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Par condicio

L’altro giorno sono andato a caricare da uno dei miei soliti fornitori. Completato il carico mi son diretto verso la pesa, ma appena entrato nel piazzale ho notato che un altro camion aveva appena finito di caricare e stava giusto salendo sulla pesa. Pazienza, mi son detto, aspetterò due minuti…

L’attesa è durata quasi 20 interminabili minuti: l’autista ha spostato il suo camion dalla pesa solo dopo aver ricevuto la sua bolla, dopodiché è partito direttamente verso la sua destinazione. Liberatasi finalmente la pesa mi ci son parcheggiato sopra, e mentre entro in ufficio ho notato un altro camion uscire dal magazzino dirigendosi verso la pesa. Appena dentro l’ufficio il ragazzo mi ha pesato e mi ha pregato di spostare il camion poiché ce n’era un altro in attesa di pesare, ma la mia risposta è stata eloquente: “Non ci penso nemmeno!“. Nonostante l’insistenza del ragazzo mi sono rifiutato categoricamente di spostare il mio camion dalla pesa, finché è intervenuto il titolare dell’azienda a chiedere spiegazioni. Sono stato brevissimo: “Ho atteso quasi 20 minuti perché c’era la pesa occupata, ora quello dopo di me non può aspettare 5 minuti? Sta lì e aspetta anche lui!“. Il titolare, preso un po’ controtempo, non ha ribattuto, anzi s’è recato nell’ufficio bolle a chiedere spiegazioni.

Sono seguiti alcuni istanti infuocati, durante i quali il titolare e il suo dipendente hanno avuto una poco pacifica discussione. Poi il capo è tornato da me e scusandosi mi ha nuovamente chiesto di spostare il mio camion. Ho accettato le sue scuse, ma mi sono rifiutato di liberare la pesa: “Quando avrò la mia bolla me ne andrò, come ha fatto quello prima di me. Fino ad allora il camion resta lì, e quello dietro aspetta. Che cavolo, sarò mica appena io a dover perdere ore ad aspettare i comodi altrui…“. Allora il titolare, rassegnato, se n’è andato senza aggiungere altro. Dopo meno di un minuto la mia bolla era già pronta e firmata, ma mentre esco il ragazzo mi fa: “Però non si fa così…“. E io: “Così come? Quando c’ero io ad aspettare 20 minuti non hai fatto spostare il camion, però mi devo spostare io che ho la bolla pronta in tre minuti… Guarda, fai almeno silenzio che fai più bella figura…“. Il ragazzo non ha ribattuto, e io me ne sono andato.

Io non ho mai problemi a spostare il camion dalla pesa, nemmeno se so che avrò la bolla in meno di un minuto, ma quando sono in giro per lavoro pretendo anche di essere trattato come gli altri. Oppure pretendo che gli altri vengano trattati come me…

Organizzazione impeccabile

Ieri mattina sono stato da uno di quei clienti che definisco “saltuari”, in quanto vado a trovarli una volta ogni tre o quattro mesi. Questo poi non ordina mai troppa roba, quindi non mi fa mai perdere troppo tempo. Almeno, mai fino a ieri…

Arrivato a destinazione ho trovato subito una sorpresa: toh, hanno messo l’insegna! Era ora, ci fosse stata la prima volta che li cercavo avrei preferito… Ho proseguito fino al cancello che conduce al magazzino, e qui ho trovato una grossa insegna: “Prima di entrare si prega di citofonare“. Beh grazie, finché tenete sempre il cancello chiuso fin lì ci arrivo anch’io… Son sceso dal camion e mi sono attaccato al citofono. Stranamente però non mi ha risponsto nessuno. Cercando di sbirciare dentro il magazzino ho visto gli operai al lavoro, quindi ho insistito su quel campanello, ma niente da fare. Dopo 3 o 4 tentativi andati a vuoto ho fatto due passi, raggiunto il citofono degli uffici e suonato a quello: mi ha risposto una donna, alla quale ho spiegato: “Ho suonato di là, ma non mi ha risposto nessuno“. E lei: “Ah… Sì, c’è il citofono guasto. Le apro io“. Vabbè, un cartello grande una casa che mi ordina di suonare ad un citofono guasto… 😯

Torno al mio camion: mi aspettavo di vedere il cancello già mezzo aperto, invece era ancora lì dove l’avevo lasciato. Ok, sarà questione di secondi… Passa un minuto… Due minuti… Tre minuti… Comincio ad innervosirmi… Dopo un po’ ho notato una ragazza bionda all’interno della proprietà avvicinarsi al cancello con un telecomando in mano: il suo sforzo però pareva vano, il cancello non si smuoveva affatto. Allora lei (che poi era la stessa persona che mi aveva risposto al citofono poco prima), scusandosi, mi ha chiesto di pazientare ancora un momento. Rientrata in ufficio, subito dopo il cancello finalmente s’è aperto.

In meno di un minuto sono entrato, ho scaricato e sono tornato al cancello, ma disgraziatamente l’ho trovato nuovamente chiuso. Il magazziniere però mi aveva suggerito di suonare il clacson per farmi riaprire, così ho dato aria alle trombe. Inutilmente: il cancello non batteva ciglio. Con quel pizzico di rabbia mi sono diretto in ufficio, e subito entrato mi son trovato di fronte una signora sulla sessantina, che, con tono e sguardo da signorina Rottenmeier, chiede conto della mia presenza negli uffici. Le ho spiegato il mio problema, allora lei mi ha mandato dalla signorina bionda di prima. Che, come mi ha visto, ha capito che volevo uscire: si è girata ed ha premuto un interruttore, sotto il quale stava scritto: “apri cancello magazzino“. Le avrei chiesto per quale motivo prima fosse uscita col telecomando, ma onde evitare inutili polemiche ho ringraziato e me ne sono andato.

Ora, voglio dire: passi il citofono guasto (nulla è indistruttibile), però un pelino più di organizzazione no? Che so, un cartello con scritto “citofono guasto, suonare in ufficio” e magari seguire i movimenti del camion in modo da potergli riaprire senza farne bestemmiare il conducente… Ma credo di aver avuto a che fare con persone che erano tutto, tranne dei missili d’intelligenza… 😕

Incroci pericolosi

Qualche dialogo con alcuni automobilisti avvenuti nei giorni scorsi…

Guidatore Mercedes ML: “Ehi, testa di cazzo!
Io (irritato): “Cazzo vuoi?
G (furioso): “Perché non mi hai dato la precedenza?
Io (scocciato): “Perché la precedenza era mia…
G: “Seeee, non ti hanno insegnato la precedenza a destra?
Io (fin troppo dipolmatico): “Certo, salvo diversa segnalazione
G (con tono di sfida): “Eh, e hai visto diversa segnalazione tu?
Io: “Dunque… Un semaforo verde dalla mia parte?
G: ” 😯 “
_________________________________________
Io: “Frena amico, questo è senso unico
Guidatore Audi A4: “Embè?
Io: “Stai guidando contromano
G: “Embè?
Io: ” 😯 “
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Guidatore fuoristrada Toyota: “Beh? Che cazzo continui a lampeggiarmi nei retrovisori? Và che ti infilo quel coso su per il culo” (alludendo ad un tubo lungo 12 metri che stavo trasportando)
Io (sempre diplomatico): “Premesso che in galleria non si sorpassa: PRIMO in galleria abbi l’accortezza di accendere i fanali…
G (in dialetto bresciano): “Eh ma ci vedo lo stesso… E secondo?
Io (sempre in dialetto bresciano): “Secondo, sempre in galleria hai perso per strada la ruota di scorta…
G: ” 😯 “

La macchina del capo…

Dite la verità: vorreste essere nei panni del capo o del dipendente appena sgridato?

Ammettetelo: dopo si prova una sensazione di libidine senza eguali… 😀

Giornata atroce

lotta-gatti.jpg

Oggi mi si è presentata una di quelle giornatine da dimenticare. Una giornatina che già si annunciava infuocata prima ancora di cominciare… 😯

Giungo, puntuale, sul lavoro alle 7.45. Entro nello spogliatoio, e sulla mia sedia vedo un foglio di carta: comincio a preoccuparmi… Avendo ieri finito prima (alle 16, dopo 9 ore e quasi 700 km tra Lombardia e Piemonte) il capo non mi avevacomunicato il giro, così mi ha lasciato l’appunto scritto. Il giro prevedeva: caricare a Cortemaggiore e Pontenure (entrambi in provincia di Piacenza, un’ora di distanza da Brescia), e al ritorno fermarmi a caricare in una ditta a 10 km dalla mia ditta. Così, alle 7.55, salgo sul camion e parto in quarta (anzi, in quinta: il camion ha 16 marce… 😆 ). Dopo un’ora eccomi a Fiorenzuola: giro a destra e imbocco la statale, e in fondo al rettilineo… Toh, i vigili… I quali mi hanno scrutato, erano probabilmente tentati di fermarmi, ma poi probabilmente hanno preferito divertirsi con qualcun altro e non mi hanno disturbato. Caricato rapidamente a Cortemaggiore mi dirigo senza indugio alla seconda tappa. Qui ho trovato un’amara sorpresa: la mia roba era ancora tutta da preparare. Avvertito il capo del contrattempo questi s’è infuriato col fornitore, che s’è giustificato sostenendo di aver avuto un guasto alla gru. Pazienza, nell’attesa ho fatto uno spuntino…

Dopo un’ora mi mancava solo un tubo da caricare. Questo si trovava nel piazzale esterno, quindi mi porto là col camion seguito a ruota dall’autogru. Questa però aveva qualche problema: ci son voluti 20 minuti per ripararla e per caricarmi finalmente l’ultimo tubo. Così, alle 11.30, riparto per Brescia, e nel frattempo avverto il capo dell’impossibilità di completare il giro previsto (nessun problema mi ha detto, lo farai oggi). Alle 14 quindi scarico il camion e successivamente mi dirigo alla ditta a 10 km di distanza. Qui ho trovato diversa roba da caricare, che è diventata poi diversa roba da scaricare nella mia sede. Ma il peggio doveva ancora arrivare: alle 16 passate il capo mi assegna un nuovo giro da compiere subito. Due consegne piuttosto robuste in due posti diversi a 25 km di distanza l’uno dall’altro entrambi a 30 km da Brescia. Carica così in tutta fretta e alle 16.40 riparto per il nuovo viaggio.

La nostra ditta si trova in centro a Brescia e chiude alle 18. Alle 18.15 arrivo finalmente al confine della città, ma son destinato a fermarmi qui: in poche centinaia di metri ci saranno state diverse migliaia di vetture tutte incolonnate o addirittura ammassate una sopra l’altra. Giunto nei pressi del casello di Brescia Ovest, l’amara sorpresa: entrata chiusa. Ecco il perché del casino: alla radio comunicano un incidente in autostrada, dove un bilico diretto a Milano s’è ribaltato invadendo anche la corsia di sorpasso della carreggiata per Venezia. Un disastro, con le conseguenze che potete immaginare… Giunto in ditta alle 18.40 (col capo che, gentilmente, mi aveva aspettato) me ne vado un minuto dopo, diretto a casa. Prevedendo la totale paralisi della tangenziale (che scorre parallela all’autostrada) decido di attraversare la città percorrendo alcune scorciatoie di mia conoscenza. Il problema è che quando imparo una scorciatoia dopo qualche settimana TUTTI conoscono quella scorciatoia… 😥

Se di solito impiego 25 minuti per arrivare a casa (24 km) stasera ce ne ho messi 50: ho pure trovato un incidente in una stradina poco battuta. Ma se avessi percorso la tangenziale sud, a quest’ora probabilmente ero ancora là… 😯

Lavoro o prigione?

Considerando che il lunedì non piace a nessuno per ovvi motivi lavorativi, sto prendendo in considerazione l’ipotesi di un’alternativa alla solita routine. Mi aiutate a prendere una decisione?

LAVORO vs. PRIGIONE

IN PRIGIONE passi la maggior parte del tuo tempo in una cella che misura 8×10
AL LAVORO passi la maggior parte del tuo tempo in una stanzetta che misura 6×8
IN PRIGIONE ottieni tre pasti al giorno
AL LAVORO ottieni solo un intervallo per 1 pasto e devi pagartelo
IN PRIGIONE vieni ricompensato della tua buona condotta con una riduzione sulla pena
AL LAVORO vieni ricompensato della tua buona condotta con del lavoro aggiuntivo
IN PRIGIONE una guardia apre e chiude tutte le porte per te
AL LAVORO devi girare con una carta di sicurezza e devi aprire e chiudere tutte le porte da te
IN PRIGIONE puoi vedere la TV e giocare con la Playstation
AL LAVORO non lo puoi fare
IN PRIGIONE puoi avere il tuo bagno personale
AL LAVORO devi condividere il bagno con gli altri
IN PRIGIONE permettono ai tuoi familiari ed amici di venire a trovarti
AL LAVORO non puoi parlare con i tuoi familiari ed amici
IN PRIGIONE tutte le spese sono a carico dei cittadini contribuenti
AL LAVORO tutte le spese per recarti al lavoro sono a carico tuo e dal tuo stipendio vengono trattenute le tasse che servono per pagare i detenuti
IN PRIGIONE passi la maggior parte del tuo tempo guardando attraverso le sbarre della tua cella, desiderando di uscire fuori
AL LAVORO passi la maggior parte del tuo tempo guardando la tua stanzetta, desiderando di uscirne fuori
IN PRIGIONE ci sono dei custodi che spesso sono dei sadici
AL LAVORO vengono chiamati Direttori

P.S. Oggi ho avuto il piacere di incontrare dei turisti particolari: Mary, suo marito e sua sorella, oggi in visita a Brescia. Peccato che ignorassi che oggi Brescia era invasa dagli alpini… 😦 Ho passato un pomeriggio molto piacevole in loro compagnia, e spero di avere presto il piacere di rivederli. 🙂

Il buongiorno si vede dal mattino…

 

lochness.jpg

Stamattina ho vissuto alcune ore di pura follia sul lavoro. Quando si dice: solo mezza giornata, ma decisamente intensa…

Il programma era chiarissimo: partenza alle otto, destinazione Lecco. Così io, puntualmente, alle 8 ho infilato nell’autoradio la mia cassettina di Vasco e sono partito in quarta. Devo dire che il viaggio stava anche procedendo fin troppo bene: traffico medio-poco (stranissimo!) e poi sapevo di avere poca roba da caricare. Così, mentre cantavo a squarciagola, alle 8.50 vedo il mio cellulare suonare: il capo. “Dove sei?

Io: “Boh… Tra Bergamo e Lecco…

Lui: “Ah… Fermati lì in parte, che forse cambia il giro

Io: “Amen… Ho un camion, non una bicicletta…

Fatto sta che mi son trovato costretto a sostare in un piazzale. Durante la mia attesa di nuove istruzioni il suddetto piazzale ha ricevuto la visita del camion-cisterna per la pulizia delle strade. Considerando il polverone che ha sollevato il tizio, e considerando che ho lavato il camion proprio ieri mattina, potete solo sospettare le bestemmie che ho tirato giù nel vedere il mio camion colore rosso diventare grigio-bianco… 😥 Dopo circa mezz’ora di noiosa attesa finalmente il capo si fa risentire: niente Lecco, c’è una nuova destinazione per me: Osio Sopra, provincia di Bergamo. Tradotto: da dove mi trovavo avevo 25 km di traffico estremo… 😦 Così mi sono avviato, e quando sono giunto nelle vicinanze ho chiamato il numero passatomi dal capo con l’intento di farmi spiegare dove fosse esattamente il posto (sì, ogni tanto raggiungo anche posti nuovi e mai visitati prima). Decisamente illuminante, come telefonata:

Signorina: “Dunque, lei deve arrivare a Osio Sopra…

Io: “Io SONO a Osio Sopra!” 😕

Signorina: “Ah, bene… Dunque, lei deve cercare via Tal dei Tali…

Io: “Grazie, è per questo che vi ho chiamati…” 😯

Signorina: “Eh, non so spiegarle… Aspetti che si è liberato il magazziniere“, il quale mi ha finalmente spiegato la location esatta. Solo successivamente ho scoperto di aver chiamato il numero dell’ufficio, che NON si trova nei pressi del deposito. Però, se la segretaria non sa spiegarmi la strada per raggiungere il loro magazzino… (eh, siamo messi proprio bene, eh? 😕 ). Giunto finalmente a destinazione vengo dirottato verso la pesa: a circa un km di distanza, da percorrere nel traffico disumano della statale Bergamo-Milano (il dramma è soprattutto attraversarla, la statale…), all’interno di una ditta impegnata nel commercio rottame (la quale è più impegnata a pesare i camion che vanno e vengono dal mio fornitore che i suoi…). Tornato al deposito vengo parcheggiato nel piazzale, dove rimango soltanto 50 minuti (massacrante: dopo oltre due settimane senza sigarette oggi per la prima volta mi son pentito di aver smesso…). Quindi, alle 11.40 vengo finalmente introdotto in zona carico, dove vengo finalmente fornito di tubi. Ma non tutti: uno l’ho lasciato là. A me serviva un tubo spessore 60 millimetri, ma misurandolo ho rilevato una differenza di un centimetro (praticamente il foro non è in centro). Il magazziniere però non era d’accordo: “Ma quale centimetro! Di qui cala di 5 millimetri… E di qui abbonda di 5 millimetri…“. Ecco, mi sono rifiutato di rispondergli… 😯

Caricato e legato si è fatto quasi mezzogiorno, così son dovuto letteralmente correre dal suddetto rottamaio a ripesare il camion, quindi tornare al deposito per fare il documento di trasporto. La mia bolla è arrivata dopo 20 minuti di attesa: il mio stomaco stava rumorosamente protestando, e a dire il vero avevo pure qualcosa di frantumato tra le gambe… 😮

Meno male che non è sempre così, altrimenti sclererei ogni giorno sempre di più… 😦

Cronaca di un furto sventato

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Qualche anno fa il mio famigerato ex capo decise di mandarmi all’aeroporto della Malpensa a caricare una coppia di clienti che giungeva dalla Spagna. Per l’occasione mi consegnò le chiavi della sua macchina personale: la Cayenne fuoristrada della Porsche (e poi poco importa se gli operai indossano calzature di sicurezza economiche…). Cambio automatico, sensori di parcheggio… Un macchinone della Madonna. Tanto che il capo ritenne poco opportuno farmi fare il viaggio da solo. Decise quindi di assegnarmi come copilota sua figlia Gabriella, mia carissima amica da diversi anni.

Partiti dalla ditta alle 6.30 il viaggio andò benissimo fino alla barriera di Milano Est. Qui la grossa quantità di veicoli in coda cominciò a crearci qualche problema: dovete sapere che per superare la barriera ed immettersi nel tratto urbano della A4 (3 corsie) l’immissione è un’operazione da compiersi con la massima ferocia, dove per sopravvivere bisogna eliminare i nemici. Ebbene, imbottigliato in mezzo ad altre decine di migliaia di veicoli i sensori di parcheggio cominciarono a suonare tutti insieme per la troppa vicinanza degli altri veicoli, producendo una melodia decisamente fastidiosa. Soprattutto per la mia amica, preoccupata soprattutto per la salute della macchina (vi ricordo che, ovviamente, guidavo io). Dopo la solita coda allucinante riuscimmo infine a passare oltre e a raggiungere l’aeroporto. Giunti lì con un discreto anticipo portai la macchina al parcheggio. Scendemmo ed io subito accesi una sigaretta, poi ci incamminammo verso l’interno. Quando, distrattamente, notai un tizio in piedi, immobile, dall’aspetto apparentemente tutt’altro che sospetto, che si guardava in giro all’interno del parcheggio. Cominciai ad esitare, come ad attendere che questo tizio se ne andasse da lì, ma lui non accennava a muoversi. Decidemmo comunque di muoverci, ma senza perdere di vista questo tizio. Che, improvvisamente, decise di spostarsi, salendo sulla sua macchina (parcheggiata, guarda caso, proprio in parte alla nostra). Restai ancora in attesa, ma ‘sta macchina non partiva. Allora, siccome io stavo ancora fumando, chiesi a Gabriella di spostare la macchina. Convinto che la sua sola presenza avrebbe convinto il tizio a fare una mossa falsa rimasi negli immediati paraggi pronto ad intervenire. E non mi sbagliavo…

La mia amica fece solo in tempo a salire in macchina che questo tizio scese dalla sua e bussò al finestrino della nostra auto. Lei (stupidamente, come le feci poi notare) abbassò il finestrino di due dita come per voler sentire cosa volesse da lei quest’uomo. Lui le fece mille complimenti per la macchina, chiedendole di salire per vederla da dentro. Inutile dire che Gabriella si prese uno spavento senza precedenti: vedendo me che mi avvicinavo a passo spedito inserì di colpo la retromarcia e scappò letteralmente da lì. Mentre faceva il giro del parcheggio io continuai ad osservare ‘sto tizio, che nel frattempo tornò nel punto esatto dove l’avevo visto la prima volta: in piedi immobile a guardarsi in giro. Portammo la macchina in un altro parcheggio, lasciandola stavolta in bella vista.

Entrammo infine per un caffè, poi siccome era ancora un pochino presto presi la scusa di un’altra sigaretta per uscire a controllare la macchina: nessun problema. Decisi comunque di dare un’occhio al primo parcheggio…e il tizio era ancora là in piedi. Allora, nel rientrare, vidi una pattuglia della Polizia e riferii all’agente il nostro episodio, mostrandogli il tizio che era ancora là. Ci pensiamo noi, mi dissero, così io raggiunsi Gabriella. Dopo pochi minuti arrivò il nostro aereo, i nostri clienti raggiunsero la hall e tutti insieme uscimmo all’esterno. Potemmo così notare i poliziotti appostati all’uscita del parcheggio, come in attesa del loro uomo o, più probabilmente, di un suo passo falso. Lui non lo vedevo, ma potevo notare la sua macchina, quella inizialmente parcheggiata in parte alla nostra (ammesso poi che fosse veramente la sua). Non era più un problema nostro comunque, così raggiungemmo la nostra Cayenne e tornammo a Brescia.

Giunti in ditta il capo venne a sapere la storia e decise di ringraziarmi con 50 euro di mancia (addirittura…). Poi, siccome era troppo contento, pensò bene di spedirmi col camion in Valtellina, facendomi tornare a casa alle 21.30. Che giornatina eh… 😦

Giorni di delirio…

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Vorrete mica che uno sciopero massiccio come quello che gli autotrasportatori hanno messo in atto non mi abbia sfiorato…

Faccio subito una premessa: io sono un camionista, non un autotrasportatore. Dov’è la differenza? Semplice: un autotrasportatore è colui che è iscritto all’Albo Nazionale degli Autotrasportatori, ossia un libero professionista della strada oppure un lavoratore dipendente di un’azienda che opera nel settore dei trasporti. Essendo io non iscritto all’Albo ecco che non faccio parte della categoria scioperante. Ma, in quanto utente della strada, ho avuto i miei (grossi) problemi. In tre giorni infatti sono incappato ben due volte in blocchi attuati dai trasportatori. Ma andiamo con ordine.

Lunedì: pertenza da Brescia alle 7, destinazione Ponzano Veneto, Treviso. Un azzardo, senza dubbio, ma sono stato decisamente fortunato: la tangenziale di Mestre era bloccata verso Milano, io viaggiavo nella direzione opposta e non c’era nessuno. Poi c’erano code in uscita a Treviso Sud, io uscivo a Treviso Nord… E tutto ok anche il viaggio di ritorno.

Martedì: giretto in Val Camonica, e qui incappo nel mio primo blocco di Tir a Pisogne, quasi all’estremità a nord del lago d’Iseo sponda bresciana. Mi trovavo a 3 chilometri dalla mia destinazione, tuttavia sono stato costretto a girarmi (coi carabinieri che mi facevano manovra) e a tornare indietro. Per consegnare il mio pacchetto mi sono dovuto fare quindi tutto il giro del lago, ossia quasi 80 km… 😦

Stamattina, mercoledì: altro giretto in provincia e altro blocco di Tir. Questa volta però le forze dell’ordine non c’erano e la situazione era un po’ più pesante: i trasportatori presenti non volevano farmi nemmeno tornare indietro. La loro intenzione era quella di farmi parcheggiare il camion fino a sera, per non dire fino a fine sciopero. Inutile dire che non ero d’accordo con loro… Sono riuscito ad ottenere di proseguire solo dopo una lunga e faticosa mediazione con uno dei trasportatori, che vedendo la mia bolla e notando che ero a meno di 500 metri dalla mia destinazione mi ha concesso di passare, a patto di rimanere là (o comunque di non ripassare da lì). Ovviamente non sono rimasto là: in quella zona conosco tutte (ma proprio tutte) le stradine, anche quelle più strette e contorte, così ho allungato un po’ il tragitto ma sono riuscito a rientrare in ditta senza problemi. Per rimanerci… 😉

Notizia di stasera: sembra che lo sciopero sia stato sospeso. Se non altro, domani non dovrò inventarmi qualcos’altro per superare l’ennesimo blocco… 😕

¡Llega el escorpion!

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Dopo la disavventura col mio pc posso tornare a raccontarvi dei miei viaggi storici in giro per l’Europa. Oggi vi parlerò del mio primo viaggio in Spagna.

Correva l’anno… Boh, non ricordo. Un martedì d’ottobre il mio capo venne da me e mi disse: “Ti va di andare in Spagna?“. La cosa non mi avrebbe dato fastidio, se non fosse che quella domenica ero stato invitato ad un battesimo al quale dovetti però rinunciare per forza (ma a dire il vero mi è rimasta qui…). Dovevo portare l’attrezzatura per una riparazione, mentre lui ed altri operai avrebbero viaggiato in aereo. Seguirono tre giorni di preparativi. Il giorno prima di partire il capo, che stava scherzando col meccanico, si avvicinò a me e con tono di sfida mi disse: “Ma tu, che vieni a Palma, quando sarai là… Sai parlare spagnolo?“. Ed io: “Certo!“.

Lui: “Ma và?“.

Io (serissimo): “Sì sì!“.

Lui (poco convinto) “Eh, come no… Sono curioso di sentire il tuo spagnolo…” e se ne andò.

Venne il giorno della partenza. Sveglia alle 3 di notte e poi di corsa in officina. Per l’occasione il capo mi assegnò un compagno di viaggio: l’elettricista. Persona simpaticissima, ma non abituata a lunghi viaggi: ogni due ore mi chiedeva di fermarci a riposare, mentre io ero (e sono tutt’ora) tranquillamente in grado di tirare anche 6 o 7 ore consecutive. Va da sé che giungemmo a Barcellona dopo 14 ore di viaggio. Di cui una, l’ultima, alla ricerca del porto: a causa di un cantiere (o di un incidente, non ricordo bene) alle porte della città fummo costretti a prendere una deviazione che ci portò leggermente fuori dall’itinerario, in orario di punta e per di più di venerdì sera. Massacrante… 😕 Giunti al porto andai a fare i biglietti per la nave che in nottata ci avrebbe portato a Palma di Maiorca, poi mi feci un giretto nei dintorni, giusto il tempo per sbirciare le ramblas. Infine, puntualmente, ci imbarcammo su ‘sta nave. Immaginate la nostra sorpresa quando, giunti a bordo, scoprimmo di non avere una cabina compresa nel biglietto (2 persone più un camion: visto che nessuno può stare nei pressi del proprio veicolo, secondo loro l’autista e il suo secondo dove dormono? Mah…). Nottata quindi pressoché in bianco, su questa nave da crociera dove tutti si divertivano tra discoteche e casinò.

Scendemmo dalla nave il sabato mattina alle 7. Qui trovammo una macchina ad aspettarci e a condurci presso la nostra destinazione. Mi pianse il cuore quando, lungo la strada, vidi delle giovani ed attraenti fanciulle che, uscendo da una discoteca, chiedevano un passaggio che non potevo dare… Giunti da questo nostro cliente cominciammo subito il lavoro: io, oltre ad aver fatto il viaggio (e ad averne in programma un altro uguale per il ritorno), dovevo fare da aiutante, da meccanico aggiunto, aiuto elettricista (sono pur sempre un perito elettrotecnico, no?) e interprete (“Visto che parli spagnolo, renditi utile!” furono le parole del mio capo…). In serata concludemmo il lavoro, e dopo una notte in albergo (utile per ricaricare le batterie) la mattina successiva vennero ultimati alcuni ritocchi. Poi tutti a pranzo (maccheroni alla bolognese per tutti… A Palma de Mallorca? 😯 ) (il capo era mooooolto perplesso sulla pajella… 😆 ) ed infine ognuno per la sua strada. Memorabile il saluto ai nostri clienti:

Il mio capo (gesticolando come un pirla) (pronunciate così come leggete): “Noi… Venire aquì!… Due… Setemanas…“.

Io (con fare naturale): “Nosotros volveremos aqui antes dos semanas…” alché i nostri clienti capirono e soddisfatti risposero: “Vale!”, ossia va bene. Anche se, comunque, sapevo benissimo che queste persone parlano benissimo l’italiano… 😆

Dopo un bel giro turistico per la città e per il porto di Palma, la sera imbarcammo sulla nave di ritorno a Barcellona (questa volta con la cabina prenotata, altrimenti, come dissi al capo, “Il camion lo riporti te in Italia…“) e il giorno dopo ci sobbarcammo altre 14 ore di strada. Giunti finalmente in officina il capo mi fece subito scaricare l’attrezzatura e caricare per il giorno dopo, destinazione Modena. Dalla serie: un pochino di riposo no? Ah, ma forse lui non era stanco… 😥