Habemus PC!

Dopo una lunga ed estenuante attesa, finalmente la mia camera ospita un nuovo pc. E’ un gioiellino della tecnologia: un processore Dual Core da 2.8 GHz, 4 GB di RAM, due dischi fissi per un totale di 1.500 GB di memoria, scheda video da un giga, monitor da 22″… Va detto che l’ho preso assemblato ad un prezzo imbattibile. Ma se il prezzo è il pro, non può mancare il contro…

Il tecnico a cui ho commissionato il lavoro ha chiesto i soldi in anticipo per poter pagare il fornitore che gli avrebbe dato la merce da me richiesta. Trattandosi di pezzi singoli sapevo che avrei dovuto attendere alcuni giorni, ma dopo 2 settimane mancavano ancora 3 pezzi, che corrispondevano alle voci che avevo fatto modificare nel primo preventivo avuto. Vabbè, aspettiamo ancora 10-15 giorni… Non sentendo novità chiamo il tecnico,  il quale ha da poco ricevuto la roba mancante: peccato fosse sbagliata… Rispedita al mittente, il fornitore chiede altri 20 giorni di attesa, e per farsi scusare promette di farmi avere un processore più potente di quello chiesto da me (promessa mantenuta).

Dopo 20 giorni contatto il tecnico: è un lunedì, e mi dice che giovedì, massimo venerdì la roba è in mano sua, il tempo di assemblarlo e di installare Xp (ho rifiutato Vista) e quindi me lo consegna lunedì, massimo martedì successivo. Bene, attendo una settimana e lo richiamo: deve solo montare l’alimentatore e installare Windows, domani dovrebbe essere pronto. Era un lunedì sera, ho dovuto attendere il sabato mattina: ogni giorno il tecnico non trovava il tempo di completarmi il lavoro, perciò non poteva consegnarmi la macchina. Premetto che sarei stato in grado anch’io di installare il tutto, ma se volevo la garanzia di un anno dovevo per forza adeguarmi ai suoi tempi.

Oggi è una settimana esatta che il nuovo pc è finalmente in mano mia. Complessivamente ho dovuto attendere due mesi e mezzo, ben oltre il tempo inizialmente preventivato, ma devo ammettere che ne è valsa la pena. Ve lo presento:

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P.S. Oggi il mio blog compie due anni. Nato in un periodo di attività fiorente della blogsfera, da quanto Facebook ha preso possesso di ogni pc questa pagina ha perso un po’ di interesse, mio e anche vostro. Tuttavia io devo molto al mio blog, e anche se dovessi sparire per un po’ di tempo io tornerò sempre qui…

Una giornatina di me…glio che lasciamo stare…

In mezzo a questa crisi, ogni tanto mi capita di dover andare a lavorare.Oggi era una di quelle giornate che avrei passato più volentieri a ciondolare per casa, ma il mio capo ha pensato bene di convocarmi in sede…

temporaleOre 7: nel giro di qualche minuto mi alzo e mi preparo ad uscire di casa. Mentre faccio colazione mia mamma mi fa notare la presenza di un vasto temporale, perciò decido di partire in fretta prima che si metta a piovere. In realtà farò quasi tutto il viaggio verso la ditta sotto la pioggia…

Ore 7.40: arrivo in ditta nel bel mezzo di un diluvio. Per l’occasione mi sono portato da casa pure una felpa, che toglierò soltanto verso le 15. Approfittando di un momentaneo calo di pioggia corro in officina con l’intenzione di restarci per l’intera mattinata…

Ore 8-12: su 4 ore avrà piovuto sì e no 3 ore e 55 minuti, di cui 3 ore e 52 minuti a livello torrenziale. L’attività lavorativa mi impegna poco o nulla, comincio a chiedermi per quale motivo il capo mi abbia fatto venire in ditta…

Ore 12.01: smette di piovere. Nel giro di qualche ora riuscirò anche a vedere il sole…

303033031Ore 14.01: il capo mi porta un ordine da preparare: 7 tagli di tubo bello spessorato. Il problema è che il cliente ha promesso di passare a ritirare nel pomeriggio, mentre il lavoro di taglio è una procedura piuttosto pigra. Senza perdere tempo metto subito il materiale sui seghetti e attacco le macchine.

Ore 17: puntuale il cliente arriva a reclamare la merce ordinata. Poiché non ho ancora finito di preparare la roba, il tizio resta nei paraggi in attesa. Dopo ripetuti salti mortali con avvitamento carpiato riesco a caricarlo e a chiudere l’officina per le 18.05. Per concludere degnamente la giornata il capo mi informa infine che sono atteso in ditta anche domani. Del resto, sono l’unico autista della ditta… 😕

img_3372_1675Ore 18.06-19.10: erano secoli che non impiegavo così tanto a tornare a casa. A causa di un cantiere in autostrada (riguardo il quale è stata aperta un’inchiesta in quanto sabato ha provocato un incidente con 30 km di coda) la tangenziale stasera era piena come un uovo. Siccome conosco le strade secondarie decido di uscire e di percorrere quelle, ma mia mamma mi chiama chiedendomi di fare una commissione per lei. Inutile dire che sono arrivato a casa a pezzi…

Ore 19.11: i miei si siedono a tavola, pregandomi di farmi la doccia in fretta perché poi loro hanno un impegno alle 20. Ma siccome non sono dotato di ali costringo i miei a mangiare senza di me, mentre io mi siederò a tavola quando loro saranno già andati via…

Sono le 21, e sinceramente spero di non dover aggiornare il post prima che questa giornata sia finita…

Crisi…

albert-einsteinNon pretendiamo che le cose cambino se agiamo sempre allo stesso modo. Parola di Albert Einstein. La crisi è la migliore benedizione che possa capitare alle persone e ai Paesi, perché la crisi porta con sé il progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il Sole nasce dalla notte scura. Nei periodi di crisi si sviluppano l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi, supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi insuccessi e la sua povertà disprezza il suo talento e rispetta di più i problemi che le soluzioni. La crisi vera è la crisi dell’incompetenza. Il problema delle persone e dei Paesi è la pigrizia nel trovare vie d’uscita e soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita diventa routine, una lenta agonia. Sono le crisi che fanno affiorare il meglio di ognuno di noi, perché senza crisi “il vento è una carezza”. Parlare della crisi significa promuoverla, non parlarne durante una crisi significa esaltare il conformismo. Invece di far questo lavoriamo duramente. Mettiamo fine all’unica crisi che è davvero una minaccia per tutti: la tragedia di non voler lottare per superarla.

Questo brano si trova scritto su un foglio che mia mamma, di ritorno da un viaggio a Firenze, mi ha fatto leggere. Non so chi l’abbia scritto, ma racchiude tanta verità. Crisi… Purtroppo stiamo vivendo una delle pagine più nere del Dopoguerra: l’economia non solo di un Paese, ma di un intero pianeta, si è praticamente fermata. E nel nostro piccolo ci ritroviamo senza le certezze che avevamo soltanto pochi mesi fa. Chi si è ritrovato senza lavoro, chi ha macinato tutte le sue ferie e si trova da diverse settimane in cassa integrazione, chi sta finendo o ha appena finito gli studi e guarda al suo immediato futuro con la preoccupazione di chi non sa se e quando riuscirà mai a trovare un lavoro… E fuori dall’Italia? In tante parti del mondo va peggio che da noi. Cosa ha scatenato questa crisi? Cosa ha praticamente fermato un pianeta? Ebbene, se vogliamo uscire da questa crisi dobbiamo prima capire cosa abbiamo sbagliato, solo allora potremo imparare dai nostri errori e cercare di non ripeterli. Ammesso e non concesso che ciò sia sufficiente…

crisi mondo

6 settimane e 1/2

E’ vero, passa sempre più tempo tra un post e l’altro. Ma stavolta sono (almeno in parte) giustificato: per un mese sono stato pressoché impedito da un infortunio, poi tra una cosa e l’altra mi siedo solo ora a scrivere qualcosa…

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Andiamo con ordine: lunedì 16 marzo. Un lunedì come tanti, all’apparenza: dopo essere rientrato da Milano la sera prima mi sono alzato alla solita ora per andare a lavorare. E non sono partito nemmeno in ritardo, anzi qualche minuto prima del consueto. Peccato che il traffico del lunedì mattina è qualcosa di improponibile, e nell’occasione a farne le spese è stata la mia povera Punto, la quale si è ritrovata il paraurti posteriore (montato nuovo solo 3 mesi prima) con una bella ammaccatura. Pochi danni (solo 700 euro, pagati ovviamente dall’assicurazione), nessuno s’è fatto niente, ma siccome eravamo 3 veicoli coinvolti nella corsia di sorpasso della tangenziale sud di Brescia le procedure di compilamento delle varie constatazioni amichevoli sono state piuttosto pigre. E per di più è intervenuta pure la Stradale, la quale si è limitata ad assisterci. Morale: ho lasciato il posto alle 8.15, così sono arrivato in ditta con mezz’ora di ritardo. Più che giustificata, d’accordo, ma sono dovuto partire in quarta per recuperare il tempo perso.

Prima tappa: una delle solite ditte dove vado a caricare. Il magazzino è vuoto, perciò entro subito e comincio le operazioni di carico: il magazziniere mi porta il primo tubo col carroponte, scarica e prosegue. Io decido di fissare il tubo caricato (come del resto previsto dalla prassi, onde evitare che si sposti), così raccolgo un cuneo di legno, mi giro per prendere il martello… Non so come, ma ho messo il piede destro nel vuoto: un attimo dopo mi trovavo sdraiato su un bel pavimento di cemento con un polso dolorante. Bagnato il polso, il dolore s’è trasferito sul gomito, diventando sempre più insopportabile, costringendomi dopo qualche ora ad andare in pronto soccorso. Diagnosi: frattura del gomito… 😦

capitello_radiale_compostoPer tre settimane ho tenuto il braccio destro steccato a 90 gradi, impossibilitato a vestirmi, a guidare, a tagliare una semplice bistecca… Fortuna che i miei genitori mi hanno aiutato in tutto e per tutto. La Lady poi mi ha ricoperto di coccole al punto che quando sono andato alla visita di controllo ho potuto togliere la stecca al braccio e cominciare una lenta riabilitazione. Che, tra l’altro, non sarebbe ancora completata, ma dopo 6 settimane e mezza muovo il braccio piuttosto bene. E per adesso mi va più che bene.

Domani, giovedì 30 aprile, finalmente rientro al lavoro. La mia ditta, come parecchie altre del resto, sta sentendo pesantemente la crisi e naviga in cattive acque. Non sarò io a risolvere i suoi problemi, ma finché posso dare una mano là dò volentieri. Purché non faccia la fine del mio povero gomito…

Il buongiorno si vede dal mattino…

Stamattina sono uscito col camion per uno dei miei consueti giri. In particolare dovevo consegnare un pacchetto (3 quintali) ad un cliente di cui ho già parlato su queste pagine, in particolare in questo post.

Giunto dal cliente suono il campanello, e la signora che mi risponde mi prega di attendere fuori qualche minuto poiché all’interno dell’officina c’è già un camioncino intento a scaricare. Io solitamente scarico all’esterno, tuttavia non discuto e rimango in attesa sul mio camion. Dopo una decina di minuti esce dall’officina un signore che, vedendomi, mi raggiunge per chiedermi come mai non fossi ancora entrato. Spiegatogli la situazione questi s’è diretto in ufficio, e dopo due minuti esatti vedo finalmente il camioncino di cui sopra dirigersi verso il cancello per uscire. Colpo di clacson, e il cancello si apre: esce lui, entro io.

Mi piazzo come sempre all’esterno dell’officina, dove c’è una gru adatta a scaricare la mia merce. Lì vicino si trovava un operaio, il quale mi ha detto: “Adesso vengono a scaricarti“, salvo poi sparire in officina. Ebbene, ho fumato una sigaretta, poi visto il freddo sono risalito sul camion. Poi ne ho fumata un’altra e mi sono pure fatto una bella partita a Sudoku col cellulare. Insomma, dopo mezz’ora di attesa nessuno era venuto lì fuori a scaricarmi. Così, a questo punto, sono entrato io. Dopo un paio di minuti il magazziniere, vedendomi, mi ha raggiunto ed è uscito a scaricarmi, scusandosi del ritardo ma giustificandosi col fatto di non essere stato avvertito della mia presenza. Pazienza, dico io, e dopo un minuto ero già al cancello per uscire. Colpo di clacson, niente; altro bel colpo robusto di clacson, ancora niente: sto cancello non si apre. Seccato, a questo punto mi dirigo in ufficio…

Appena entrato mi trovo una signora sulla cinquantina, alla quale dico subito:

Signora, è più di mezz’ora che sono qua…

Lei: “Povero… Ti avevo detto però che c’era un camioncino che scaricava e dovevi aspettare…

Io: “Sì ma il camioncino se n’è andato più di 20 minuti fa!

Lei, zittita, prende in mano il telefono per avvertire il magazziniere, ma la fermo: “Guardi che ho già scaricato, sono entrato io a cercare il magazziniere…

Lei: “E allora qual è il problema?

Io: “Che se mi apre il cancello vado fuori dalle balle!

Lei (candidamente): “Ma perché non ha suonato il clacson invece di venire qui?

Io: “Veramente l’ho suonato due volte…

Lei (imbarazzata): “Eh… E’ che qui non si sente molto…

Ma come? Mi dice di suonare il clacson che però non si sente molto? Ma allora che senso ha? Morale: per scaricare bastava un minuto, son rimasto là 40 minuti. La giornata è cominciata proprio bene… 😕

Assalto al bancomat

3sperimento_151Dopo un mese lavorativo atroce (senza il magazziniere) il capo mi ha generosamente concesso una giornata di ferie per oggi, venerdì 27, che trascorrerò dal mio amore. Dopo un salto in gelateria e quattro chiacchiere con gli amici, questa sera mentre rientravo mi sono ricordato che sarebbe opportuno fare un salto al bancomat a prelevare un po’ di euri in vista della trasferta. Così ho girato la macchina e ho raggiunto la mia banca…

Parcheggio insolitamente pieno, lì vicino c’è un locale che un tempo era frequentatissimo, ora non più. Comunque trovo posto, chiudo la macchina e raggiungo lo sportello: sorpresa! Lo sportello è inattivo, e lo rimarrà fino a sabato. Cavolo, non posso prelevare… Nel mio paese c’è un’altra filiale della stessa banca, perciò decido di raggiungerla… Stessa storia: lo sportello rimarrà inattivo fino a sabato. A quanto pare la mia banca ha disattivato (probabilmente per lavori vari) tutti i suoi sportelli. E io che faccio? Dopo mezzanotte di solito non è possibile prelevare negli altri sportelli, ma spesso si riesce anche 15/20 minuti dopo mezzanotte. Così alle 00.01 ragiungo uno sportello vicino…

Prelievo disponibile! Finalmente… Introduco la carta, ma lo sportello me la sputa fuori senza nemmeno chiedermi non dico il codice, ma nemmeno cosa voglio fare, dicendo che il collegamento con la mia banca è inattivo. E che cavolo… Riprovo con altri sportelli di altre banche, ma sempre la stessa storia. Morale: son tornato a casa con i 10 euro che avevo quando sono uscito.

Domattina dovrò chiedere ai miei un piccolo prestito, sicuro di poter restituire il contante in settimana, a sportelli riabilitati. Sempre se funzioneranno ancora…

Una giornata indimenticabile. Purtroppo…

Il nostro magazziniere questa settimana ha dato forfait per ragioni di salute. Questo comporta che per alcuni giorni mi devo dividere tra il mio solito lavoro, al volante del camion e il suo, in magazzino a manovrare muletto e carroponte. Ieri mattina il mio capo però ha commentato: “Pazienza, tanto c’è poco lavoro…”.

Ieri pomeriggio mi son trovato a preparare un ordine che chiedeva 24 tagli al seghetto di una misura piuttosto robusta. Poco male, ho impostato l’automatico e il seghetto ha fatto tutto da solo; l’unico accorgimento sta nel dover spostare ogni volta il pezzo tagliato col magnete, ma è proprio un lavoretto da un minuto. Essendo però tanti tagli non ho certo potuto finire ieri, così stamattina il seghetto mi stava aspettando. Ma ho capito subito che non era giornata: la tangenziale di Brescia, immersa nei lavori di costruzione della terza corsia, era letteralmente paralizzata. Morale: quasi 50 minuti per raggiungere la mia ditta (24 km), quasi 5 km di coda e arrivo in ditta alle 8.05. Unico punto a favore: sono stato il primo, tra capi e dipendenti, ad arrivare in sede, perciò, visto che non abbiamo cartellini, nessuno s’è accorto di niente… 🙂

Non senza sorpresa, nel piazzale della ditta ho trovato un autotreno che mi aspettava: doveva scaricare qualche tubo. Quindi ho aperto, l’ho scaricato e l’ho mandato via. La merce che mi ha portato era destinata a completare due ordini, così, mentre il seghetto continuava i 24 tagli di ieri, ho preparato altra roba. Nel frattempo però è venuto un cliente a caricare, con lite annessa poiché pretendeva di sollevare a mano un pezzo da 60 kg (contro il giustissimo divieto del mio titolare), e infine dovevo regolarmente dar retta al capo che veniva a cercare alcune misure.

Quando ho riattaccato nel pomeriggio mi rimaneva solo di ultimare l’ordine dei 24 tagli: impacchettare l’ultimo pezzo, pesarlo e metterlo via. Mentre facevo è arrivato un nuovo ordine (solo tre tagli stavolta), e terminato quello il capo ha ordinato: caricare. Perciò ho buttato sul camion un po’ di ferro, e verso le 16 sono partito per il mio giro. Mentre partivo ho notato però un nuovo ordine: altri 12 tagli. Pazienza, mi son detto, me ne occuperò al mio ritorno oppure domani. Sono partito per il mio giro (che comprendeva anche un carico) e sono tornato in sede. Qui ho trovato il delirio: il mio capo e l’addetto alle bolle erano impegnati sui seghetti nel tentativo di realizzare i 12 tagli. Mi hanno detto di star tranquillo e di preparare il camion per domani, ma mentre caricavo ecco il putiferio: ad uno dei seghetti la lama è uscita dalla sede (si può riparare in un attimo, basta essere in due di cui uno che ne sia capace) e l’altro non partiva il programma di taglio automatico (bisogna digitare sulla tastiera una particolare serie di comandi). Così mi sono dovuto dividere in tre, e alla fine abbiamo chiuso alle 18 senza le mie bolle per il trasporto di domani e senza aver fatto un solo taglio dei 12 previsti.

Domani perderò la mattinata in giro col camion: ora mi chiedo: quando tornerò la mia ditta ci sarà ancora? 😕

Pausa pranzo

Ieri sono andato a caricare da uno dei miei soliti fornitori. Visti l’orario del mio arrivo, l’attesa dovuta ad un bilico già nel capannone e la lunghezza (12 metri) della merce da caricare, son tornato in pesa a mezzogiorno preciso. Sono entrato perciò in ufficio per prendere la bolla, ma mi  son trovato il titolare della ditta che, candidamente, mi ha detto: “L’impiegato non c’è“.

Io: “Come non c’è? E dov’è andato?“.

Lui (sempre candidamente): “A mangiare“.

Io: “Di già? Cavolo, è mezzogiorno, poteva aspettare un attimo…“.

Lui: “Mezzogiorno e un minuto!“.

Io (comincio ad innervosirmi): “Cribbio che fiscalità… Chiedo scusa… E quando torna?“.

Lui (sempre più candidamente): “Boh… Non saprei… L’una, l’una e mezza… Le due forse…“.

Io (agitato): “Le due? Sta scherzando vero? Vorrà mica che sto qui ad aspettare due ore per una bolla? Ma faccio un macello io!

Il titolare a questo punto ha preso in mano il telefono e chiamato il suo impiegato, che dopo 3 minuti era già di ritorno in ufficio. Ecco il suo commento: “Scusami, mi ero dimenticato di te…“.

Io (irritato): “Di me? Ma se ci sono solo io a caricare!!“.

Lui: “Ehm…“.

Dopo meno di un minuto ero già ripartito. Prima di muovermi ho chiesto all’impiegato se ci fosse qualche posto dove fermarmi a mangiare, ma lui mi ha risposto che in zona non c’era praticamente nulla. Al che ho dedotto che se non alzavo la voce avrei probabilmente digiunato… 😐

Tamponato

Sabato sera, dopo la mezzanotte, ho lasciato la mia solita gelateria, ormai deserta, verso mete sconosciute. Dopo qualche chilometro (e un caffè ad un bar di amici) ho deciso di raggiungere il vicino bowling per distrarmi un’ora o due. Sono anni che non vado in quel posto, chissà com’è adesso: peccato che non ci sia arrivato, al bowling…

Ripresa la statale ho percorso mezzo chilometro. Era l’una di notte, ma i semafori erano ancora in funzione. E siccome non esiste sulla Terra un semaforo ch’io riesca a trovare verde ecco che ben presto mi son trovato di fronte ad un bel semaforo rosso, che mi ha costretto a fermarmi. Ormai non mi lamento più, è la prassi, ma mentre sono fermo ho osservato lo specchietto retrovisore, e ho visto arrivare una macchina. Ci ho messo due secondi a capire che questa vettura non stava frenando, perciò ho tolto il piede dal freno: per fortuna non correva, ma l’impatto è stato abbastanza forte comunque.

Sceso dalla macchina guardo il mio baule: lacrima… 😥 Ho guardato l’altra macchina (una Classe A): come, nemmeno un graffio? Vista più da vicino ho notato i segni sul suo paraurti. Poi, rivolto al conducente, gli ho fatto notare il semaforo rosso, e questo s’è scusato. Pazienza, cose che capitano, e nessuno si è fatto niente, perciò l’ho invitato a seguirmi in un parcheggio lì a fianco per la constatazione amichevole. Costui mi ha seguito senza problemi, ma giunti lì ha lamentato di non sentirsi molto bene. Ho pensato di chiamare il 118, ma poi mi è venuto un dubbio e gli ho chiesto: “Hai bevuto?” E lui: “Sì, tanto“. Allora ho esitato: se chiamo il 118 questi mandavano anche la Polizia, e la sua patente sarebbe sicuramente finita nella tasca di qualche agente. Con probabile sequestro della sua vettura, di qualche mese di vita. Forse se lo sarebbe meritato, ma non ho voluto infierire.

Mentre compilavo la mia parte della constatazione amichevole l’altro ragazzo, bresciano residente a pochi chilometri da lì, ha vomitato due volte, poi ha tentato di alzarsi, barcollando pericolosamente. Perciò l’ho messo di peso a sedere e l’ho invitato a chiamare un suo amico a dargli una mano. Così ha fatto, e dopo pochi minuti è arrivato un ragazzo, perfettamente sobrio, che mi ha fatto avere i dati del suo amico. A operazioni concluse ho pregato questa persona di riaccompagnare il tizio, sempre più malmesso, a casa: non era assolutamente in grado di rimettersi alla guida, avrebbe recuperato la sua vettura il giorno dopo.

Morale: il carrozziere mi ha fatto un preventivo di 2.400 euro circa per la riparazione. Fortunatamente pagherà l’assicurazione, ma mi toccherà fare a meno della mia Punto per 3/4 giorni. Cose che capitano, ma se il tizio non avesse bevuto probabilmente avrebbe frenato in tempo. Ma quel che è più grave: che sarebbe successo se io non fossi stato lì fermo al semaforo rosso?

L’educazione è di casa (altrui)

Oggi pomeriggio sono uscito col camion per un viaggetto rapido ed indolore. Faccio la prima rotonda, poi la seconda, la terza… Ho 7 rotonde prima di entrare in tangenziale (provate ad immaginare cosa vuol dire spiegare agli autisti, soprattutto se stranieri, la strada per raggiungere la mia ditta… 😯 ). Giunto alla penultima rotonda, il traffico si intensifica, perciò, nonostante la carreggiata a due corsie, mi ritrovo incolonnato a pochi metri dal rondò. Questione di secondi, e le macchine davanti a me partono a spron battuto. Tutte, tranne una: quella che, ovviamente, stava immediatamente davanti a me, una Alfa 145.

Dopo alcuni secondi di totale inattività del veicolo fermo davanti a me comincio a pensare che l’autista si sia distratto, perciò provvedo ad un leggero tocco di clacson con l’intento di riportarlo alla realtà. Il signore davanti a me caccia allora un braccio fuori dal finestrino e mi fa segno con la mano come per scusarsi. Ok amico, no problem, ma muoviti… Muoviti… MUOVITI!! Macché, niente da fare. Rifletto: e se ha qualche problema alla macchina? Dietro di me si stava formando una coda apocalittica, e sotto un sole cocente non è una bella situazione. Quindi scendo dal camion e mi dirigo verso lo sfortunato autista. Il quale, indovinate un po’? Esatto, stava amabilmente chiacchierando col suo cellulare…

Appurato che ‘sto signore non avesse problemi con la macchina decisi di bussare sulla portiera per chiedergli di spostarsi:

Scusiiii!” No, non mi ha cagato… Riprovo: “Mi scusiiii!!! Sta intralciando il traffico!” La sua risposta era tutta in un gesto del braccio, come per scacciare una mosca. Dietro al mio camion la temperatura sta salendo vorticosamente, insieme alla bile di decine (ma anche centinaia) di automobilisti inferociti. Perciò alzo un pochino il tono della voce: “Ehiii!!! Và che questo non è un parcheggio, si sposti per favore!“. Questo tizio, ormai infastidito dalla mia presenza, accosta il suo cellulare, si gira verso di me e in dialetto bresciano mi strilla: “Hai finito di rompere i coglioni??

La sua battuta mi ha lievemente urtato: evidentemente le buone maniere non funzionano… E va bene, cambiamo tono: bussata bella vigorosa sulla portiera e, a voce grossa (e in dialetto bresciano, ovviamente) gli ho urlato: “Senti ciccio, ti dò 3 secondi per levarti dalle palle, dopodiché sfascio te e la tua macchina assieme!“. Il tipo ha solo fatto accenno ad una timida reazione, ma ha notato che in parte a me erano giunti altri due camionisti pure più grossi di me, così ha pensato bene che non fosse il caso di proferire altra parola e se n’è andato tra gli insulti dei presenti (me ovviamente compreso).

Morale: chi l’ha detto che con le buone maniere si ottiene tutto? 😕