Le facce della crisi

Da diversi mesi ormai il mondo è entrato in quella che viene definita la più profonda crisi economica del dopoguerra. In effetti quello che stiamo vivendo assomiglia molto alla Grande Depressione che colpì il mondo a seguito dell’ottobre nero del ’29. Per chi non sapesse di preciso cosa successe in quel periodo mostro un grafico che indica l’andamento dell’indice del Dow Jones da ottobre 1928 a ottobre 1930, evidenziando il calo più netto tra ottobre e novembre 1929 (sono infatti passate alla storia due date: il 24 e il 29 ottobre, chiamate rispettivamente giovedì nero e martedì nero):

(fonte: Wikipedia)

Come si può notare dal grafico, ai due giorni neri seguì una leggera ripresa, non abbastanza ovviamente da tornare ai livelli precedenti, ma sufficiente per creare nei mesi successivi un certo ottimismo nell’ambiente. E’ una cosa che sta succedendo anche in questi mesi, ma quanto avete visto però era solo l’inizio della Grande Depressione: osservate quest’altro grafico…

(fonte: MilanoFinanza)

Qui possiamo vedere l’andamento del Dow Jones in un periodo che si estende fino a 2 anni dopo il precedente grafico. Se ne deduce che il ’29 fu solo l’inizio di quello che si rivelò essere un immane disastro per l’economia americana (e mondiale, visto che le altre borse del mondo si comportano più o meno come Wall Street).

Chiaramente, il mondo è cambiato radicalmente negli ultimi 80 anni, e anche l’economia. Perciò i valori che vedete riportati in questi grafici sono piuttosto lontani dai valori odierni. Quelle però che sono rimaste simili sono le proporzioni, almeno nell’estremità sinistra del grafico qui sopra (diciamo fino a metà 1930), anche se va detto che la discesa attuale è un po’ più pigra di quella del ’29. Comunque, se quanto accaduto dovesse verificarsi di nuovo oggi dovremo quindi aspettarci un calo esponenziale degli indici per i prossimi 2 anni, con un conseguente e pesantissimo aumento della crisi: già stiamo inguaiati adesso, non oso immaginare gra 2 anni di continua e costante recessione… Da notare che il valore massimo raggiunto prima della depressione è stato eguagliato dopo oltre 24 anni: vabbè che c’è stata una Guerra Mondiale di mezzo che è durata 6 anni, ma si parla comunque di un periodo lunghissimo.

Come ben saprete, la Grande Depressione degli anni ’30 non fu l’unica crisi economica prima di questa. Alcuni di voi avranno senz’altro vissuto, e quindi ricorderanno, la crisi petrolifera degli anni ’70. Agevolo un grafico dell’andamento del Dow Jones all’epoca, giusto per farci un’idea:

(fonte: MilanoFinanza)

Nel giro di pochi anni, e per cause diverse, la borsa newyorkese registrò due notevoli cali nel giro di pochi anni, riuscendo poi però a rialzarsi in entrambe le occasioni. Wall Street registrò inoltre un tonfo nell’ottobre 1987, ma la cosa venne riassorbita in un paio d’anni. Per il resto è stato sempre un continuo crescendo. Fino al 2008. Che poi, ufficialmente questa crisi è cominciata nel settembre 2007, come si può vedere da questo grafico:

(fonte: The Big Picture)

Manca il dettaglio degli ultimi 2 mesi, ma la buona notizia è che il livello è leggermente salito, superando nuovamente i 10.000 punti. Se dovessimo ripetere la crisi petrolifera del ’73 potremo auspicare una ripresa che nel giro di un paio d’anni ci riporterebbe sui valori precedenti il crack finanziario.

Due considerazioni: la prima è che ho preso in considerazione l’andamento dell’indice Dow Jones, il più importante della borsa di New York. I valori di tale indice non sempre corrispondono a quelli delle altre borse, in particolare europee ed asiatiche, ma spesso (anzi, quasi sempre) la tendenza al rialzo o al ribasso (specie se marcata) dell’indice di Wall Street incide positivamente o negativamente sulle altre borse, che registrano variazioni solitamente simili. La seconda considerazione è che alcuni di voi sicuramente lamenteranno l’accostamento degli indici di borsa con quella che è la crisi che colpisce noi lavoratori, constatando che il problema di noi comuni cittadini non deriva dalle borse. Ebbene, forse non deriva da lì, ma non è un caso che al calo delle borse coincida una crisi del lavoro. E tutto questo non una sola volta nella storia…

Crisi…

albert-einsteinNon pretendiamo che le cose cambino se agiamo sempre allo stesso modo. Parola di Albert Einstein. La crisi è la migliore benedizione che possa capitare alle persone e ai Paesi, perché la crisi porta con sé il progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il Sole nasce dalla notte scura. Nei periodi di crisi si sviluppano l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi, supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi insuccessi e la sua povertà disprezza il suo talento e rispetta di più i problemi che le soluzioni. La crisi vera è la crisi dell’incompetenza. Il problema delle persone e dei Paesi è la pigrizia nel trovare vie d’uscita e soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita diventa routine, una lenta agonia. Sono le crisi che fanno affiorare il meglio di ognuno di noi, perché senza crisi “il vento è una carezza”. Parlare della crisi significa promuoverla, non parlarne durante una crisi significa esaltare il conformismo. Invece di far questo lavoriamo duramente. Mettiamo fine all’unica crisi che è davvero una minaccia per tutti: la tragedia di non voler lottare per superarla.

Questo brano si trova scritto su un foglio che mia mamma, di ritorno da un viaggio a Firenze, mi ha fatto leggere. Non so chi l’abbia scritto, ma racchiude tanta verità. Crisi… Purtroppo stiamo vivendo una delle pagine più nere del Dopoguerra: l’economia non solo di un Paese, ma di un intero pianeta, si è praticamente fermata. E nel nostro piccolo ci ritroviamo senza le certezze che avevamo soltanto pochi mesi fa. Chi si è ritrovato senza lavoro, chi ha macinato tutte le sue ferie e si trova da diverse settimane in cassa integrazione, chi sta finendo o ha appena finito gli studi e guarda al suo immediato futuro con la preoccupazione di chi non sa se e quando riuscirà mai a trovare un lavoro… E fuori dall’Italia? In tante parti del mondo va peggio che da noi. Cosa ha scatenato questa crisi? Cosa ha praticamente fermato un pianeta? Ebbene, se vogliamo uscire da questa crisi dobbiamo prima capire cosa abbiamo sbagliato, solo allora potremo imparare dai nostri errori e cercare di non ripeterli. Ammesso e non concesso che ciò sia sufficiente…

crisi mondo

La sicurezza prima di tutto…

tangenzialesud

Dal novembre scorso la tangenziale sud di Brescia gode di un aspetto un po’ più moderno. In particolare, il tratto tra i caselli autostradali di Brescia Centro e Brescia Ovest (poco più di 5 km) è ora distribuito su ben 3 corsie, più corsie d’emergenza. Inoltre sono stati adeguati i limiti di velocità su tutta la tratta: 110 km/h sul tratto a 3 corsie, 90 all’ora sugli altri tratti a una e due corsie invece dei vecchi 80 all’ora. In effetti, ora si viaggia decisamente meglio, e le code della mattina si traducono in rallentamenti sporadici. Del resto ogni giorno 100.000 veicoli transitano sulla Sud, e per fortuna che scorre parallela in tutto il suo tracciato alla già trafficata autostrada A4…

L’inverno che (spero) si concluderà presto ha portato sulla nostra città poca neve, tanta tanta pioggia, un bel po’ di ghiaccio e soprattutto tantissima umidità. Così tutti questi fattori, uniti al continuo passaggio di veicoli più o meno pesanti, e uniti anche al continuo spargimento di sale da parte dei mezzi antighiaccio, hanno comportato la nascita di alcune buche nell’asfalto. Si tratta di veri e propri crateri, profondi anche due spanne e larghi anche un metro, che in pochi giorni hanno creato non pochi danni alle vetture in transito. Perciò, di fronte a migliaia di lamentele degli automobilisti, la Provincia ha indetto un bando di gara per l’asfaltatura della tangenziale, e nel frattempo ha deciso di mandare sul posto un camioncino carico di catrame, con due operai istruiti a tappare le falle. Ma non è tutto: l’assessorato provinciale ha fatto abbassare il limite di velocità in questo tratto interessato a 30 chilometri orari!

b301Tempo addietro era già capitata una situazione analoga, sulla superstrada Gardesana: per diverse settimane la zona est della provincia era letteralmente in ginocchio, anche perché oltre al limite abbassato si era provveduto ad effettuare diversi controlli di Polizia che hanno costretto tutti a rispettare il passo (di lumaca). Perciò c’era gente che sta a 20/30 km dalla città che impiegava un’ora o più per raggiungere Brescia e hinterland, con serie ripercussioni sull’economia bresciana e sui nervi dei viaggiatori. Finché, dopo innumerevoli proteste, la strada venne asfaltata e il limite riportato a valori più adeguati.

Ora: ve la vedete voi una tangenziale piuttosto trafficata, a due corsie, con un limite di velocità di 30 km/h? Limite che si estende per oltre 6 chilometri? A regola, si dovrebbe creare un ingorgo senza precedenti, con pesantissime ripercussioni sul traffico di almeno mezza provincia. E allora? Semplice: i bresciani non hanno l’abitudine di rispettare il codice della strada, e tantomeno i limiti di velocità, figuriamoci se rallentano per 4 buchette… Passando sopra i ponti si poteva tranquillamente notare come il traffico scorresse rapido come consuetudine, con i soliti bulli in corsia di sorpasso pronti a lampeggiare al prossimo perché si scansino… Persino i camion, dotati di tachigrafo che registra la velocità del veicolo, hanno viaggiato ai soliti 60/70 orari. Questo si tradurrà presto in una nuova serie di controlli, multanova selvaggi e pattuglie ad ogni curva, con la conseguenza che verrà ritirata qualche patente, tanti altri automobilisti si vedranno recapitare un verbale poco piacevole, parecchi tarderanno al lavoro e, secondo me, qualche tamponamento non si farà mancare. Ma, del resto, bastava usare un asfalto un po’ migliore per evitare che si formassero questi crateri. Però la Provincia è responsabile fino ad un certo punto: il tratto era dell’ANAS, è stato rilevato da pochi mesi. Ma, comunque, meglio così che la chiusura della tangenziale (ipotesi peraltro ventilata ma fortunatamente rimasta tale).

paroliniE l’assessore che dice? Secondo Parolini il limite tornerà ai 90 km/h entro pochi giorni, giusto il tempo di assegnare l’appalto dei lavori e far sgobbare l’impresa per qualche notte. E se qualcuno protesta, la sicurezza prima di tutto. Intanto però ho cominciato a percorrere l’autostrada in alternativa al tratto rallentato: mi costa un euro al giorno, allungo il tragitto di mezzo chilometro ma salvo la macchina dalle buche e dai possibili multanova. Ed evito di logorarmi i nervi. Come dice l’assessore, la sicurezza prima di tutto: sicurezza mia, della macchina e del portafogli…

Convivendo…

(foto presa dal sito ufficiale di Vasco Rossi)

Mercoledì 10 settembre, ore 20.45: allo stadio Friuli di Udine si giocherà Italia-Georgia, gara valida per le qualificazioni ai mondiali in Sudafrica del 2010.

Venerdì 12 settembre, ore 21.00: allo stadio Friuli di Udine Vasco Rossi si esibirà in concerto.

Il tour di Vasco è programmato da alcuni mesi, la sede della partita della Nazionale è stata decisa dopo qualche settimana. Ora: ma con tutti gli stadi che ci sono in Italia, ma proprio lì dovevano decidere di andare a giocare? 😯

Tamponato

Sabato sera, dopo la mezzanotte, ho lasciato la mia solita gelateria, ormai deserta, verso mete sconosciute. Dopo qualche chilometro (e un caffè ad un bar di amici) ho deciso di raggiungere il vicino bowling per distrarmi un’ora o due. Sono anni che non vado in quel posto, chissà com’è adesso: peccato che non ci sia arrivato, al bowling…

Ripresa la statale ho percorso mezzo chilometro. Era l’una di notte, ma i semafori erano ancora in funzione. E siccome non esiste sulla Terra un semaforo ch’io riesca a trovare verde ecco che ben presto mi son trovato di fronte ad un bel semaforo rosso, che mi ha costretto a fermarmi. Ormai non mi lamento più, è la prassi, ma mentre sono fermo ho osservato lo specchietto retrovisore, e ho visto arrivare una macchina. Ci ho messo due secondi a capire che questa vettura non stava frenando, perciò ho tolto il piede dal freno: per fortuna non correva, ma l’impatto è stato abbastanza forte comunque.

Sceso dalla macchina guardo il mio baule: lacrima… 😥 Ho guardato l’altra macchina (una Classe A): come, nemmeno un graffio? Vista più da vicino ho notato i segni sul suo paraurti. Poi, rivolto al conducente, gli ho fatto notare il semaforo rosso, e questo s’è scusato. Pazienza, cose che capitano, e nessuno si è fatto niente, perciò l’ho invitato a seguirmi in un parcheggio lì a fianco per la constatazione amichevole. Costui mi ha seguito senza problemi, ma giunti lì ha lamentato di non sentirsi molto bene. Ho pensato di chiamare il 118, ma poi mi è venuto un dubbio e gli ho chiesto: “Hai bevuto?” E lui: “Sì, tanto“. Allora ho esitato: se chiamo il 118 questi mandavano anche la Polizia, e la sua patente sarebbe sicuramente finita nella tasca di qualche agente. Con probabile sequestro della sua vettura, di qualche mese di vita. Forse se lo sarebbe meritato, ma non ho voluto infierire.

Mentre compilavo la mia parte della constatazione amichevole l’altro ragazzo, bresciano residente a pochi chilometri da lì, ha vomitato due volte, poi ha tentato di alzarsi, barcollando pericolosamente. Perciò l’ho messo di peso a sedere e l’ho invitato a chiamare un suo amico a dargli una mano. Così ha fatto, e dopo pochi minuti è arrivato un ragazzo, perfettamente sobrio, che mi ha fatto avere i dati del suo amico. A operazioni concluse ho pregato questa persona di riaccompagnare il tizio, sempre più malmesso, a casa: non era assolutamente in grado di rimettersi alla guida, avrebbe recuperato la sua vettura il giorno dopo.

Morale: il carrozziere mi ha fatto un preventivo di 2.400 euro circa per la riparazione. Fortunatamente pagherà l’assicurazione, ma mi toccherà fare a meno della mia Punto per 3/4 giorni. Cose che capitano, ma se il tizio non avesse bevuto probabilmente avrebbe frenato in tempo. Ma quel che è più grave: che sarebbe successo se io non fossi stato lì fermo al semaforo rosso?

Non abbandonarli

Oggi è scattato ufficialmente il primo esodo dei vacanzieri verso le località di villeggiatura. Fino a settembre ogni weekend sarà da bollino rosso (ma anche nero) sulle strade italiane, con milioni di vetture in viaggio. Come ogni anno però in questo periodo ci si trova a dover far fronte ad un’emergenza: l’abbandono degli animali.

Quanti di voi hanno un cane, o un gatto? O un canarino, un criceto… Non tutti voi, sicuramente, ma qualcuno senz’altro sì. Sareste capaci di abbandonare il vostro animale perché ingombrante da portare con voi in vacanza? No di certo, direte, e per alcuni di voi so che è così. Purtroppo però c’è tanta, troppa gente che risponde “No” e invece abbandona il suo cane sul primo marciapiede. Ora mi chiedo: perché? Perché adottare un cucciolo per poi abbandonarlo? Con che coraggio lasciarlo al suo destino in questo modo così crudele?

Domande alle quali non avrò mai risposta. Io non ho animali, ne ho avuti in passato ma per problemi col vicinato non posso permettermeli ora. Ma in futuro chissà, mi piacerebbe avere un cane che scodinzola felice al mio ritorno a casa. O un bel micio da tenere in braccio mentre fa le fusa… In futuro ci penserò seriamente, perché mai crederò che questo animale possa essere per me un fastidio. Adottare un cucciolo significa prendersene cura, dargli affetto; certo, non è una persona, ma sono convinto che chi tra voi possiede un animale potrà dire che il suo cane, o il suo gatto, è un membro della famiglia. Chi sarà convinto di questa cosa non potrà mai abbandonare il suo animale, ma magari cercherà piuttosto di affidarlo a qualche persona di fiducia che possa prendersene cura nel breve periodo di vacanza.

Qualche anno fa mi capitò di notare in parte alla strada un cane labrador abbandonato. Stava seduto sul marciapiede in parte alla strada, con lo sguardo perso nel vuoto. Prima che potessi avvicinarmi un signore, a bordo di un furgoncino, si fermò, gli diede qualche carezza e cercò di tranquillizzarlo. Poi chiamò i carabinieri per le pratiche del caso. Quest’uomo ha salvato la vita a quel cane, che venne portato in un canile. Mi auguro che qualcuno abbia adottato quel povero labrador, ma purtroppo non tutte le favole terminano a buon fine.

Io disprezzo apertamente tutti coloro che nella vita hanno avuto il coraggio di abbandonare il loro fedele amico, e anche chi ha avuto il coraggio di pensare di farlo: le vere bestie sono queste persone, prive di scrupoli, prive di cervello, prive anche e soprattutto di un cuore. Queste persone si guardino allo specchio, si facciano un bell’esame di coscienza. E soprattutto si mettano nei panni di quei poveri animali dai quali hanno ricevuto un affetto smisurato ripagato con tanta meschinità, superficialità, egoismo e malvagità…

Qualcuno chiuda il rubinetto!

Venerdì scorso, dopo una settimana di pioggia incessante (preceduta da sì e no altre 5/6 settimane caratterizzate dal maltempo), sono andato a vedere Vasco a San Siro. Le previsioni parlavano di schiarite solo per quella serata, e in effetti qualche raggio di sole l’abbiamo pure visto. Poi però ha diluviato tutta sera (per il dispiacere delle migliaia di persone nel prato). E il giorno dopo, stando a quanto mi ha riferito un’amica che ha visto il secondo concerto milanese, ha piovuto ancora di più. Poi ha fatto 3 (tre!) giorni di sole (con l’insidia in lontananza di forti temporali), poi mercoledì non ha più resistito ed è tornato a piovere. Da allora è passata quasi una settimana, e la pioggia non ha ancora smesso di scendere. O meglio, qualche breve pausa ogni tanto (magari 2 o 3 ore senza pioggia), ma in generale si tratta di ben poca roba, soprattutto considerando il periodo quasi estivo.

Quello che voglio dire io è: cara estate… ‘ndo cazzo sei? 👿

Nel giro di una settimana qui a Brescia siamo passati dai 30 gradi di martedì scorso ai 13 di sabato sera (e 14 ieri sera). Fuori di nuovo il giubbino, ho messo una coperta in più sul letto, ho dovuto persino spostare la ventola della macchina sul rosso perché FA FREDDO. In questo momento fuori sta piovendo e ci sono 16 gradi, ossia non mi pare il caso di girare in bermuda e maniche corte. Sarebbe niente questo, se oggi fosse, che so, il 16 ottobre: il problema è che siamo in giugno…

Com’è possibile che sta piovendo praticamente senza sosta da un mese e mezzo? Possibile che il nostro comportamento, il nostro inquinamento, abbia fatto cambiare così radicalmente il clima? Oddio, qualche colpa l’abbiamo anche noi, ma la spiegazione sembra essere naturale: l’anticiclone delle Azzorre (che non sto a spiegarvi cos’è per ragioni di spazio: vi mando alla relativa pagina su Wikipedia) non ha ancora raggiunto l’Italia, e questo comporta che sopra le nostre teste si scontrano diverse correnti d’aria, creando questa turbolenza. Quando l’anticiclone sarà riuscito a raggiungerci il tempo migliorerà sensibilmente, ma fino ad allora dovremo adeguarci e di conseguenza sorbirci altra pioggia.

Rimane una domanda: quanto dovremo aspettare ancora per vedere l’estate? Chiaramente ognuno dà la sua versione. Mio papà oggi ha sentito che pioverà ancora domani, poi per diverse settimane avremo sole in abbondanza (e infatti su meteo.it mettono pioggia anche per venerdì, almeno qui da noi). Io invece ho sentito che dovrebbe rimanere in baraonda fino a fine mese, poi 2 settimane di caldo africano (e disumano) per poi riprendere con le piogge torrenziali e il freddo. Chiaramente preferisco la versione di mio padre, ma credo che alla fine sarà più o meno come le altre estati: caldo e afa per tutto il mese di luglio e tempo così così in agosto (quando, giustamente, sarò a casa in ferie a godermi 21 giorni di temporali e freddo… 😦 ).

Cosa posso dirvi, fuori il cielo è grigio, piove e fa freddo. Perdonate il francesismo, ma tengo due palle così, non ce la faccio più… 😦