono stati affissi fiori e messaggi vari, e legate diverse sciarpe: Parma e Juve, ma anche Sampdoria, Milan, Roma… Avevo con me una sciarpa del Brescia, così l’ho legata con le altre.

Stando alle voci che sono girate in questi giorni sembrerebbe che alcuni tifosi del Parma, tra cui Bagnaresi, abbia teso un agguato al pullman degli juventini. L’autista, impaurito, sarebbe partito per tentare una fuga, travolgendo però il ragazzo che è così rimasto schiacciato sotto le ruote. Sono solo voci però, la verità è ancora tutta da ricostruire. Gli ultras del Parma intanto negano ogni scontro con supporters bianconeri, e visto che io non c’ero non posso dire se hanno ragione o no. Matteo Bagnaresi aveva appena finito di scontare 3 anni di DASPO, diffida dall’entrare in stadi durante manifestazioni sportive, subita dopo un invasione di campo con rissa annessa. Quindi verrebbe da pensare a un violento, un facinoroso. Può darsi, ma è stato descritto anche come un ragazzo generoso, disponibile, laureato e impegnato nel sociale. Una cosa ho capito con certezza: era figlio unico. Non oso immaginare cosa stia passando la sua famiglia, i suoi genitori, che per colpa di una stupida partita di calcio hanno perso il loro unico figlio. The show must go on, lo spettacolo deve proseguire, ma questo ragazzo non c’è più.

Non so dire se Matteo se la sia cercata o se si è trattata di una fatalità. Però quando ho visto quel pilastro di cemento addobbato di mille colori, i colori delle varie squadre uniti in un unico nodo a ricordare la scomparsa di un ragazzo, lì è scoppiata la mia amarezza: lo sport dovrebbe unire, non dividere. Ma soprattutto non posso e non voglio concepire come si possa morire nel nome del pallone o di una squadra di calcio. Credetemi, ho lasciato l’area di servizio in lacrime…