Nove e venti

Ahi che terribili nove della sera. Erano le nove (e venti) precise, le nove e venti a tutti gli orologi quando la sagoma di un eroe che non sorride s’è stagliata al margine dell’arena. E mentre il silenzio chiudeva sedicimila bocche, e sbarrava sedicimila paia d’ occhi, e il tempo sembrava essersi fermato su tutta l’arena, lui alzava una palla che nessuno poteva prendere, e nel silenzio andava a gonfiare la rete, e poi un urlo liberatorio da sedicimila bocche raccontava che sì, stavolta la sorte era con il Brescia, e il sogno inseguito e sognato mille volte stavolta sarebbe diventato realtà.
Erano le nove (e venti) precise della sera quando Davide Possanzini ha sbloccato il risultato di Brescia-Torino, scacciato i fantasmi di Livorno, cominciato a dare volto, anima, cuore e aritmetica alla partita del Brescia. La partita perfetta che ci voleva è infine arrivata.
Erano le nove e venti precise della sera quando, senza sangue e senza arena, è cominciata l’agonia del Toro: sì, l’indomito cuore granata, quello del mito e delle imprese, della sofferenza e del lungo purgatorio in B, arrivato a Brescia sull’onda di polemiche carognette e un po’ meschine, con duemilaottocento tifosi tetragoni agli schiaffi del calcio e della sorte, con il sindaco Sergio Chiamparino e il procuratore generale Giancarlo Caselli (maglia rigorosamente granata sotto la giacca) a fare da numi tutelari, appena defilati in tribuna.
A svelenire le ruggini di Torino, e della squalifica comminata e poi revocata a Bianchi per l’ imprecazione malandrina, è stato il tifoso solitario che nella curva granata ha issato la scritta «zio c’è». Malinconicamente rovesciata, alla fine, in un imprecatorio «zio cane».
Brescia ha risposto schierando tutta la città industriale e istituzionale, bancaria e imprenditoriale sulle tribune del Rigamonti, con mezza giunta comunale in maglietta biancazzurra, distinti docenti a sbracciarsi come ragazzini, compunti banchieri e dirigenti d’azienda a fare la ola manco fossero ultras della curva.
Sì, erano le nove e venti a tutti gli orologi quando la partita del Brescia ha cominciato a tingersi dei colori del mito, ad assumere i contorni dell’impresa, a rimandare i bagliori della storia. A raccontare la scena non c’era però un poeta andaluso dal destino fatale ma cronisti accaldati, giornaliste descamisade e generose di abbracci, ugole arrochite dalla gioia e dallo strazio, compunti esperti delle tattiche calcistiche che hanno tifato spudoratamente. Come ultras. Tanti avrebbero voluto complimentarsi con Gino Corioni, l’uomo solo al comando, ma lui – sostenuto da un cardiotonico invidiabile – ha scelto di soffrire da solo, rannicchiato in panchina, a vivere in solitaria una partita che per lui – e solo lui – poteva aprire il baratro finanziario o l’olimpo milionario dei diritti della A.
Sì, la partita perfetta riporta la Brescia del calcio (e non solo) al rango che compete alla terza potenza industriale d’Italia. L’anno prossimo, sul rettangolo del Rigamonti, sulle tribune scalcagnate delle mille imprese, delle mille sofferenze, delle gioie scarne e perciò più belle, sfileranno non più il Crotone e il Grosseto ma gli squadroni da Champions.
Nella sfida fra le due città operaie, quella della Fiat e quella dell’Iveco, quella delle Olimpiadi e quella che fatica a mettere assieme una cittadella dello sport, quella di Cavour e quella di Zanardelli, quella di don Bosco e quella di Montini, alla fine ha prevalso la seconda. La nostra.
Il merito? A giudicare dalla partita perfetta di ieri al Rigamonti, il merito è degli undici leoni scesi in campo, del tecnico che li ha schierati, del presidente che per un anno e più li ha coccolati, strigliati quando serviva, spronati come un padre. A voler scegliere un’icona della partita perfetta di ieri viene in mente Vass, col suo calcio danubiano innervato da rabbia magiara, oppure capitan Possanzini da Loreto miracolato nei piedi e nella generosità infinita di gioco, o il gavardese Zambelli dall’indomita fede biancazzurra che su facebook aveva promesso «stasera Toro allo spiedo», o il bravo Arcari che ha respinto (quasi) tutte le incornate granata.
Se oggi un’intera città può permettersi di guardare dall’alto in basso, senza deferenza e senza soggezione, città come Bergamo e Verona il merito è anche loro. Ahi che terribili nove della sera. Belle. Terribili. E indimenticabili.

(Massimo Tedeschi, fonte www.bresciaoggi.it)

Crisi…

albert-einsteinNon pretendiamo che le cose cambino se agiamo sempre allo stesso modo. Parola di Albert Einstein. La crisi è la migliore benedizione che possa capitare alle persone e ai Paesi, perché la crisi porta con sé il progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il Sole nasce dalla notte scura. Nei periodi di crisi si sviluppano l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi, supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi insuccessi e la sua povertà disprezza il suo talento e rispetta di più i problemi che le soluzioni. La crisi vera è la crisi dell’incompetenza. Il problema delle persone e dei Paesi è la pigrizia nel trovare vie d’uscita e soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita diventa routine, una lenta agonia. Sono le crisi che fanno affiorare il meglio di ognuno di noi, perché senza crisi “il vento è una carezza”. Parlare della crisi significa promuoverla, non parlarne durante una crisi significa esaltare il conformismo. Invece di far questo lavoriamo duramente. Mettiamo fine all’unica crisi che è davvero una minaccia per tutti: la tragedia di non voler lottare per superarla.

Questo brano si trova scritto su un foglio che mia mamma, di ritorno da un viaggio a Firenze, mi ha fatto leggere. Non so chi l’abbia scritto, ma racchiude tanta verità. Crisi… Purtroppo stiamo vivendo una delle pagine più nere del Dopoguerra: l’economia non solo di un Paese, ma di un intero pianeta, si è praticamente fermata. E nel nostro piccolo ci ritroviamo senza le certezze che avevamo soltanto pochi mesi fa. Chi si è ritrovato senza lavoro, chi ha macinato tutte le sue ferie e si trova da diverse settimane in cassa integrazione, chi sta finendo o ha appena finito gli studi e guarda al suo immediato futuro con la preoccupazione di chi non sa se e quando riuscirà mai a trovare un lavoro… E fuori dall’Italia? In tante parti del mondo va peggio che da noi. Cosa ha scatenato questa crisi? Cosa ha praticamente fermato un pianeta? Ebbene, se vogliamo uscire da questa crisi dobbiamo prima capire cosa abbiamo sbagliato, solo allora potremo imparare dai nostri errori e cercare di non ripeterli. Ammesso e non concesso che ciò sia sufficiente…

crisi mondo

Biscotti

biscotti-bicolore

Questa storia è stata pubblicata da un mio amico su Facebook. Molto carina, ve la voglio proporre…

Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d’attesa di un grande aeroporto. Siccome avrebbe dovuto aspettare molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo, e comprò anche un pacchetto di biscotti.

Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla. Accanto a lei c’era la sedia coi biscotti e dall’altro lato un signore che stava leggendo il giornale. Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l’uomo ne prese uno. Lei si sentì indignata, ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro. Tra sé pensò: “ma tu guarda… Se solo avessi un po’ più di coraggio gli avrei già dato un pugno”.

Così, ogni volta che lei prendeva un biscotto, l’uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno, ne prendeva uno anche lui. Continuarono finché non rimase un solo biscotto, e la donna pensò: “Ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti”. L’uomo prese l’ultimo biscotto e lo divise a metà!

“Ah, questo è troppo!” pensò e cominciò a sbuffare indignata, si prese le sue cose, il libro, la sua borsa e si incamminò verso l’uscita della sala d’attesa.

Quando si sentì un po’ meglio e la rabbia era passata, si sedette su una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l’attenzione ed evitare altri dispiaceri. Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando… Nell’aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno. Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell’uomo seduto accanto a lei che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell’orgoglio.

MORALE: quante volte nella nostra vita mangeremo o avremo mangiato i biscotti di un altro senza saperlo? Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di parlare male delle persone, GUARDA attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano!!!

Tra palco e realtà

Questa volta ho fatto il viaggio da solo, ma da diverse settimane ero d’accordo con un’amica di lunga data che ci saremmo trovati, due anni dopo l’ultimo nostro incontro. La giornata non è cominciata benissimo: questa amica mi ha comunicato infatti che raggiungerà San Siro verso le 18.30. Ebbene, io alle 14 avevo già parcheggiato a 2 km dallo stadio: che faccio tutto il pomeriggio?

Con tutta la calma del pianeta ho raggiunto lo stadio verso le 15. I cancelli non erano ancora aperti, perciò ho fatto un giro tra le bancarelle e ho fatto un paio di piccoli acquisti. Poi, alle 15.30, sono entrato allo stadio. L’impianto era ancora semivuoto, solo il prato sembrava essere già semipieno, perciò ho potuto prendere dei posti in buona posizione anche per la mia amica e relativa truppa (4 persone in tutto). Nel frattempo ho potuto ammirare il palco, composto da pannelli solari e ventole eoliche a rappresentare le fonti energetiche del futuro, e da cisterne da raffineria dietro, come a rappresentare il passato.

Dopo 2 ore di noia ho provato a chiamare la mia amica, ma il suo cellulare risultava spento. Ho provato diverse volte, ma niente da fare. Comincia a salire un po’ di ansia, perciò decido di chiamarla sull’altro numero: suona, ma non risponde. L’avrà lasciato a casa? Dopo qualche minuto riprovo, e stavolta ha risposto: era in coda a poche centinaia di metri dallo stadio. Cresce la febbre per l’attesa, comincio a lottare per tenere i posti occupati in un settore già strapieno. Passa mezz’ora, erano quasi le 19, temevo che la mia amica si fosse sbagliata, che avesse i biglietti per un altro settore e che quindi non ci saremmo visti, continuando la maledizione. Poi, aspettata più del concerto stesso, ecco la sua telefonata.

La mia amica era finalmente dentro lo stadio. L’ho vista far capolino dal sottopasso, mentre mi cercava con lo sguardo, e quasi mi son messo a piangere dalla gioia. Ci siamo abbracciati a lungo, in quell’abbraccio c’erano due anni di lontananza e di sentimenti ormai perduti, poi ci siamo accomodati.

Per ovvie ragioni di privacy non posso mostrarvi la foto della mia amica, ma fidatevi se vi dico che l’ho ritrovata bella come un tempo. O forse più bella ancora. Il tempo però ha portato con se sogni e speranze di entrambi, perciò ci siamo accontentati per esserci incontrati di nuovo. Non so se in futuro potrà nuovamente nascere qualcosa tra di noi, onestamente non credo e comunque non adesso, ma per me è già tanto aver mantenuto uno splendido rapporto di amicizia. E per ora non aggiungo altro.

Ho dimenticato qualcosa? Ah già, il concerto… Oltre due ore di musica, seguita con grande partecipazione da parte di tutto il pubblico. Il Liga ha lanciato anche una frecciatina al Comune di Milano e a quanti costringono San Siro a limiti di rumore, di orario, di tutto: “Il rock va suonato al volume che serve”. Ligabue ha cantato un mix di canzoni vecchie e nuove, iniziando con una delle più belle canzoni del panorama musicale italiano. Ve ne propongo un pezzetto, che ho registrato con la mia fotocamera:

La mia amica ha dimostrato di essere una fan molto accanita di Ligabue: non ha steccato una sola parola. Mi ha divertito molto osservarla mentre, cantando, gesticolava a ritmo di musica. Ha scattato oltre cento foto, mentre io ho preferito seguire il concerto. Vi lascio un’istantanea del Meazza, scattata mentre Ligabue cantava “Ho messo via”…

N.B. Potete cliccare sulle varie foto per ingrandirle…

Luci (o ombre?) a San Siro

(immagine presa dal sito www.vascorossi.net)

L’altra sera allo stadio la mia truppa era composta da 7 “soldati”: oltre a me c’erano un caro amico col figlio di sua moglie, un ragazzo brasiliano di 14 anni, e un altro amico di origine partenopea con la moglie, il figlioletto di 10 anni e la nipote, un’avvenente 15enne salita da Napoli appositamente per il concerto. La quale, per respingere la corte del quasi coetaneo brasiliano, si è letteralmente incollata a me fino alla fine del concerto, e ora quando mi vede invece di salutarmi mi dice “Forza Vasco!!“…

Durante l’attesa per il concerto la nostra attenzione venne attirata da un vivace brusio di voci proveniente dalla nostra destra. Ci siamo alzati per capire cosa stava succedendo, poi si sa che quando c’è così tanta gente può succedere che qualcuno venga anche colto da malore. Comunque ho approfittato del fatto che ero il più alto della fila per cercare di guardare più in profondità. Improvvisamente ho intravisto una sagoma a me molto familiare…

MA QUELLO E’ VASCO!!! 😯

Mi spiace non potervi documentare la cosa: avevo riposto la fotocamera nello zaino, che nel frattempo era passato nelle mani di un amico. Ma dovevate vederlo: cappellino verde in testa, occhialini da sole, giubbotto in pelle… Sarà stato sicuramente un sosia: figuriamoci se Vasco a un’ora dal suo concerto a San Siro sale al terzo anello in mezzo alla folla! Credo che nemmeno per il Papa si sarebbe scatenato un putiferio simile. Fatto sta che, sosia o meno, un bel po’ di scompiglio l’ha creato… 😉

Dopo pochi attimi la sagoma del cantante scomparve tra la folla. I miei amici, che non hanno visto niente, mi hanno chiesto cosa fosse successo. E io, da bastardo inside, ho risposto con grande entusiasmo: “C’è Vasco!“. Alla mia giovane amica quasi venne un colpo… Vi dirò: è stato più semplice farle credere che fosse passato veramente Vasco che farle capire che invece era un sosia… 😉

…perché era un sosia… Vero? 😯

Errore di sistema – La rivincita

Ricordate il mio racconto di qualche post fa circa una discussione con la Telecom riguardo un servizio addebitatomi senza richiesta? Ebbene, se pensavate che fosse finita lì vi sbagliavate…

Dunque, eravamo rimasti che avevo chiesto al centralinista Telecom di togliermi questa opzione che mi permetteva, alla modica cifra di 3.95 euro mensili, di chiamare tutti i fissi anche tramite la linea tradizionale (avendo Alice tutto incluso questo servizio ce l’ho già attraverso un telefono chiamato Aladino collegato al modem). Tutto risolto? Macché: dopo qualche giorno mia mamma, che stava usando l’Aladino, si è vista cadere la linea. Curioso: internet funziona che è una meraviglia, ma l’Aladino no, è praticamente morto… 😯

Dopo qualche ora di attesa decido di chiamare la Telecom e di segnalargli la cosa. La centralinista, cordialissima, mi ha fatto notare che con ogni probabilità il segnale sarebbe tornato regolare nel giro di qualche ora, ma per scrupolo ha fatto ugualmente segnalazione di guasto: “Verrà risolto entro due giorni lavorativi“. E che giorno era? Sabato! Fantastico… 😐 Faccio quindi passare il weekend, lunedì e martedì: il cordless è ancora morto. Chiamo ancora il 187: la signorina stavolta mi spiega che il guasto è causato dalla riconfigurazione dovuta alla mia richiesta di rimuovere l’opzione da 33.95 euro. Al ché urlo: “Mi avete affibbiato un servizio non richiesto, e ora per toglierlo mi private dello stesso servizio che avevo già? Ma io vengo lì e vi spacco il c..o!!“. La centralinista allora ha avanzato un sollecito, chiedendomi altri due giorni. La mia risposta: “Una settimana: se funziona, bene, sennò stacco tutto!“.

Dopo altri 3 giorni senza il nostro Aladino (e siamo già al venerdì successivo) richiamo la Telecom per chiedere a che punto è la situazione dei tecnici. I quali, ovviamente, erano già andati a casa e fino al lunedì non sarebbero stati reperibili. La signorina di turno, notando la scheda tecnica ancora aperta, mi ha comunque dato un numero verde da chiamare per parlare direttamente con l’assistenza, ma in ogni caso avrei dovuto aspettare il lunedì. Perciò ieri sera, rientrato dal lavoro, compongo il numero verde: mi risponde il famoso nastro registrato: “Il Centro Assistenza è aperto fino alle 18.30…“. E che ore sono? Le 18.40!! Ma vaff..!! 😡

Stasera ho finito presto di lavorare (la sveglia alle 5.30 ogni tanto porta a qualcosa di buono… 😉 ), perciò sono riuscito a chiamare in orario. Il tecnico che mi ha risposto mi ha gentilmente disconnesso da internet (senza preavviso: la povera Mafalda dall’altra parte di Messenger si sarà sentita scaricata… Scusa Mafy!) e mi ha riprogrammato il modem, il tutto in circa 15 minuti.

Il mio Aladino è tornato pimpante come un tempo, ma dico io: dovevano menarmela per 11 giorni per un lavoro da 15 minuti? Senza contare che se non avessi chiamato il numero verde non avrei mai risolto la cosa… 😯

Organizzazione impeccabile

Ieri mattina sono stato da uno di quei clienti che definisco “saltuari”, in quanto vado a trovarli una volta ogni tre o quattro mesi. Questo poi non ordina mai troppa roba, quindi non mi fa mai perdere troppo tempo. Almeno, mai fino a ieri…

Arrivato a destinazione ho trovato subito una sorpresa: toh, hanno messo l’insegna! Era ora, ci fosse stata la prima volta che li cercavo avrei preferito… Ho proseguito fino al cancello che conduce al magazzino, e qui ho trovato una grossa insegna: “Prima di entrare si prega di citofonare“. Beh grazie, finché tenete sempre il cancello chiuso fin lì ci arrivo anch’io… Son sceso dal camion e mi sono attaccato al citofono. Stranamente però non mi ha risponsto nessuno. Cercando di sbirciare dentro il magazzino ho visto gli operai al lavoro, quindi ho insistito su quel campanello, ma niente da fare. Dopo 3 o 4 tentativi andati a vuoto ho fatto due passi, raggiunto il citofono degli uffici e suonato a quello: mi ha risposto una donna, alla quale ho spiegato: “Ho suonato di là, ma non mi ha risposto nessuno“. E lei: “Ah… Sì, c’è il citofono guasto. Le apro io“. Vabbè, un cartello grande una casa che mi ordina di suonare ad un citofono guasto… 😯

Torno al mio camion: mi aspettavo di vedere il cancello già mezzo aperto, invece era ancora lì dove l’avevo lasciato. Ok, sarà questione di secondi… Passa un minuto… Due minuti… Tre minuti… Comincio ad innervosirmi… Dopo un po’ ho notato una ragazza bionda all’interno della proprietà avvicinarsi al cancello con un telecomando in mano: il suo sforzo però pareva vano, il cancello non si smuoveva affatto. Allora lei (che poi era la stessa persona che mi aveva risposto al citofono poco prima), scusandosi, mi ha chiesto di pazientare ancora un momento. Rientrata in ufficio, subito dopo il cancello finalmente s’è aperto.

In meno di un minuto sono entrato, ho scaricato e sono tornato al cancello, ma disgraziatamente l’ho trovato nuovamente chiuso. Il magazziniere però mi aveva suggerito di suonare il clacson per farmi riaprire, così ho dato aria alle trombe. Inutilmente: il cancello non batteva ciglio. Con quel pizzico di rabbia mi sono diretto in ufficio, e subito entrato mi son trovato di fronte una signora sulla sessantina, che, con tono e sguardo da signorina Rottenmeier, chiede conto della mia presenza negli uffici. Le ho spiegato il mio problema, allora lei mi ha mandato dalla signorina bionda di prima. Che, come mi ha visto, ha capito che volevo uscire: si è girata ed ha premuto un interruttore, sotto il quale stava scritto: “apri cancello magazzino“. Le avrei chiesto per quale motivo prima fosse uscita col telecomando, ma onde evitare inutili polemiche ho ringraziato e me ne sono andato.

Ora, voglio dire: passi il citofono guasto (nulla è indistruttibile), però un pelino più di organizzazione no? Che so, un cartello con scritto “citofono guasto, suonare in ufficio” e magari seguire i movimenti del camion in modo da potergli riaprire senza farne bestemmiare il conducente… Ma credo di aver avuto a che fare con persone che erano tutto, tranne dei missili d’intelligenza… 😕

Incontri in rete

Circa 6 anni fa, un paio di mesi dopo aver acquistato il mio attuale pc, decisi di installare internet. Poi chiesi a mia sorella di consigliarmi una buona chat, e dopo pochi minuti feci il mio esordio in rete. Diedi un’occhiata alla lista dei contatti on line, poi scelsi di contattare una ragazza: mi rispose. Oggi questa persona è una delle presenze più importanti della mia sfera privata, un’amica veramente speciale alla quale devo dire grazie per i tanti sorrisi che ha sempre saputo regalarmi. Spero veramente che me ne possa regalare ancora tanti, tantissimi.

Una settimana più tardi mi ricollegai alla stessa chat, ma questa volta venni contattato io da una ragazza. Dopo 3 anni di sporadici contatti la nostra amicizia si rafforzò rapidamente fino a sfociare nell’amore. Un’amore durato un anno e mezzo e che oggi è finito, ma è comunque rimasta una discreta amicizia.

L’anno scorso, in un periodo in cui mi sentivo particolarmente solo, decisi di seguire il consiglio del mio amico Cristian ed aprii un blog. Era più un esperimento che un blog, tant’è che oggi non esiste più, ma attraverso quella paginetta ebbi modo di conoscere e successivamente incontrare Rosasophia, una persona dolcissima ed altruista. Il suo blog purtroppo tace da un paio di mesi, ma mi auspico di ricevere presto sue notizie.

L’incontro con Rosasophia mi spinse ad aprire un blog più di carattere personale e politematico. E fu così che il primo agosto del 2007 nacque questo blog. Nel giro di pochi mesi ho avuto il piacere di incontrare Musictere e Angioletto79, finché il mese scorso venni invitato al mio primo raduno blog, di cui ho parlato a suo tempo in questo post.

Mercoledì scorso ho partecipato, sempre a Bologna al mio secondo raduno. Ritrovo, anche questa volta, il famigerato parcheggio scambisti dell’altra volta. E anche stavolta affollato da individui non meglio identificati… 😯 Io e Stoneeaten siamo arrivati per primi, poi sono arrivati Adamo con JJ Kuku Jan e un loro amico, quindi le Derelitte (questa volta entrambe, alla faccia del Pianeta Porco Bastardo) (vero Cally?) insieme a GG. Quindi ecco le organizzatrici: Patty, Selma e Bdp, insieme a Sara. Per concludere, Ramskilo con un suo amico. Completata la truppa ci siamo diretti al ristorante, dove poi ci siamo abbuffati di tigelle e crescentine, specialità culinarie molto succulente della zona. A metà cena ci ha raggiunti anche Violettin, poi verso mezzanotte siamo andati all’Estragon, dove siamo rimasti fino a notte fonda a ballare musica anni ’80 e ’90.

Che dire, se non avessi messo internet non avrei mai conosciuto un’amica carissima, non avrei vissuto un amore, forse non avrei mai nemmeno aperto un blog. E non avrei mai letto pagine e pagine di vita vissuta, di racconti più o meno diverertenti, di pensieri ed emozioni. E non avrei mai conosciuto questi ragazzi.

Da quando ho messo internet la mia vita è cambiata, quasi sempre in meglio. Ho avuto la possibilità di conoscere persone interessanti e di crearmi nuovi amici. Amici che ringrazio, perché è anche merito loro se oggi non mi sento più così solo.

Pizza di traverso…

Alcuni giorni fa un mio amico mi ha riportato alla mente una storia, una delle tante vicende che ho vissuto in passato. Una delle tante vicende nate dal mio cellulare…

Accadde una sera che un’amica di lunga data mi propose di uscire con lei per un caffè. Accettai, e dopo un’ora ci trovavamo in un bar a conversare del più e del meno, finché non uscì con la sua trovata: “C’è una mia amica che vuole conoscerti! Mi ha detto di darti il suo numero“. Risposi: “Veramente preferirei ricevere il numero dalla diretta interessata…“. Allora lei in un minuto le mandò un sms (chissà cos’avrà scritto… 😯 ), la cui risposta fu: “ok daglielo“. Presi quindi questo numero, ma non mandai un sms: semplicemente feci uno squillo, uno solo. Manco il tempo di girarmi e mi arrivò un sms fiume. In poche parole la ragazza in questione si presentò: Sara, un anno meno di me, super appassionata di musica leggera italiana e di pizza. Residenza, una ventina di km da casa mia. Toh, nemmeno lontano, proviamo a darle retta… 🙄

La breve distanza e i gusti simili (soprattutto in fatto di pizza) ci permisero ad organizzarci piuttosto rapidamente per una cena. Un incontro formale più che un appuntamento, anche se il luogo di ritrovo (Salò, stupenda località sul lago di Garda) farebbe pensare al contrario. Sara si presentò puntuale (una delle rare volte che l’invitata non è in ritardo), e visto il clima pessimo (vento e freddo, nonostante fosse luglio) ci fiondammo in pizzeria senza pensarci due volte. La serata passò in tutta tranquillità: mi passò in rassegna tutta la sua discografia (oltre 3mila dischi in vinile di musica soprattutto italiana anni ’50-’60-’70) alla quale feci fatica a ribattere. Nonostante sia alquanto attrezzato (tra cd, vinili e musicassette arrivo 600/700 pezzi, dovrei decidermi di contarli una volta o l’altra…) non riuscivo nemmeno ad avvicinarmi ai suoi livelli di conoscenza musicale. Se non altro però, non trovai difficoltà a trovare un discorso che non la annoiasse… 😉

Dopo 2 ore abbondanti, durante le quali entrambi abbiamo fatto il bis di pizza, decidemmo di uscire. Lei si disse stanca, perciò la salutai e mi diressi verso casa. Dopo qualche km mi arrivò un sms:

Grazie per la splendida serata, sei stato veramente un angelo. Spero di rivederti presto. Un bacione

Se non altro avevo in mano materiale da mostrare agli amici… 😉 Scherzi a parte, risposi al suo sms, e per un paio di giorni fu uno scambio continuo. Poi improvvisamente non ottenni più risposta. Attesi alcune ore, poi preoccupato la chiamai: suonava libero, ma non rispondeva. Riprovai diverse volte, ma niente da fare. Finché un venerdì sera mi rispose una voce maschile. Chiesi di Sara, ma mi sentii rispondere che Sara non c’era e che avrei fatto bene a non cercarla più.

Così a occhio e croce saranno passati 6 o 7 anni, ma da allora non ho più ricevuto uno straccio di notizia di questa ragazza. Perfino l’amica che mi ha dato il suo numero non ha più saputo nulla. Non ho mai capito se il problema fossi stato io, o se invece c’era già qualcun altro nella sua vita (ad esempio il tipo che mi ha risposto). L’unica cosa che ho capito in tutta questa storia è che evidentemente non era destino… 😕

Dove avevo sbagliato?

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L’altro giorno mi è capitato di passare in un paese dove viveva una ragazza che avevo rimosso dalla mia memoria. Considerando che è un posto dove non passo mai, l’evento mi ha riportato alla mente una vicenda che vale la pena di raccontarvi.

Dunque, credo fosse il 2004. Una sera mi capitò di uscire con un’amica di vecchia data per un caffè. Quando mi recai alla toilette ebbi la sventura di dimenticare nel giubbino il mio cellulare. Così questa mia amica ne ha approfittato ed ha spedito un sms ad un numero che solo lei conosceva. Immaginatevi quindi il mio stupore quando da questo numero mi arrivò risposta… Mi ci volle qualche minuto per capire cosa era successo: la mia amica aveva mandato un messaggio ad una sua conoscente single dicendole che volevo conoscerla. La destinataria, una persona piuttosto socievole, accettò e mi contattò a sua volta. Questa ragazza, che si chiama Maria, lavorava in un paese qui vicino, quindi non ci mettemmo molto ad organizzare un incontro. Nulla di che, giusto un caffè e una sigaretta, proprio per vederci in faccia. L’impressione fu comunque positiva, per entrambi. Ne è prova il fatto che qualche giorno più tardi, proprio mentre passavo dalle sue parti, mi mandò un messaggio nel quale mi disse di volermi rivedere (stavo già svoltando verso casa sua, ma si affrettò a dirmi che non era a casa) ( 😦 ). Trovammo quindi occasione di rivederci anche più di una volta: il giorno del mio compleanno mi portò nella migliore pasticceria/gelateria della provincia (non è periodo di gelati, ma quando ci vuole ci vuole… 😉 ), un’altra sera andammo a giocare a bowling… Insomma, ci si frequentava e intanto ci si conosceva un po’ alla volta. Alla vigilia di Natale venne a trovarmi alla mia solita gelateria, dove festeggiavo con gli amici. Che dire, ero abbastanza contento di quella situazione.

A gennaio venne il suo compleanno. Per l’occasione la portai fuori a cena: unica nota stonata, finì tardi di lavorare, quindi dovemmo mangiare alla svelta poiché il padrone della pizzeria non vedeva l’ora di chiudere. Tre giorni più tardi la trovai a sorpresa in gelateria insieme ad una sua cara amica (che conoscevo) e a due ragazzi. Sentii puzza di bruciato, ma una mia carissima amica (che conosceva i ragazzi), presente quella sera, volle rassicurarmi: uno era il fidanzato dell’amica di Maria, mentre l’altro, felicemente fidanzato da diversi anni, era il fratello dell’altro tipo. Continuavo però a sentire puzza di bruciato, e il mio naso funziona fin troppo bene…

Dopo qualche giorno Maria ritornò in gelateria, questa volta senza l’amica e relativo moroso, ma col fratello del relativo moroso. Chiamata la mia carissima amica, questa rimase più sorpresa di me. Il giorno dopo chiamai Maria, la quale mi spiegò che si erano fidanzati una settimana prima (il giorno dopo la cena che le offrii per il suo compleanno: un pessimo investimento, non trovate ?) ( 😕 ): lui aveva mollato la morosa per andare con lei, che rimase colpita da quel gesto e accettò (ma tu vedi questa…). Mi ringraziò per tutto quello che avevo fatto per lei, ma mi disse di non provare niente per me, facendomi credere di essermi illuso.

Morale: le poche notizie giunte al mio orecchio mi hanno detto che Maria e il tipo si sono forse sposati, sicuramente ora convivono. Se non fossi passato per il suo paese oggi con tutta probabilità non me la ricorderei più, ma quando ci penso mi chiedo: dove avevo sbagliato? Domanda alla quale, credo, non avrò mai un’adeguata risposta…