Ritorno all’adolescenza

Durante le mie operazioni di riprogrammazione del pc dopo che, in dicembre, l’avevo formattato, mi è capitato in mano un gioco con il quale non giocavo da tantissimo tempo: Turok 2. Per chi non lo conoscesse vi mostro un’istantanea del gioco. Devo rivelarvi che ho sempre avuto una grande passione per questo genere di giochi; ebbene, questa passione si è risvegliata proprio in questi giorni. Ho deciso così di andare a rispolverare un po’ di vecchi floppy da 3″1/2, qualche cd finito nel dimenticatoio e di scatenarmi.

Il primo titolo che ho deciso di installare è stato il mitico Wolfenstein 3D. Questo giochino è stato il primo di questo genere, impossibile ch’io non lo tenessi. Quando l’ho avviato mi son trovato di fronte un’opera d’arte senza audio e con una grafica improponibile: una risoluzione di 320×200 pixel può andare bene su un monitor di tipo vecchio che arrivava massimo a 640×480, non altrettanto si può dire con un monitor 19″ con risoluzione massima 1920×1440 pixel (presente i quadratoni?). In effetti 15 anni fa Windows XP non esisteva, si lavorava col 3.1 o 3.11 e il sistema operativo si chiamava MS-DOS. Sicuramente chi tra voi usava i pc dell’epoca ricorderà che le cartelle si chiamavano directory e che tutti i comandi erano stringhe inserite dopo il prompt (>) ( 😯 ). Questo gioco comunque girava benone anche con Windows 95, e quindi anche sul mio vecchio pc, defunto 6 anni fa. Oggi ci sono schede grafiche superavanzate e le schede audio non sono più compatibili con le vecchie Sound Blaster, tuttavia ritrovarmi dopo tanti anni circondato da soldati tedeschi col mio bel mitragliatore in mano mi ha fatto tornare ragazzo. Accennata la cosa ad un mio carissimo amico, costui mi ha procurato una versione rimodernata dello stesso gioco chiamata NewWolf, dove si può giocare con una grafica accettabile (senza però perdere lo spirito del gioco originale) e con i suoni originali. Fantastico…

Spinto dall’onda dell’entusiasmo ho provveduto a reinstallare tutti i vari giochini del genere. A cominciare da Doom e Doom 2, che hanno fatto la storia dei videogiochi per pc, per proseguire con giochi come Heretic (uno e due) e Hexen (uno e due pure qui). Ma, già che stavo ribaltando, ho trovato anche altri vecchi giochi, tra i quali spiccano Prehistorik 2, il primo Worms e The Incredible Machine. Morale: in questi giorni sono tornato quel ragazzino 15enne che perdeva interi pomeriggi a giocare invece di studiare. E meno male che non lavoro in ufficio… 😉

Quello che non sapete sui Puffi

Eccovi, come promesso, il testo che ho scovato in rete. E’ un po’ lunghettino, e probabilmente qualcuno di voi non condividerà quanto sta scritto qui sotto. Voglio far notare però che questo testo non è stato scritto da me (non ho trovato l’autore). Se avete comunque tempo e voglia leggetelo, rimarrete senza parole… 😉

I Puffi – Messaggi subliminali

Il cartone animato narrava le storie e le vicende degli abitanti di un villaggio, i Puffi, strane creature blu comandate da un grande vecchio chiamato Grande Puffo. I modelli di comportamento trasmessi dal cartone animato erano pregni di messaggi che richiamavano esplicitamente al marxismo-leninismo; inoltre numerosi messaggi subliminali inseriti nelle varie puntate trasmettevano un’idea di mondo governato dalle regole del socialismo reale. Probabilmente i Puffi sono stati un tentativo mediatico di indottrinamento politico a favore del modello di vita comunista e sovietico in particolare.

Grande Puffo

compagno-grande-puffo.jpgEgli è il capo indiscusso del villaggio, ha il potere decisionale in ogni ambito della vita sociale della comunità. Non è eletto ma si trova nella sua posizione forse perché è il membro più anziano della comunità. Il suo potere è incontestabile dai Puffi: l’unico che alle volte si contrappone a Grande Puffo è Quattrocchi (che sembra riportare alla memoria Lev Davidovic Trotsky), ma con scarsi risultati. Il capo supremo fa rispettare le leggi del villaggio e determina la vita sociale ed economica dello stesso, regolando di conseguenza tutte le attività che i Puffi svolgono. Le sue fattezze così particolari non possono che far sì che venga paragonato a Karl Marx, autore de “Il Capitale” e capostipite dell’idea socialista in cui il popolo sovietico e socialista (i Puffi) si riconosce e in cui crede ciecamente. A Grande Puffo-Marx i Puffi si rapportano quasi come ad un idolo, un duce supremo onniscente. Egli è venerato, infallibile e nelle avversità riesce sempre egregiamente a guidare la comunità di cui è capo fuori dai guai.karl-marx.gif Non è possibile avere la certezza che l’intento di Peyo nella raffigurazione di Grande Puffo fosse quello di avvicinare i giovani spettatori del cartone animato al padre del Socialismo. Il fatto che la rassomiglianza tra le fattezze dei due soggetti sia così evidente sembra però rafforzare la nostra ipotesi. Ipotesi che verrebbe confermata anche dal ruolo che Grande Puffo ricopre all’interno della vita sociale del villaggio. Quella di un “grande compagno” (dal fatto che abbiamo stabilito che nel linguaggio dei Puffi la parola puffo denota l’individuo ma connota “compagno“). Dopo aver stabilito che Grande Puffo-Marx sia un inequivocabile richiamo alle idee socialiste passiamo ora ad analizzare gli altri Puffi. Personaggi per i quali vi sono altrettanto inquietanti analogie politico/partitiche.

I Puffi

puffi_03.jpgI Puffi sono delle creature di colore blu ed indossano tutti un berretto di colore bianco, tranne il capovillaggio che ha il berretto rosso. La loro età non è ben definibile: diciamo che c’è un anziano (Grande Puffo) ed il resto della comunità sembra essere composto da individui adulti ma ancora relativamente giovani. Ciò ha notevoli ripercussioni anche nella vita sociale del villaggio e nei rapporti tra gli individui che analizzeremo in seguito. Nelle versioni successive vengono introdotti nuovi personaggi, un pittore, un poeta, un anziano e tre bambini. Non a caso ciò coincide con l’avvio della glasnost di Gorbacev Mihail Sergeevic: probabilmente anche nel mondo dei cartoni animati la “pubblicità” stava modificando le cose.puffetta2jpg.gif Il genere sessuale è altrettanto indefinibile dai tratti somatici che sono uniformi per tutti i Puffi, lo si intuisce dai comportamenti sociali. La mancata differenziazione tra i sessi e tra gli individui sicuramente ci riporta all’idea comunista di società egualitaria senza barriere tra i sessi e tra gli individui. C’è un solo essere femminile all’interno della comunità, si chiama Puffetta e si distingue dagli altri per una fluente chioma bionda. I Puffi si identificano l’uno con l’altro solamente grazie al ruolo che ognuno ricopre nel processo di produzione: il loro nome è dato dalle abilità specifiche e dai compiti che assumono nel ciclo produttivo della comunità. La parola “puffo“, che precede la qualifica che contraddistingue i Puffi, assume perciò una funzione unificatrice ed identificatrice (sociale) dei membri del villaggio: è naturale il paragone con la parola “compagno” utilizzata dal partito comunista per identificare i membri dell’apparato e tutti i cittadini.

Smurf

bandella.jpgIl titolo originale delle tavole di Peyo era “La flute à Six Schtroumpfs“. Nella commercializzazione è stato modificato a seconda della lingua di programmazione del cartone animato (ci sono 25 versioni fino ad oggi):

  • Olandese: Smurfenin
  • Tedesco: Smurfen
  • Francese: Schtroumpfs
  • Spagnolo: Pitufos
  • Danese: Smols
  • Afrikaans: Smurfies
  • Serbo-Croato: Strumps
  • Giapponese: Cumafu
  • Ungherese: Torpèk
Ciò che ci interessa è il titolo con cui il cartone animato veniva proposto ai bambini anglofoni: SMURF. Apparentemente il titolo non ha legami con il mondo reale ed è una pura fantasia, ma alcuni studiosi di questo fenomeno mediatico invece hanno provato a dare un’interpretazione anche alle motivazioni per le quali è stato scelto questo nome bizzarro. Le iniziali di Smurf infatti potrebbero essere riferite a:
  • Socialist
  • Men
  • Under a
  • Red
  • Father

Per me ciò sembra una forzatura alla ricerca, probabilmente viziata dalla tesi di partenza (ricordo che questo brano l’ho trovato in rete, non so chi sia l’autore. NdScorpio). Tuttavia non è da escludere che sia l’ennesimo messaggio subliminale nascosto nei livelli di lettura profondi del cartone animato. In fin dei conti era soprattutto il mondo anglofono (USA-GB) il principale nemico del Comunismo. Viste le innumerevoli sorprese che ci ha riservato questo studio non possiamo trascurare che sia possibile leggere il titolo del cartone animato come: “Uomini socialisti sotto un padre rosso“.

Il linguaggio

internazionale.jpegElemento di fondamentale importanza che riconduce “il Villaggio dei Puffi” ad un cartone animato di chiara matrice politico/partitica è il linguaggio. Innanzitutto i nomi dei personaggi, che come abbiamo già riportato indicano il ruolo che il soggetto assume nel processo produttivo e non sono stabiliti alla nascita come avviene nella normale prassi. Da un punto di vista semantico, inoltre, la parola “puffo” si sostituisce molte volte al normale frasario (ad esempio verbi come “fare” sono tradotti come “puffare“) e viene anteposta al nome dell’individuo per qualificarlo (Puffo inventore, Puffo poeta, ecc.). Da ciò è possibile dedurre che PUFFO significa COMPAGNO! Pertanto come tra i membri del partito Comunista anche i Puffi tra di loro si chiamano compagni. In secondo luogo, le canzoni che i Puffi cantano durante le attività lavorative, ad esempio la famosissima “la la lala lala la lalalala…” (con una vaga somiglianza all’inno dell’URSS). Nel regime sovietico le canzoni che i lavoratori cantavano erano composte appositamente dall’intellighenzia e trattavano temi sociali, inneggiando al proletariato e alla produzione. Anche nel villaggio l’attività lavorativa viene scandita dal ritmo di canzoni che servono per incitare i Puffi nel loro lavoro. E’ tipica la scena in cui i Puffi si incamminano in fila indiana (capofila ovviamente è sempre l’onnipresente Grande Puffo) per recarsi a lavorare e cantano canzoni per incentivare la produzione. Oltre a questo le canzoni determinano l’appartenenza dei membri della comunità dei Puffi, con lo stesso ruolo delle note dell’Internazionale Socialista. Durante le attività lavorative è immancabile la coordinazione e la supervisione di Grande Puffo, e lo stesso vale quando i Puffi suonano, infatti è Grande Puffo a dirigere l’orchestra.

Il villaggio dei Puffi

bl0366.jpgLa struttura del villaggio è molto particolare: le abitazioni dei Puffi sono fatte a forma di fungo e sono composte da un unico locale, infatti le dimensioni sono molto limitate (elemento tipico dell’edizilia popolare sovietica). I colori esterni sono sgargianti a dispetto di un interno molto scarno e spoglio. Le case del villaggio sono predisposte in modo che non ci siano “posizioni migliori” tra le abitazioni: anche la casa di Grande Puffo è mimetizzata in mezzo alle altre. Il villaggio è collocato in una vallata; non molto lontano c’è la magione del nemico dei Puffi, Gargamella, che vive in una casa decadente e malmessa.

Gargamella

gargamella.gifEgli è il nemico giurato dei Puffi, un uomo di mezza età, brutto, pelato e soprattutto molto cattivo. Gargamella è un mago di scarse capacità ed ha un obiettivo nella vita: catturare i Puffi al fine di trasformarli in oro. E’ certamente il nemico numero uno dei Puffi, dal quale diffidare sempre perché è malvagio ed infido. Gargamella non è altro che la raffigurazione umana del capitalismo! Il fatto che voglia trasformare i Puffi in oro (e quindi in mercato) non è casuale. Altro elemento di interesse può darcelo il libro di formule magiche adottato dal perfido mago, che altro non sarebbe se non un richiamo alla pochezza della cultura occidentale. I Puffi si trovano sempre a combattere contro Gargamella e sempre riescono brillantemente a sopraffarlo: ciò è segno dell’incompatibilità tra il sistema socialista e quello capitalista che come previsto da Stalin avrebbero finito inevitabilente per scontrarsi tra loro.

Birba

birba.gifGargamella possiede un gatto di nome Birba. Tale gatto è cattivo come il padrone ed ha un aspetto molto ripugnante. Anche Birba caccia i Puffi (ma per mangiarli) e nutre un odio viscerale verso il popolo blu. Nella versione originale del cartone animato Birba si chiamava Azreal, tipico nome di origine ebraica, quindi probabilmente il gatto rappresenta l’altro grande nemico del regime sovietico: gli Ebrei. Birba/Azreal potrebbe rappresentare un incitamento ai pogrom (termine storico di origine russa che indica le sommosse popolari antisemite), oppure contribuire a rafforzare la diffidenza nei confronti degli Ebrei (basti ricordare Stalin e la congiura dei medici).

L’economia del villaggio

images.jpgForse l’aspetto economico è uno dei più interessanti elementi a supporto dell’ipotesi sostenuta in queste pagine. L’economia del villaggio è pianificata e centralizzata sul modello socialista reale: Grande Puffo è l’artefice dei piani economici (di impostazione staliniana) e non è possibile rintracciare attività private volte a fini di lucro nel villaggio. La N.E.P. sembra una chimera per i poveri Puffi, costretti a lavorare per vedere poi la produzione ridistribuita secondo criteri egualitaristici stabiliti da Grande Puffo; per cui chi produrrà in maniera disomogenea si vedrà retribuito uniformemente, anche rispetto a chi ha prodotto più (o meno) di lui. Il mercato all’interno del villaggio è inesistente, anche la moneta non esiste: tutto avviene per principi redistributivi stabiliti e pianificati dall’alto. Lo scambio o il baratto non vengono praticati perché i bisogni dei Puffi sono tutti identici dato che i Puffi sono “perfettamente uguali tra loro” anche nelle necessità. Infatti nella società dei Puffi non ci sono classi sociali, non esiste una borghesia in quanto i mezzi di produzione appartengono al popolo; i Puffi sono un proletariato che si è emancipato dalla schiavitù borghese e vive applicando le idee del socialismo reale. E’ Grande Puffo che stabilisce cosa serve, in che quantità e quando deve essere prodotto o raccolto. La conformazione del villaggio sotto il punto di vista economico perciò è quella di un Kolchoz sovietico (azienda collettiva). Questa inquietante analogia con i principi (soprattutto con i modi di attualizzazione) del marxismo-leninismo è la riprova della faziosità del cartone animato. puffi_01.jpgE’ possibile anche identificare un’oligarchia comunista che si è soppiantata agli eventuali Kulaki (termine che indicava la classe agiata dei contadini) preesistenti nel villaggio. Come sosteneva Miovan Gilas nei suoi scritti sull’oligarchia nel regime comunista (la c.d. nomenklatura) anche nei Puffi ci sono individui che, godendo del favore del capo, si arricchiscono alle spalle del goloso. Un esempio di ciò è Puffo Goloso, che, infischiandosene dell’equa redistribuzione del cibo, approfitta della propria posizione per soddisfare la sua fame alle spalle degli altri Puffi.

Cronaca di un furto sventato

ruote.jpg

Qualche anno fa il mio famigerato ex capo decise di mandarmi all’aeroporto della Malpensa a caricare una coppia di clienti che giungeva dalla Spagna. Per l’occasione mi consegnò le chiavi della sua macchina personale: la Cayenne fuoristrada della Porsche (e poi poco importa se gli operai indossano calzature di sicurezza economiche…). Cambio automatico, sensori di parcheggio… Un macchinone della Madonna. Tanto che il capo ritenne poco opportuno farmi fare il viaggio da solo. Decise quindi di assegnarmi come copilota sua figlia Gabriella, mia carissima amica da diversi anni.

Partiti dalla ditta alle 6.30 il viaggio andò benissimo fino alla barriera di Milano Est. Qui la grossa quantità di veicoli in coda cominciò a crearci qualche problema: dovete sapere che per superare la barriera ed immettersi nel tratto urbano della A4 (3 corsie) l’immissione è un’operazione da compiersi con la massima ferocia, dove per sopravvivere bisogna eliminare i nemici. Ebbene, imbottigliato in mezzo ad altre decine di migliaia di veicoli i sensori di parcheggio cominciarono a suonare tutti insieme per la troppa vicinanza degli altri veicoli, producendo una melodia decisamente fastidiosa. Soprattutto per la mia amica, preoccupata soprattutto per la salute della macchina (vi ricordo che, ovviamente, guidavo io). Dopo la solita coda allucinante riuscimmo infine a passare oltre e a raggiungere l’aeroporto. Giunti lì con un discreto anticipo portai la macchina al parcheggio. Scendemmo ed io subito accesi una sigaretta, poi ci incamminammo verso l’interno. Quando, distrattamente, notai un tizio in piedi, immobile, dall’aspetto apparentemente tutt’altro che sospetto, che si guardava in giro all’interno del parcheggio. Cominciai ad esitare, come ad attendere che questo tizio se ne andasse da lì, ma lui non accennava a muoversi. Decidemmo comunque di muoverci, ma senza perdere di vista questo tizio. Che, improvvisamente, decise di spostarsi, salendo sulla sua macchina (parcheggiata, guarda caso, proprio in parte alla nostra). Restai ancora in attesa, ma ‘sta macchina non partiva. Allora, siccome io stavo ancora fumando, chiesi a Gabriella di spostare la macchina. Convinto che la sua sola presenza avrebbe convinto il tizio a fare una mossa falsa rimasi negli immediati paraggi pronto ad intervenire. E non mi sbagliavo…

La mia amica fece solo in tempo a salire in macchina che questo tizio scese dalla sua e bussò al finestrino della nostra auto. Lei (stupidamente, come le feci poi notare) abbassò il finestrino di due dita come per voler sentire cosa volesse da lei quest’uomo. Lui le fece mille complimenti per la macchina, chiedendole di salire per vederla da dentro. Inutile dire che Gabriella si prese uno spavento senza precedenti: vedendo me che mi avvicinavo a passo spedito inserì di colpo la retromarcia e scappò letteralmente da lì. Mentre faceva il giro del parcheggio io continuai ad osservare ‘sto tizio, che nel frattempo tornò nel punto esatto dove l’avevo visto la prima volta: in piedi immobile a guardarsi in giro. Portammo la macchina in un altro parcheggio, lasciandola stavolta in bella vista.

Entrammo infine per un caffè, poi siccome era ancora un pochino presto presi la scusa di un’altra sigaretta per uscire a controllare la macchina: nessun problema. Decisi comunque di dare un’occhio al primo parcheggio…e il tizio era ancora là in piedi. Allora, nel rientrare, vidi una pattuglia della Polizia e riferii all’agente il nostro episodio, mostrandogli il tizio che era ancora là. Ci pensiamo noi, mi dissero, così io raggiunsi Gabriella. Dopo pochi minuti arrivò il nostro aereo, i nostri clienti raggiunsero la hall e tutti insieme uscimmo all’esterno. Potemmo così notare i poliziotti appostati all’uscita del parcheggio, come in attesa del loro uomo o, più probabilmente, di un suo passo falso. Lui non lo vedevo, ma potevo notare la sua macchina, quella inizialmente parcheggiata in parte alla nostra (ammesso poi che fosse veramente la sua). Non era più un problema nostro comunque, così raggiungemmo la nostra Cayenne e tornammo a Brescia.

Giunti in ditta il capo venne a sapere la storia e decise di ringraziarmi con 50 euro di mancia (addirittura…). Poi, siccome era troppo contento, pensò bene di spedirmi col camion in Valtellina, facendomi tornare a casa alle 21.30. Che giornatina eh… 😦

Leggende…

vignetta-natale.jpeg

 

Vi riporto una storiella giuntami via mail qualche tempo fa…

24 dicembre: a Babbo Natale tutto quello che poteva andare storto, andava storto. Le renne avevano avuto la dissenteria e avevano ridotto la stalla ad un disastro, e aveva dovuto spalare cacca per tutta la notte. Aveva caricato la slitta da solo perché gli gnomi erano in sciopero, e aveva dovuto scaricarla perché un pattino era rotto, aveva perso tutta la mattinata a ripararlo e si era anche tagliato malamente un pollice con l’ascia, e quelle maledette renne erano scappate e ci aveva messo una vita a recuperarle. Metà dei giocattoli non erano arrivati, e quelli che gli avevano consegnato erano tutti della lista delle consegne dell’anno prima. Gli elfi si erano ubriacati, e aveva dovuto cercarsi i doni giusti in magazzino da solo, e si era ammaccato il naso e un ginocchio quando gli si era rotta la scala. Nel mettersi i pantaloni li aveva strappati perché era ingrassato troppo, non c’era verso di trovare il cappello, aveva perso gli occhiali, aveva bruciore di stomaco e quando aveva cercato una birra in frigo l’aveva trovato rotto e comunque la birra era finita. In quel momento bussa alla porta un Angelo con un albero di Natale e domanda “Dove devo metterlo, questo abete ?” Ecco com’e’ nata l’usanza di mettere l’Angelo sulla cima dell’albero di Natale…

Sogni…

ricarica.jpg

Vi racconto un sogno che ho fatto ieri mattina.

Una domenica pomeriggio come tante mi sono recato alla mia solita gelateria. Un caffè, una sigaretta (a dir la verità sto smettendo, anche se saltuariamente una la fumo ancora) e verso le 17 passate salgo in macchina per tornare a casa. Non faccio però in tempo ad uscire dal parcheggio quando un tizio su uno scooterone mi ferma. Che caspita vuole ‘sto qua? Mi mostra il distintivo, è un poliziotto in borghese (su uno scooterone? Ah beh…). Mi fa: “Lei non può circolare“.

Io: “Perché?

Lui: “Perché alle 17 è scattato il blocco totale della circolazione“.

Guardo la strada: un traffico disumano. Indicando quel fiume di macchine gli faccio notare: “E loro?“.

Lui: “Saranno autorizzati…“.

Io: “Eh? 😯 E mi scusi, fino a quando durerebbe questo blocco?“.

Lui: “Fino a domani sera alle 17“.

Io (irritato): “Sta scherzando, vero? Mi dice lei come faccio domattina ad andare a lavorare?“.

In quel mentre un’auto mentre stava facendo manovra urta la mia, sfondando il muso della mia Punto. In pochi attimi si è formata una folla degna dei grandi appuntamenti, il poliziotto ha messo la divisa e viene raggiunto dai colleghi, oltre che da due ambulanze (ella madonna…) e dei Vigili del Fuoco. Di fronte a questo casino (e al muso distrutto della mia Punto) ( 😥 ) mi lascio scappare una battuta: “Grazie agente per avermi fermato qui…“. L’avessi mai detto: l’agente dello scooterone, estremamente permaloso, si infiamma e decide che la colpa del sinistro è mia in quanto non potevo starmene parcheggiato lì (ma… Asino, mi hai fermato te! Ma tu pensa questo…). Ovviamente voglio reagire, ma mi sveglio nel mio letto, sotto al mio piumone, con un fegato così, sconvolto per l’accaduto. Inutile dire che mi sono alzato immediatamente e sono andato a vedere la mia macchina: integra, per fortuna…

Morale: non la so. C’è qualcuno tra di voi che è in grado di interpretare questo sogno?

Un bidone tira l’altro…

warning_to_dog_owners.jpg

Ecco a voi un’altra stranissima storia capitatami in passato, anche questa vissuta per telefono…

 

Alcuni anni fa c’era nella mia compagnia una ragazza di nome Sonia. Era costei una personcina tanto bassa quanto grassa, ma anche piuttosto simpatica e vivace. Forse troppo. Ricordo comunque che tutti in quella compagnia la chiamavano Moncicì… Ebbene, dopo la naja la persi di vista, ma mi capitò di vederla ancora una volta o due, e mi raccontò di aver finalmente trovato il fidanzato, presentandomelo anche. Dopo qualche settimana avevo praticamente rimosso tutta questa storia, quando una sera che ero rimasto a casa mi squilla il cellulare. Solo uno squillo. Vado a vedere il numero, ma non lo conosco. Così restituisco lo squillo. Anche io, giustamente, uno solo. Così, nel giro di pochi minuti, mi arriva un sms, che, tralasciando le varie k e abbreviazioni tipiche che tutti noi conosciamo (vero Callista?), recita più o meno così:

 

Ciao Rubens mi chiamo Chiara. Mi ha dato il tuo numero Sonia, sono sua cognata“.

 

Mi soffermo sull’ultima parola e resto shockato: Sonia s’è sposata?!? 😯 E quando? Immediata la sua risposta:

 

Ma no, sono la sorella del suo moroso… Dai, fatti sentire!“.

 

Dunque, il fatto che Sonia avesse dato a chissà chi il mio numero era un fatto di per sé molto strano, Moncicì non era solita a queste manovre. Così la chiamo e le chiedo delucidazioni. Questa la sua risposta:

 

Sì, gliel’ho dato io. Sai, è sempre sola e cerca moroso. Allora ho pensato a te… 😉 “.

 

Io: “Grazie del pensiero. Ma… Chiedermi prima? No?“.

 

Lei: “Eh lo so, ma sapevo che avresti acconsentito“.

 

Io: “Ne sei sicura?“.

 

Lei: “Ma sìììì!! Dai che ti ho trovato un’amica! 😀 “.

 

Beh, ringrazio, ma chi le aveva chiesto niente… 😕 In ogni caso, non diedi troppo peso alla cosa. Questa Chiara comunque non tardò a farsi sentire, e mi fissò un appuntamento. Lavorando come cameriera in un ristorante però non si poteva organizzare troppo presto, quindi restammo d’accordo per un sabato notte all’una alla spiaggia della Rocchetta, a Padenghe del Garda. Ebbene, mi presentai puntuale all’appuntamento, ma quando venni via, alle 2.30, nessuna Chiara si era presentata a chiedere di me. Quando, il giorno dopo, lei mi chiamò per scusarsi (e per raccontarmi mille scuse), io le risposi piuttosto adirato e le misi in faccia il telefono. Siccome però sono una persona troppo buona cedetti alle sue insistenze e fissai un nuovo appuntamento. Sabato successivo, stesso posto, stessa ora. Ma stavolta l’avevo pregata di farsi trovare puntuale.

 

Per il secondo sabato di fila raggiunsi la spiaggia puntualissimo e mi misi in attesa. Ma, per il secondo sabato di fila, me ne andai, furibondo, alle 2.30. Il giorno dopo nemmeno volevo risponderle al telefono. Persino Sonia mi chiedeva di chiudere un occhio, ma ricordo benissimo le parole che le dissi:

 

Sabato scorso ho chiuso un occhio, e oggi ne chiudo un altro. C’è un problema: io ho soltanto due occhi… E che caspita, avvertire che fai tardi? No? 👿 “.

 

Chiara insistette due o tre giorni, ma io non ero più intenzionato a darle retta. Un bidone lo digerisco a fatica, due no. E prima di trovarmene un terzo, io prevengo… Così, stufo di sentir squillare il telefono le mandai un sms:

 

E’ inutile che continui, tanto non ti rispondo“.

 

Mi aspettavo un sms di scuse che forse avrei anche accettato, ma niente, il mio cellulare non è più squillato. Da allora non ho più saputo niente di questa Chiara. E, curiosamente, nemmeno di Sonia. Devo dire che un po’ mi è dispiaciuto, forse avrei dovuto darle ancora una possibilità, ma non avevo intenzione di farmi prendere per il sedere da una sconosciuta. Perché probabilmente era questo quello che faceva, visto che dopo il mio messaggio è completamente sparita dalla circolazione… 😕

Toccata e fuga…

come-dice-il-saggio.jpg

Vi racconto la storia chiamiamola d’amore (…) più breve che mi sia capitato di vivere. Sarà durata, in tutto, sì e no 60 ore…

 

Correva l’anno… Fatemi pensare… 2003, o 2004, non ricordo esattamente. Stavo attraversando un periodo della mia vita abbastanza noioso. Lavoravo sempre come camionista, ma in un’altra ditta (e qui ci sono un paio di storie che varrà la pena raccontare…). E di lavoro ne avevo decisamente troppo. Un giorno stavo viaggiando per non so dove, quando il mio cellulare mi avverte di aver ricevuto un sms. Incuriosito decido di leggerlo subito. Il messaggio recitava pressapoco così:

 

Ciao mi chiamo Giulia. Ho trovato il tuo numero su un bigliettino. Ti va di conoscerci? Rispondi

 

Il testo del messaggio mi ha lasciato decisamente perplesso. Come sarebbe a dire che hai trovato il mio numero SU UN BIGLIETTINO? 😯 Senza perdere tempo mando subito la mia risposta:

 

Ciao Giulia, piacere di conoscerti. Io mi chiamo Rubens. Adesso sto lavorando, ma più tardi se ti va possiamo sentirci…“, così le chiedo cos’è ‘sta storia del biglietto. La sua risposta non si è fatta attendere:

 

Non vedo l’ora! A più tardi…

 

In serata decido di chiamarla. Mi risponde una voce simpatica, entusiasta e dallo spiccato accento lombardo. Scopro così che questa ragazza vive vicino a Bergamo ed ha un anno meno di me. Ma cos’è questa storia del bigliettino?

 

E’ così ti dico. Un mese fa ho trovato per terra un biglietto con su scritto il tuo numero. Insieme c’era scritto: chiamami“.

 

Beh, lusingato dal fatto che mi avesse chiamato veramente, ma ammesso che la storia del biglietto fosse vera, chi avrà scritto quel biglietto (io no di certo), ma soprattutto, come avrà fatto a finire a Bergamo (cioè a 70 km da casa mia)? 😯 Domande alle quali, ovviamente, Giulia non è stata in grado di dare una risposta.

 

Il giorno successivo è stato un continuo susseguirsi di sms. In poche ore ho scoperto che questa ragazza è rimasta single da poco tempo, lasciata da un ragazzo gelosissimo proprio perché intenzionata a chiamare il numero del biglietto. Mi ha spedito sms in cui mi raccontava i suoi gusti musicali, culinari e di vestiti (logicamente prediligeva minigonna, scollatura da urlo e un intimo seducente…) 😀 Ebbene, senza scompormi più di tanto prendo nota e rispondo puntualmente ai suoi sms, e nel frattempo mi chiedo com’è possibile che una ragazza (da come si è descritta, piuttosto bella) possa interessarsi fino a tal punto a qualcuno mai visto e quasi mai sentito… 😕 Boh, mi convinco che evidentemente sto vivendo un sogno. E prima o poi dovrò pur svegliarmi…

 

Il giorno dopo ricevo subito qualche sms, poi fino a metà pomeriggio più nulla. In un primo momento ho creduto fosse rimasta a secco di soldi (avrà speso 20 euro solo di sms), poi comincio a preoccuparmi. Così, per la prima volta, provo a cercarla io per sincerarmi che vada tutto bene. Questa la sua risposta:

 

Ho una brutta notizia da darti, ma non so come dirtela. E’ una situazione difficile e incasinata, non so se riuscirò a venirne fuori“.

 

Messaggio alquanto inquietante. Provo allora ad insistere per ottenere delle spiegazioni più esaustive, ma da parte sua è un continuo glissare. Finché, dopo 2 ore (alle 7 di sera, mentre ero ancora in giro a caricare…) ( 😦 ) finalmente risponde alla mia chiamata. E attacca a parlare:

 

Ecco… Io… Devi sapere… Ecco, io ho già un ragazzo. E’ il tipo gelosissimo di cui ti ho parlato. Talmente geloso da creare delle crepe profonde nel nostro rapporto. L’altro giorno abbiamo litigato, perché io volevo chiamare il tuo numero e lui non voleva“.

 

Io: “Capisco il tuo ragazzo, sarei probabilmente seccato anch’io nel sapere che vuoi a tutti i costi chiamare uno sconosciuto sapendo che stai già con me“.

 

Lei: “Non è solo questo. Noi stiamo insieme da 3 anni, e lui è sempre stato così. Ora però mi sento in colpa, ammetto di averti illuso“.

 

Io: “Illuso me? Non mi innamoro mai così facilmente di una donna“.

 

Lei: “Ecco, il fatto è che ora a me manca tanto quel ragazzo. E’ gelosissimo sì, ma lo amo da morire“.

 

Io (seriamente perplesso): “Lo ami da morire… E chiami me?” 😯

 

Lei: “Mi sentivo sola, volevo sfogarmi. E poi so che se torno da lui poi mi trovo a subire la sua possessiva gelosia, non so se ce la farei a reggerlo“.

 

Io: “E allora cosa intendi fare?“.

 

Lei: “Non so… Il mio ragazzo lo conosco, so che mi ama ma con lui non stavo bene, era troppo ossessivo. Te invece sei un ragazzo interessante…

 

Io (la interrompo bruscamente): “Grazie, ma non vedo in quale modo possa mettermi in competizione col tuo ragazzo. Tesoro, io e te non ci conosciamo nemmeno, come puoi pensare di avere un futuro con me?“.

 

Lei (imbarazzata): “Hai ragione. Ma se dovesse respingermi te ci sei?“.

 

Io (eloquente): “Il mio numero ce l’hai. Se mi chiami e io ti rispondo, potremmo anche parlarne. Ma per ora, arrivederci“.

 

Dopo una settimana ricevo un messaggio dove mi dice che è tornata col suo ragazzo. Geloso sì, ma tutta la sua vita ( 😕 ). Quella è stata l’ultima volta che ho avuto sue notizie. Una storia creata da lei ma che non mi creato nessuna sorta di delusione o di rammarico. Tranne uno: non averla proprio più sentita. Spero che l’avermi incontrato le sia servito a qualcosa. A me è servito solo a ricordarmi che, una volta tanto, la fortuna potrebbe anche passare a trovarmi, no? 😦

Una splendida giornata

Ieri ho avuto l’onore di accompagnare MUSICTERE alla Meet, fiera sulla musica, tecnologia e intrattenimento tenutasi in questi giorni nel nuovo polo fieristico di Rho (MI), vero gioiello di architettura direi avveniristica.

La giornata è cominciata proprio bene… 😕 In piedi alle 5.45 dopo meno di 4 ore di sonno, lungo la strada verso la stazione ferroviaria mi ha fermato la Stradale: normale controllo, mi han lasciato andare senza problemi dopo meno di un minuto. Alle 7.15 sono salito sul treno per Milano, sul quale mi aspettava Terry. A dispetto della breve distanza che ci separa questo è stato il nostro primo incontro.

Dopo un’ora e mezzo di treno e un’oretta di metropolitana siamo giunti finalmente al Centro Fiera. Una lunga camminata (‘sto polo fieristico è molto più grosso di quanto mi aspettassi…) e verso le 10.40 siamo entrati. Nelle ore successive abbiamo girato in mezzo a chitarre, batterie, tastiere e quant’altro; Terry ha raccolto decine di cataloghi e depliants vari, mentre io mi guardavo in giro incuriosito e intanto la inseguivo. Abbiamo ascoltato una breve conferenza sulla musica popolare nell’Oltrepò Pavese e dintorni e abbiamo seguito una dimostrazione sull’applicazione di un software circa campionamento e riproduzione di suoni, utile per chi, come la mia amica, fa pianobar. Una lezione comunque molto interessante, soprattutto perché ci ha mostrato come la tecnologia abbia fatto passi da gigante nel campo della musica.

Dopo un buon pranzo, utile anche per conoscerci meglio, ci siamo intrattenuti con un concertino di musica misto blues/country, poi abbiamo assistito ad un’eccellente dimostrazione pratica di musica creata con vari loop (ovvero come creare pezzi musicali con uno strumento a pedali in grado di campionare, riprodurre ciclicamente, mescolare i vari suoni e di riprodurli come e quando si vuole). Presentatore di questa pedaliera era un certo Rico Loop, molto bravo: ho scoperto solo stasera che si tratta di una celebrità nel ramo. E, credetemi, era fenomenale, ha lasciato tutti a bocca aperta… Si può trovare qualcosa su di lui anche su Youtube, così potete rendervi l’idea. In ogni caso gli dedicherò un post nei prossimi giorni, perché merita veramente. In particolare ci ha colpito una sua composizione musicale creata in diretta soffiando in una bottiglia di birra… Poi, visitando uno stand vicino, abbiamo notato una ragazza uscirne con un grosso microfono gonfiabile. Ebbene, Terry è entrata a chiederne uno anche per sé. E, nonostante ne fosse rimasto solo uno, se l’è portato via. Devo dire che mi ha fatto molta tenerezza vederla mentre si rigirava e si coccolava questo grosso microfono. Che poi abbiamo cercato, pigramente e non senza fatica, di sgonfiare in modo da limitarne l’ingombro (grosso quasi quanto lei…).

Verso le 16 abbiamo lasciato il Centro Fiera e, pian piano, siamo tornati verso casa, esausti ma devo dire soddisfatti.

Che posso dire? Giornata bellissima, ci siamo divertiti un sacco. Ho conosciuto una bellissima persona, in tutti i sensi, e credo sia nata una bella amicizia. E di questo ne sono molto contento.

La parabola del ranocchio

C’era una volta una gara di ranocchi. L’obiettivo era arrivare in cima ad una gran torre. Si radunò molta gente ad assistere alla gara. Pronti, partenza: via! I ranocchi cominciarono a saltare a gran velocità. Ma il pubblico presente probabilmente non credeva possibile che quei ranocchi potessero essere in grado di raggiungere la cima di quella torre. Così cominciarono a sentirsi frasi come “Che pena!”, “Non ce la faranno mai”, “poveretti”. Senza la spinta del pubblico i ranocchi smisero di impegnarsi, tranne uno che invece, testardo, dava tutto se stesso. Il brusio del pubblico si fece più insistente, finché i ranocchi, scoraggiati, rinunciarono all’impresa. Tutti, tranne il ranocchio di prima, che sempre più testardo continuava a saltare. Finché, rimasto da solo a gareggiare, raggiunse con gran fatica la cima di quella gran torre.

Gli altri ranocchi vollero sapere come era riuscito a compiere quell’impresa. E scoprirono che era sordo.

Morale: Non ascoltare le persone con la pessima abitudine di essere negative: derubano le migliori speranze del tuo cuore.
Ricorda sempre il potere che hanno le parole che ascolti o leggi. Per cui, preoccupati di essere sempre positivo.

Riassumendo: Sii sempre sordo quando qualcuno ti dice che non puoi realizzare i tuoi sogni.

Che colpo…

jeeg03.jpg

Come già anticipato nel mio post di ieri stasera sarò a San Siro a vedere Italia-Francia. Sarà la prima volta che andrò a vedere la nazionale dal vivo, finora il Meazza l’avevo visto nei panni di tifoso del Brescia, oltre a due concerti di Vasco Rossi (l’ultimo quest’estate). Ricordando i mondiali dell’anno scorso vi voglio raccontare un aneddoto, una chicca.

 

Andiamo alla sera di Italia-Germania. Dopo una febbrile attesa la gara ha inizio. Le strade sono deserte, tutta l’Italia è assiepata davanti alle tv. Quasi tutta: dopo 10 minuti di gara ecco una coppia di ragazzotti che entrano nella videoteca a fianco della nostra gelateria e se ne escono con un dvd… 😯 Primo tempo, secondo tempo, lo 0-0 non si sblocca. Un caldo disumano, una sigaretta dietro l’altra, la tensione dell’evento. Quella sera son riuscito a bere da solo 4 bottiglie da un litro di acqua (da un astemio che vi aspettavate?) 😉 Arriva Roberta, la mia migliore amica. Lei e il calcio sono due cose che si respingono a vicenda, ma vede la mia tensione e si siede pure lei.

 

Primo supplementare: PALO! TRAVERSA! Ma no, non si può così… 😥 Secondo supplementare, arriva Luca, l’anticalcio che quella sera si è visto nientemeno che Top Gun (…). Ultimo minuto: gol di Grosso! Immaginatevi la scena: sono scattato in piedi come una molla e mi sono messo a correre per la strada. Ma in quel punto la strada fa una leggera curva e il fondo tende ad assomigliare ad una parabolica. Praticamente, correvo in discesa. Vuoi la tensione, vuoi la marea di sigarette che ho fumato, vuoi il gran caldo e l’afa insopportabile… Già: mi sono sfracellato contro il marciapiede… 😦

 

Dopo un minuto torno dolorante sulla terrazza affollata della gelateria. Graffiato un po’ dappertutto, un vistoso ematoma sul ginocchio destro. Ma soprattutto, un dolore immenso alle costole (il marciapiede ha il bordo leggermente spigoloso…). Il caso vuole che arrivo proprio nel momento in cui Del Piero chiude la partita, quindi per un altro minuto o due non mi ha cagato nessuno. Poi Roberta mi vede… e strilla! Nulla di grave però, solo qualche graffio, una botta, con un po’ di disinfettante torno come nuovo… Passa qualche minuto, Roberta è andata a casa. Mi accendo l’ennesima sigaretta mentre sto amabilmente chiacchierando col resto della compagnia. Ma ad un tratto mi accorgo che qualcosa non va. Butto la sigaretta, ma mi sento rintronato…

Il mio cervello s’è scollegato per pochi istanti, poi mi sono ritrovato steso per terra con un mio amico che mi teneva alzate le gambe, credo per far scendere sangue alla testa. Ottima mossa direi, perché dopo un minuto stavo già benone. Ma intanto l’ambulanza stava arrivando. Così, dopo mezz’ora mi son trovato in radiologia a far le lastre al torace. Esito del ricovero? Lei non ha proprio niente… Ho preso uno spavento e ho spaventato i miei amici che preoccupati mi avevano seguito al pronto soccorso, ma dopo una decina di giorni non avevo più nulla. Tuttavia questo episodio è ricordato nella storia della gelateria come uno dei più buffi (anche se io non è che ci abbia riso molto)…

La sera dopo raccontai per telefono la vicenda alla mia amata, che poi mi chiese: “Qual è la morale di questa storia?”. Sì, avrei dovuto dire che non dovevo più fare il deficiente, ma non ho resistito: “La morale? Se sarà servito per vincere i mondiali, allora va bene…”. Silenzio. Un minuto.  Due minuti. Poi, contemporaneamente, siamo scoppiati a ridere. Ah, quanto mi manca quella donna…