Vorrei? Meglio di no

Mi scuso con Orchideablu per non aver svolto il meme da lei passatomi tempo fa, ma come le ho già riferito non ho 7 segreti da confessare. Per ora: quando li avrò svolgerò il mio compitino.

Nel frattempo però Nita mi ha nominato per un altro meme: devo elencare 5 cose che avrei voluto fare e 5 cose che sarebbe stato meglio non fare. Vediamo:

5 cose che avrei voluto fare

  1. Laurearmi. La mia più grande passione è l’astronomia, mi sarebbe piaciuto seguire un corso di studi adeguato. Tuttavia i miei scarsi risultati scolastici (dovuti più che altro al mio scarso impegno), uniti all’insofferenza dei miei di non vedermi ancora lavoratore, mi hanno fatto desistere ed accontentarmi del diploma;
  2. Diplomarmi in informatica. Ho una buona competenza nel ramo, tuttavia un amico di mio padre (elettricista) mi consigliò elettrotecnica, dicendomi che avrei avuto maggiori sbocchi lavorativi. Mio padre, che mi considerava immaturo (a 15 anni un po’ lo ero, d’accordo, però…), mi costrinse ad abbandonare l’idea dell’informatica per seguire il consiglio ricevuto. Peccato che l’elettricista, una volta diplomatomi, volesse assumermi senza tenere conto del fatto che il lavoro propostomi non mi piaceva, anche perché soffro tremendamente di vertiggini. Così oggi faccio il camionista: tristezza… 😦
  3. Cambiare lavoro prima. Dove lavoravo fino a 2 anni fa ero trattato male, dovevo fornire la mia totale disponibilità a qualsiasi mansione per 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana. Ferie scarse, giusto il minimo sindacale (ma possibilmente nemmeno quelle), quasi 100 mila km all’anno sul camion in giro per l’Europa (dalla Spagna alla Grecia), ma uno stipendio da normalissimo operaio. Il capo contava quanti caffè bevevo o quante volte andavo in bagno, e se non mi facevo trovare più che scattante mi umiliava davanti a tutti, a volte anche insultandomi. Non ho mai intrapreso azioni legali tramite sindacati contro il mio ex capo solo perché sua figlia è una mia cara amica da tanti anni, ma appena ho avuto occasione me ne sono andato. Oggi ho quadruplicato la distanza da casa, ma per lo meno mi trovo bene, il capo mi rispetta e lo stipendio non è da buttare…
  4. Metter su famiglia. Il destino ha tranciato troppo presto questo sogno che, per cause che non sono dipese solo da me, non ho più potuto realizzare. E che non potrò realizzare tanto presto…
  5. Rivedere Silvia ancora una volta. Chissà, forse avrei potuto scrivere un’altra storia…

5 cose che sarebbe stato meglio non fare

  1. Dar retta a mio padre e frequentare elettrotecnica invece che informatica;
  2. Rifiutare un invito per un caffè. Avvenne quasi 5 anni fa: era tardi (le 22 passate), lei viveva a 30 km da casa mia e il mattino dopo io avevo la sveglia alle 4. A me piaceva tanto quella ragazza (che quella sera peraltro era a casa da sola), non ho più avuto sue notizie;
  3. Dar confidenza a certi amici che poi non si sono rivelati tali;
  4. Donare i miei sentimenti a donne che hanno soltanto giocato col mio cuore;
  5. Innamorarmi del gioco del calcio. Mi è costato un polso e due caviglie rotte (oltre a un ginocchio che ogni tanto scricchiola).

Finito. Non nomino nessuno, tanto credo che l’abbiate fatto un po’ tutti. Se qualcuno manca all’appello è pregato di comunicarmelo, lo nominerò volentieri… 🙂 Buon lunedì!

Una strage senza fine

Ieri sera i miei amici sono rincasati presto, così, siccome non mi andava di terminare il sabato sera a mezzanotte e mezza, mi sono recato in un paese vicino ad un bar gestito da un’amica. Verso le 2.10 lascio il locale, ma dopo qualche centinaio di metri mi sono accorto di avere poca benzina nel serbatoio, così ho imboccato la statale nel senso opposto a quello diretto a casa per dirigermi verso un distributore Agip lì vicino, l’unico ancora aperto a quell’ora. Giunto però nei pressi del distributore mi son trovato di fronte ad un incidente, con tanto di fiaccole a chiudere la strada, così ho fatto i miei 10 euro di verde e poi ho parcheggiato.

Avvicinatomi a piedi ho realizzato quanto fosse grave la situazione: una Lancia Y e uno scooter si erano scontrati frontalmente proprio nel bel mezzo di un cantiere per la costruzione di una nuova rotatoria, per effetto del quale la strada viene deviata a formare una chicane. Il conducente dell’auto era lì vicino, seduto sul marciapiede; stava bene, nemmeno un graffio, solo piuttosto scosso. Del motociclista però nessuna traccia. Ho evitato di chiedere al protagonista dello schianto, così mi sono avvicinato ad uno degli agenti della Stradale impegnati nei rilievi. Costui mi ha riferito che il ragazzo sullo scooter, italiano ma non del posto, era stato portato via in condizioni critiche, per non dire disperate, ma “E’ difficile che ce la possa fare“. Mi sono così fermato ad osservare i mezzi incidentati, ancora in mezzo alla strada. Lo scooter era praticamente sparso per 30/40 metri, in briciole, mentre il corpo principale del mezzo era ancora sotto la Lancia Y. La vettura presentava tutta la parte anteriore sinistra sfondata, parabrezza compreso, e una ruota scoppiata. Oltre a tanto sangue. Una signora lì vicino mi ha fatto notare, impigliato nelle lamiere, un pezzo di carne strappato da una gamba dello scooterista.

Decidevo di allontanarmi per non disturbare gli agenti impegnati nei vari rilievi, così mi sono sistemato nei pressi delle fiaccole che di fatto chiudevano la strada ad indicare ai tanti automobilisti in transito (quasi tutti non del posto) la deviazione da seguire all’interno del paese per poter proseguire verso Brescia. Uno di questi, evidentemente poco assonnato, mi ha fatto compagnia per un’oretta aiutandomi a spiegare ai forestieri il percorso alternativo.

Il mio “lavoro” è terminato verso le 4.30, quando gli agenti, rimossi i mezzi incidentati, hanno riaperto la strada. Uno dei poliziotti si è avvicinato a me per ringraziarmi del disturbo, così ho approfittato per chiedere aggiornamenti sulla salute dello scooterista ricoverato. La sua risposta però è stata emblematica: “E’ deceduto“.

Maurizio Cattaneo, residente a Bovezzo (BS), aveva 37 anni. Stando a quel poco che ho capito non era pratico del posto, così giunto nei pressi del cantiere (segnalato malissimo, a dire il vero) non sapeva della chicane e ingannato anche dalla scarsa illuminazione ha tenuto un’andatura rettilinea, scontrandosi con la macchina in senso opposto che la chicane invece l’aveva fatta. Non so nulla di questa persona, se avesse famiglia o meno.

Tra ieri e oggi altri due motociclisti sono morti sulle sole strade bresciane, e un terzo è in prognosi riservata. A livello nazionale sulle strade muoiono in media 16 persone al giorno, che a fine anno equivalgono a 5/6 mila vittime, praticamente un paese. Siamo di fronte ad una strage senza fine: non si può proprio fare nulla per porre un freno a questa carneficina?

Tappa obbligata

Oggi mi sono recato in provincia di Cuneo per consegnare del materiale, ma lungo la strada ho fatto una tappa obbligata: l’area di servizio Crocetta Nord, sulla A21.

matteo-bagnaresi.jpgPochi di voi sapranno che io sono un grande appassionato di calcio, e nonostante negli ultimi 2/3 anni il mio interesse verso questo sport sia diminuito seguo sempre le vicende che lo riguardano, anche se non gli dedico più la mia attenzione come un tempo. Domenica però è successo un fatto che non poteva lasciarmi indifferente: un tifoso del Parma, tal Matteo Bagnaresi (nella foto), è morto travolto da un pullman di tifosi della Juventus. Suppongo che tutti voi abbiate saputo questo fatto: la tragedia è accaduta all’interno di questa area di servizio tra Alessandria ed Asti, verso Torino. E il mio viaggio di oggi mi ha portato proprio davanti a quest’area, così mi sono fermato. Giusto qualche minuto, il tempo di un caffè. C’è un palo di cemento attorno al quale sono stati affissi fiori e messaggi vari, e legate diverse sciarpe: Parma e Juve, ma anche Sampdoria, Milan, Roma… Avevo con me una sciarpa del Brescia, così l’ho legata con le altre.

Stando alle voci che sono girate in questi giorni sembrerebbe che alcuni tifosi del Parma, tra cui Bagnaresi, abbia teso un agguato al pullman degli juventini. L’autista, impaurito, sarebbe partito per tentare una fuga, travolgendo però il ragazzo che è così rimasto schiacciato sotto le ruote. Sono solo voci però, la verità è ancora tutta da ricostruire. Gli ultras del Parma intanto negano ogni scontro con supporters bianconeri, e visto che io non c’ero non posso dire se hanno ragione o no. Matteo Bagnaresi aveva appena finito di scontare 3 anni di DASPO, diffida dall’entrare in stadi durante manifestazioni sportive, subita dopo un invasione di campo con rissa annessa. Quindi verrebbe da pensare a un violento, un facinoroso. Può darsi, ma è stato descritto anche come un ragazzo generoso, disponibile, laureato e impegnato nel sociale. Una cosa ho capito con certezza: era figlio unico. Non oso immaginare cosa stia passando la sua famiglia, i suoi genitori, che per colpa di una stupida partita di calcio hanno perso il loro unico figlio. The show must go on, lo spettacolo deve proseguire, ma questo ragazzo non c’è più.

Non so dire se Matteo se la sia cercata o se si è trattata di una fatalità. Però quando ho visto quel pilastro di cemento addobbato di mille colori, i colori delle varie squadre uniti in un unico nodo a ricordare la scomparsa di un ragazzo, lì è scoppiata la mia amarezza: lo sport dovrebbe unire, non dividere. Ma soprattutto non posso e non voglio concepire come si possa morire nel nome del pallone o di una squadra di calcio. Credetemi, ho lasciato l’area di servizio in lacrime…

Dove avevo sbagliato?

poor-pussy.jpg

L’altro giorno mi è capitato di passare in un paese dove viveva una ragazza che avevo rimosso dalla mia memoria. Considerando che è un posto dove non passo mai, l’evento mi ha riportato alla mente una vicenda che vale la pena di raccontarvi.

Dunque, credo fosse il 2004. Una sera mi capitò di uscire con un’amica di vecchia data per un caffè. Quando mi recai alla toilette ebbi la sventura di dimenticare nel giubbino il mio cellulare. Così questa mia amica ne ha approfittato ed ha spedito un sms ad un numero che solo lei conosceva. Immaginatevi quindi il mio stupore quando da questo numero mi arrivò risposta… Mi ci volle qualche minuto per capire cosa era successo: la mia amica aveva mandato un messaggio ad una sua conoscente single dicendole che volevo conoscerla. La destinataria, una persona piuttosto socievole, accettò e mi contattò a sua volta. Questa ragazza, che si chiama Maria, lavorava in un paese qui vicino, quindi non ci mettemmo molto ad organizzare un incontro. Nulla di che, giusto un caffè e una sigaretta, proprio per vederci in faccia. L’impressione fu comunque positiva, per entrambi. Ne è prova il fatto che qualche giorno più tardi, proprio mentre passavo dalle sue parti, mi mandò un messaggio nel quale mi disse di volermi rivedere (stavo già svoltando verso casa sua, ma si affrettò a dirmi che non era a casa) ( 😦 ). Trovammo quindi occasione di rivederci anche più di una volta: il giorno del mio compleanno mi portò nella migliore pasticceria/gelateria della provincia (non è periodo di gelati, ma quando ci vuole ci vuole… 😉 ), un’altra sera andammo a giocare a bowling… Insomma, ci si frequentava e intanto ci si conosceva un po’ alla volta. Alla vigilia di Natale venne a trovarmi alla mia solita gelateria, dove festeggiavo con gli amici. Che dire, ero abbastanza contento di quella situazione.

A gennaio venne il suo compleanno. Per l’occasione la portai fuori a cena: unica nota stonata, finì tardi di lavorare, quindi dovemmo mangiare alla svelta poiché il padrone della pizzeria non vedeva l’ora di chiudere. Tre giorni più tardi la trovai a sorpresa in gelateria insieme ad una sua cara amica (che conoscevo) e a due ragazzi. Sentii puzza di bruciato, ma una mia carissima amica (che conosceva i ragazzi), presente quella sera, volle rassicurarmi: uno era il fidanzato dell’amica di Maria, mentre l’altro, felicemente fidanzato da diversi anni, era il fratello dell’altro tipo. Continuavo però a sentire puzza di bruciato, e il mio naso funziona fin troppo bene…

Dopo qualche giorno Maria ritornò in gelateria, questa volta senza l’amica e relativo moroso, ma col fratello del relativo moroso. Chiamata la mia carissima amica, questa rimase più sorpresa di me. Il giorno dopo chiamai Maria, la quale mi spiegò che si erano fidanzati una settimana prima (il giorno dopo la cena che le offrii per il suo compleanno: un pessimo investimento, non trovate ?) ( 😕 ): lui aveva mollato la morosa per andare con lei, che rimase colpita da quel gesto e accettò (ma tu vedi questa…). Mi ringraziò per tutto quello che avevo fatto per lei, ma mi disse di non provare niente per me, facendomi credere di essermi illuso.

Morale: le poche notizie giunte al mio orecchio mi hanno detto che Maria e il tipo si sono forse sposati, sicuramente ora convivono. Se non fossi passato per il suo paese oggi con tutta probabilità non me la ricorderei più, ma quando ci penso mi chiedo: dove avevo sbagliato? Domanda alla quale, credo, non avrò mai un’adeguata risposta…

A due passi dall’inferno

re222x0mx_20080222.jpgTutti voi avrete certamente sentito dei gravi incidenti stradali accaduti venerdì mattina sull’autostrada Brescia-Piacenza, in entrambi i sensi di marcia. E’ una strada per la quale passo spesso, almeno una decina di volte al mese. E, fortunatamente, venerdì ero altrove. Ma proprio ieri pomeriggio l’ho percorsa, passando anche attraverso i posti divenuti teatro di quell’immane tragedia. E, a dire la verità, il viaggio non è stato come le altre volte.

Tra Pontevico (BS) e Cremona, durante il viaggio d’andata, ho potuto notare i vari segni di frenate, graffi sull’asfalto, cespugli travolti a lato della strada. Poi, giunto nei pressi di Cremona, ho capito di aver raggiunto il punto più critico di quella catena infernale: nel prato in parte giacevano ancora alcuni resti di carrozzeria, un paraurti, una portiera blu, appartenuta questa con tutta probabilità ad un tir sul quale si trovavano due autisti rumeni entrambi deceduti.re222xzux_20080222.jpg In quel momento mi son sentito il cuore in gola, perché so benissimo che in mezzo a quell’inferno sarei potuto esserci io. Conosco quella strada a menadito, curva dopo curva, eppure ieri mi sentivo spaesato, mi sembrava di non essere mai passato da lì. Poi, dopo aver caricato, sono tornato verso Brescia, e tra Caorso e Castelvetro (nel Piacentino) si è ripetuta la scena: anche qui vistose ferite sull’asfalto, nell’erba in parte alla strada, sui guard rail. Qui però l’impatto dev’essere stato più tremendo: i segni della sabbia usata per ripulire il fondo stradale erano ovunque, per diversi metri. A sinistra un guard rail svergolato e schiacciato dal peso di un camion, a destra un altro completamente divelto. Nel fosso diversi rottami che aspettano solo di essere raccolti. Poco più avanti c’era una piazzola, mi sono fermato per qualche minuto. Non me la sentivo di proseguire, avevo le lacrime agli occhi.

martina-baroncini.jpgQuesta dottoressa livornese di 26 anni di nome Martina Baroncini è una delle 6 vittime di quella mattina, travolta a Castelvetro dopo essere scesa per prestare soccorso ai feriti. Ebbene, sempre ieri ho scoperto che non solo era diretta a Brescia, ma si stava recando nella palazzina in parte alla mia ditta, dove ha sede un ambulatorio di medicina del lavoro. Osservando la foto ricordo in effetti di averla già vista, anche in più di un’occasione. Praticamente non la conoscevo, tuttavia la sua scomparsa non mi ha lasciato indifferente. Sono vicino ai suoi familiari e ai suoi amici, so purtroppo cosa stanno passando in questi giorni…

Controlli…

autovelox.jpgIeri mattina ho fatto un salto al centro commerciale. Nulla di particolare da comprare, solo era un po’ che non ci andavo e volevo vedere un po’ di novità. Premetto che da casa mia al centro commerciale in questione ci sono 6/7 km…

Esco di casa, il tempo di raggiungere la provinciale e vengo fermato dai Carabinieri del paese, che però mi riconoscono e mi lasciano andare dopo meno di un minuto. Pericolo scampato? Ma và, percorro un altro chilometro e stavolta è la Stradale a fermarmi. Al che mi sorgono due dubbi:

  1. La mia macchina ha qualcosa che non va?
  2. Perché Polizia e Carabinieri non si mettono d’accordo sulle zone da pattugliare? Tutti qui oggi… 😦

La macchina non ha nulla, solo un normale controllo. Patente, libretto, contrassegno assicurazione, posso andare, grazie arrivederci. Curiosamente prima di giungere al centro commerciale ho notato un terzo posto di blocco (stavolta i vigili locali), ma non mi hanno fermato (strano…). Arrivato finalmente a destinazione metto la macchina nel parcheggio e mi dirigo all’interno. Faccio la mia spesa ed esco, ma prima di ripartire vengo contattato telefonicamente da un amico. Così, memore del viaggio d’andata, lo metto in attesa e installo il viva voce. Inoltre decido di cambiare strada per il ritorno, così da arrivare a bere un caffè in un bar gestito da una mia carissima amica. Lasciato il bar dopo mezz’ora decido di prendere una statale che mi avrebbe riportato al mio paese attraverso un’altra entrata, ma dopo un paio di km vengo nuovamente fermato dalla Stradale. Peraltro gli stessi agenti che mi avevano trattenuto meno di due ore prima, così glielo faccio notare…

L’avessi mai fatto: uno degli agenti mi ha fatto scendere, mentre l’altro ha voluto controllare ogni vano portaoggetti, sotto i sedili, nel porta bagagli. Dopo un quarto d’ora circa il primo agente fa notare al secondo che avevo ragione, mi avevano già controllato (Evidentemente il nome deve averlo aiutato a ricordare). E il secondo agente che fa? Si arrabbia con me: “Ma perché non ha insistito? Che mi risparmiava un sacco di lavoro inutile…” Premesso che il primo controllo non era stato così dettagliato, l’agente mi ha lasciato comunque senza parole… 😯

Tornato quasi a casa vengo ancora una volta fermato dai Carabinieri del mio paese che mi riconoscono ancora una volta. Il maresciallo mi fa, scherzosamente: “Ma che fa, continua a farsi fermare da noi stamattina?” Ecco, prima l’ho incenerito con lo sguardo, poi gli ho raccontato la vicenda. Al termine, sempre più scherzosamente, il maresciallo mi dice: “Allora dovremo ricontrollare tutta la macchina: quelli della Stradale non sono capaci di perquisire le vetture…” e, di fronte alla mia faccia, come dire, provaci e ti uccido, mi ha salutato e mi ha lasciato andare.

Morale: dalle mie parti la delinquenza ha raggiunto livelli elevatissimi. Tutti possono delinquere. Ebbene, tutti ma NON IO! (che probabilmente sono l’unico che, anche potendo, non delinquerebbe comunque…) 😐

Tempo di bilanci

retta-via.jpg
Il 2007 è agli sgoccioli, quindi credo sia giunto il momento di fare un degno riassunto di questo anno che se ne sta andando.

Gli ultimi 12 mesi sono iniziati un po’ in sordina, sulla falsariga degli ultimi anni. Ho il mio lavoro, i miei amici, il mio mondo intorno a me. Cosa insolita rispetto al solito, in quei mesi ero innamorato. Per una ragazza che vive a 200 km da me, ma che nonostante ciò si faceva sentire appena possibile. Del resto, studio e lavoro non le consentivano troppo tempo libero, ma io mi accontentavo. Dentro di me sapevo che prima o poi non avremmo più avuto di questi problemi, e sapevo che sarebbe valsa la pena aspettare. Tuttavia accadde qualcosa che in cuor mio avevo preventivato: lei mi disse che non provava più niente nei miei confronti e mi chiese di prendere una strada che fosse diversa dalla sua, lasciando però una porta aperta per un futuro prossimo ancora da scrivere. Nei primi giorni non subii alcun contraccolpo, in fondo me l’aspettavo. Poi però la sua mancanza cominciò a farsi sentire sempre di più, tanto che dovevo spesso rifugiarmi in luoghi appartati per non svelare agli altri le mie lacrime. Questa ragazza mi mandò un sms a fine agosto dove mi scrisse che presto ci saremmo almeno rivisti, che aveva bisogno di qualche tempo di solitudine. Non ho più avuto sue notizie fino a Natale, quando mi ha mandato un sms di auguri con la promessa che una sera di queste ci saremmo sentiti. Ebbene, sto ancora aspettando che il telefono squilli. E, in tutta onestà, non ne sono molto convinto.

Intanto, in aprile nasceva il mio primo blog. Creato su consiglio di Cristian, mio carissimo amico da tanti anni ed autore di questo blog (vuole chiuderlo, aiutatemi a fargli cambiare idea…), il mio sito parlava solo di calcio, ma se da una parte registravo parecchie visite dall’altra non registravo alcun tipo di commento. Fino a quando, mentre ero depresso per i fatti spiegati qui sopra, decisi di fare un giretto nella blogsfera. Scoprii cos’è veramente il mondo blog, ed ebbi la fortuna di conoscere una brava ragazza. Siamo rapidamente diventati amici, ci siamo perfino incontrati (sta a 120 km da qui) e anche se ora non la sento più così spesso le voglio molto bene. Mi ha dato tanto affetto (forse troppo), ed è merito suo se il primo agosto è nato questo blog, che ha rapidamente sostituito il precedente (che ho cancellato in settembre). Ora questa ragazza è in ansia per la salute di suo padre. Il mio primo pensiero per il 2008 va a lei e a suo papà, coi miei migliori auguri di pronta guarigione. Anche perché devo ancora assaggiare i suoi pizzocheri… 😉

Quest’anno ricorreva anche il decimo anniversario della scomparsa di una persona speciale, unica, buona come il pane ma allo stesso tempo molto realista. Sveglia, determinata, a volte fin troppo. Ma soprattutto un’amica sincera, una donna con la quale avrei voluto condividere tanti anni ancora della mia vita. E che resterà comunque nel mio cuore. Ciao, Silvia!
Come comincerò il 2008? Con una promessa da mantenere: smettere di fumare. Negli ultimi 2 mesi ho limitato il consumo di sigarette, passando dal canonico pacchetto a una o due sigarette al giorno (quando fumo). Il merito di questa mia scelta va ad una carissima amica, una ragazza meravigliosa che vive a 100 km da qui e che sono andato a trovare giusto un paio di mesi fa. Siccome lei non fuma ho passato la giornata senza fumare, eccetto una dopo il caffè. Questa eccezione ha provocato in me una reazione di rabbia nei miei stessi confronti per aver ceduto dopo che mi ero prefissato di astenermi, e ho deciso che questa cosa non deve più ripetersi. La prossima volta che andrò a trovarla sarò perciò sicuro che dopo il caffè non fumerò alcuna sigaretta, né tantomeno prima. Sarà forse uno sforzo notevole, ma per lei lo farò volentieri… 😉

Arrivederci a tutti nel 2008. Vi auguro di cominciarlo nel migliore dei modi!

E sono… 28!!!

torta.jpg

Eh già, 28 anni fa facevo la mia comparsa in questo mondo di matti. Non ho ancora capito se sia stato un bene o un male… Il primo regalo me l’avete fatto voi: in queste ore questo blog sta raggiungendo la notevole cifra di 10.000 visite. Un grazie a tutte/i voi che passate di qui.

 

Ed ora, che la festa cominci. Oggi sarò in giro per il Nord Italia. Da Brescia consegnerò a Cuneo, poi al ritorno mi toccherà mooolto probabilmente passare da Milano. Insomma, è proprio il caso di dire “un compleanno infuocato” ( 😦 ). Quindi vi lascio con questo file, sperando che vi faccia sorridere (almeno a voi). Ciaooooo!!!

lavidaesdura.pps

30/10/1980-30/10/2007

27 anni fa
nasceva
uno splendido fiore
che troppo presto
è stato strappato
alla vita.
Dopo 10 anni
è ancora vivo in me
il ricordo
di quel fiore.
Buon compleanno,
Silvia.

Il mese degli orrori

poor-pussy.jpg

Il secondo fatto determinante è in realtà l’intrecciarsi di due vicende. Ma andiamo con ordine.

 

Circa due mesi dopo aver fatto mutua mi capitò un venerdì di quasi totale inattività. Mi ingegnai così a spazzare l’officina, così da non rimanere del tutto inattivo davanti agli occhi del severo capo. Spazzai dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 17.30, quando l’officina non era più quel porcile che sembrava prima. Poi, alle 17.30, un operaio mi diede un foglio da portare in ufficio, così mi recai a consegnare il foglio. Varcata la porta dell’ufficio mi vide il capo, che mi disse: “Vai a Mantova”.

 

Io: “Eeeeehh? 😯 .

 

Lui: “Parti e vai a Mantova”.

 

Io (irritato): “Scusa, ma è tutto il giorno che son qui a grattarmela. Potevi mica dirmelo prima?”.

 

Lui: “Eh, mi sono dimenticato…”.

 

Io: “Capisco, ma ormai sono quasi le 6, finisco le mie 8 ore e me ne vado che ho un impegno” (ero ad un compleanno).

 

Lui (più irritato di me): “No, tu prendi e vai a Mantova SUBITO, perché loro domani sono chiusi e lunedì c’è qui il camion a ritirare la macchina finita. E senza quel pezzo…”.

 

Io (inacidito): “Mi spiace, ma ti svegliavi fuori prima… Io mica posso tornare alle 8, ho un impegno stasera…”.

 

Lui (infuriato): “Io me ne frego dei tuoi impegni! O vai a Mantova, oppure vattene a casa!”.

 

Io (imbestialito): “Va bene”.

 

Presi e me ne andai a casa. Quella sera raccontai l’episodio alla festeggiata, la quale mi ringraziò per non aver rinunciato al mio impegno con lei. Qualche giorno più tardi il capo mi obbligò (ma stavolta si fece intendere un paio di giorni prima…) a recarmi a Parigi per portare un macchinario ad una fiera: oltre 2.000 km da solo! Mi armai di pazienza, thermos con caffè, brioches e biscotti, e soprattutto ben 14 cassette audio. Feci ritorno sabato mattina sotto una fitta nevicata, letteralmente esausto. Poi il lunedì sera tornato a casa trovai una sorpresa: una raccomandata a mio nome. Mia mamma credeva fosse una multa, ma vedendo il paese di provenienza capii che non era una multa… Delegai così mia madre, che la sera successiva mi consegnò la busta. Era un richiamo scritto! 😯

 

In pratica venni ammonito dalla mia ditta perché mi ero rifiutato di eseguire l’incarico assegnatomi durante l’orario di lavoro, adducendo come giustificazione il fatto che sarei rientrato due ore dopo l’orario di chiusura. Mostrai la carta ad un amico ex sindacalista, il quale mi fece notare che è mio diritto rifiutarmi di svolgere lavoro straordinario, visto che il contratto prevede 40 ore di lavoro settimanali, e mi suggerì di inoltrare risposta scritta alla mia azienda. Nel frattempo però la fiera di Parigi terminò, ed io dovetti tornare a riprendere il macchinario. Partito lunedì mattina, dopo 48 ore mi trovai, sulla via del ritorno, infarcito nel traffico milanese (era il 7 dicembre, mercoledì, giorno di S. Ambrogio: giovedì festa e venerdì ponte…). Dopo quasi 40 km di coda mi chiamò la figlia del capo, chiedendomi a che punto fossi. Le risposi: “Dalmine, sarò in ditta alle 13”.

 

Lei: “Ok. Scarica e dopo vai a Verona”.

 

Io (scocciato): “Scusa, ma io è dalle 2 di stanotte che sono sveglio, abbiate pazienza…”.

 

Lei (dispiaciuta): “Sono 30 quintali, se non vai te col camion non sappiamo come ritirarli. E loro venerdì sono chiusi per ponte”.

 

Io: “E va bene, ma quando torno da Verona vado a casa”.

 

Lei (soddisfatta): “Va benissimo, grazie”.

 

A dire il vero non fiutai l’inculata: scaricai il macchinario e mi diressi a Verona. Là trovai da caricare 30 chili! E qui capii che il capo mi aveva imbrogliato. Tornato in ditta infatti ci pensò lui personalmente a scaricare il camion e a spedirmi dall’altra parte della provincia a caricare urgentemente due alberi in acciaio (questi sì 30 quintali: ognuno…). Praticamente aveva bisogno di tenermi occupato intanto che venivano pronti gli alberi, sospettando che appena tornato da Parigi sarei voluto andare a casa. Finii alle 18 dopo 15 ore di lavoro piene. E quando chiesi per il venerdì se si faceva il ponte il capo mi rispose molto diplomaticamente: “L’unico ponte che facciamo qui è quello sul fiume Chiese”. Senza parole… 😦

 

Mi licenziai un mese più tardi. Il capo tentò di trattenermi offrendomi la possibilità di prendere a sue spese la patente E (io ho la C), ma mi rifiutai. Le mie dimissioni erano la mia risposta al suo richiamo scritto, e il mio ringraziamento per avermi lasciato fare il ponte dell’8 dicembre dopo 2 viaggi da solo da 2.000 km ognuno (con inculata omaggio). Finii di venerdì, e 3 giorni dopo cominciai a lavorare nel posto dove sono tutt’ora.

 

Morale della storia: mi sono licenziato dopo 4 anni, 3 mesi e 13 giorni di lavoro pesante. Dopo 1 anno, 9 mesi e 8 giorni qui dove lavoro ora sgobbo di meno, ho già preso un aumento e il capo mi tratta molto bene. E tra poco prenderò pure gli scatti. Nella mia ex ditta il mio ex capo ha cambiato… Dunque… Ehm… 20? 22? Ho perso il conto degli autisti…

Dimenticavo: l’anno scorso, durante il primo giorno di ferie in agosto, lui mi chiese se gli facevo un viaggio mezza giornata in cambio di 100 euro di mancia. Mi disse che l’autista era impossibilitato perché altrove col furgone, ma io sapevo che invece gli era stata ritirata la patente… Ovviamente, comunque, mi rifiutai di fargli questa cortesia. Che dite, sarò stato cattivo? 😀