Vasco live 2008 – Atto secondo

Dopo il concerto di San Siro del 6 giugno scorso, sabato ho concesso il bis stagionale per quanto riguarda i concerti di Vasco. Questa volta la meta era un attimino più lontana: Torino, stadio Delle Alpi. Un impianto mastodontico stupendo per l’atletica, un po’ meno per il calcio vista l’eccessiva distanza degli spalti dal campo. E per i concerti?

Il palco, sistemato sotto la curva sud (già curva Scirea dei tifosi juventini), era alto poco meno delle tettoie a copertura degli spalti, dominando la scena di fronte ai nostri occhi. Occhi che per oltre un’ora hanno avuto il fastidio del sole, proprio di fronte a noi; quando è tramontato però le nostre pupille hanno sì trovato sollievo, ma la temperatura è scesa di alcuni gradi in pochi minuti. Tutto sommato però è stata una serata mite, almeno in confronto ai (pessimi) giorni precedenti.

L’attesa s’è fatta più snervante col passare dei minuti, finché, alle 21.05, si sono spente le luci in un boato da brivido, lasciando davanti a noi uno scenario da pelle d’oca. Dopo pochi istanti è partita la musica, accompagnata per 2 ore e mezza da un fantastico gioco di luci e di colori che fanno dei concerti di Vasco uno spettacolo nello spettacolo. La cara amica che mi ha accompagnato (e che saluto), al primo concerto della sua vita, è rimasta affascinata e deliziata da questo show, promettendo di non mancare al prossimo appuntamento. Magari a San Siro…

Vi lascio un paio di istantanee, giusto per gradire…

Tra palco e realtà

Questa volta ho fatto il viaggio da solo, ma da diverse settimane ero d’accordo con un’amica di lunga data che ci saremmo trovati, due anni dopo l’ultimo nostro incontro. La giornata non è cominciata benissimo: questa amica mi ha comunicato infatti che raggiungerà San Siro verso le 18.30. Ebbene, io alle 14 avevo già parcheggiato a 2 km dallo stadio: che faccio tutto il pomeriggio?

Con tutta la calma del pianeta ho raggiunto lo stadio verso le 15. I cancelli non erano ancora aperti, perciò ho fatto un giro tra le bancarelle e ho fatto un paio di piccoli acquisti. Poi, alle 15.30, sono entrato allo stadio. L’impianto era ancora semivuoto, solo il prato sembrava essere già semipieno, perciò ho potuto prendere dei posti in buona posizione anche per la mia amica e relativa truppa (4 persone in tutto). Nel frattempo ho potuto ammirare il palco, composto da pannelli solari e ventole eoliche a rappresentare le fonti energetiche del futuro, e da cisterne da raffineria dietro, come a rappresentare il passato.

Dopo 2 ore di noia ho provato a chiamare la mia amica, ma il suo cellulare risultava spento. Ho provato diverse volte, ma niente da fare. Comincia a salire un po’ di ansia, perciò decido di chiamarla sull’altro numero: suona, ma non risponde. L’avrà lasciato a casa? Dopo qualche minuto riprovo, e stavolta ha risposto: era in coda a poche centinaia di metri dallo stadio. Cresce la febbre per l’attesa, comincio a lottare per tenere i posti occupati in un settore già strapieno. Passa mezz’ora, erano quasi le 19, temevo che la mia amica si fosse sbagliata, che avesse i biglietti per un altro settore e che quindi non ci saremmo visti, continuando la maledizione. Poi, aspettata più del concerto stesso, ecco la sua telefonata.

La mia amica era finalmente dentro lo stadio. L’ho vista far capolino dal sottopasso, mentre mi cercava con lo sguardo, e quasi mi son messo a piangere dalla gioia. Ci siamo abbracciati a lungo, in quell’abbraccio c’erano due anni di lontananza e di sentimenti ormai perduti, poi ci siamo accomodati.

Per ovvie ragioni di privacy non posso mostrarvi la foto della mia amica, ma fidatevi se vi dico che l’ho ritrovata bella come un tempo. O forse più bella ancora. Il tempo però ha portato con se sogni e speranze di entrambi, perciò ci siamo accontentati per esserci incontrati di nuovo. Non so se in futuro potrà nuovamente nascere qualcosa tra di noi, onestamente non credo e comunque non adesso, ma per me è già tanto aver mantenuto uno splendido rapporto di amicizia. E per ora non aggiungo altro.

Ho dimenticato qualcosa? Ah già, il concerto… Oltre due ore di musica, seguita con grande partecipazione da parte di tutto il pubblico. Il Liga ha lanciato anche una frecciatina al Comune di Milano e a quanti costringono San Siro a limiti di rumore, di orario, di tutto: “Il rock va suonato al volume che serve”. Ligabue ha cantato un mix di canzoni vecchie e nuove, iniziando con una delle più belle canzoni del panorama musicale italiano. Ve ne propongo un pezzetto, che ho registrato con la mia fotocamera:

La mia amica ha dimostrato di essere una fan molto accanita di Ligabue: non ha steccato una sola parola. Mi ha divertito molto osservarla mentre, cantando, gesticolava a ritmo di musica. Ha scattato oltre cento foto, mentre io ho preferito seguire il concerto. Vi lascio un’istantanea del Meazza, scattata mentre Ligabue cantava “Ho messo via”…

N.B. Potete cliccare sulle varie foto per ingrandirle…

Un gran bel film

Venerdì 6 giugno: dopo una lunga attesa è arrivato il tanto atteso giorno del concerto di Vasco a San Siro…

Una cara amica, cui tenevo tantissimo a rivedere, si è ritirata a pochi giorni dal concerto, e fino a poche ore prima era maggiore il dispiacere per non rivedere lei dell’agitazione dovuta all’attesa dell’evento. Poi però nel partire da Brescia quest’ultima ha avuto di gran lunga il sopravvento. Dopo la consueta botta di traffico giungiamo al parcheggio intorno alle 16; mezz’ora dopo ci troviamo di fronte allo stadio Meazza… (potete cliccare sulle foto per ingrandirle)

Ecco, noi abbiamo i biglietti del terzo anello, perciò dovremo salire lassù… 😯

I ragazzini del nostro gruppo (di 10, 14 e 15 anni, tutti per la prima volta a San Siro), appena entrati nella torre che ci porterà al nostro settore pensano bene di farsela di corsa. Così, prima che si perdano, decido di inseguirli (anche perché sono quello un po’ più in forma del gruppo). Morale: giunti a metà torre, stremati, rallentiamo il passo. Per poi accelerare a pochi metri dal traguardo. Una faticaccia, ma la visuale che ci troviamo di fronte ci fa dimenticare lo sforzo…

Siamo entrati allo stadio quando mancavano pochi minuti alle 17; il concerto sarebbe cominciato quasi 4 ore dopo, tuttavia non ci siamo annoiati più di tanto: mentre lo stadio rapidamente si riempiva ogni tanto partiva qualche coro o qualche ora. Nel mezzo l’esibizione di due spalle non meglio identificate, che hanno avuto il compito di intrattenere il folto pubblico. Il quale non si è accorto più di tanto della loro presenza, ma non per demeriti loro: semplicemente l’audio era basso e l’attenzione dei presenti era rivolta altrove (chiacchiere, foto, ecc. ecc.). Verso le 19 ha cominciato a piovere: un problema che non mi ha sfiorato fino a fine concerto, poiché ero coperto dalla gigantesca tettoia. Poi, alle 20 ecco la prova luci finale: il pubblico è caldo, oltre 70 mila persone invadono gli spalti (e il prato) dello stadio.

Questo breve video (47 secondi) l’ho girato io verso le 20.15: vi darà un’idea dell’atmosfera che si respirava nel Meazza…

Vedendo questo video il prato vi sembrerà mezzo vuoto. In realtà gran parte della gente che si trovava lì si era ammassata ai bordi del campo, suppongo per cercare riparo dalla pioggia che scendeva sempre più copiosa. Riparo garantito da chi invece si trovava sugli spalti: non posso mostrarvi la tribuna centrale poiché mi ci trovavo dentro, ed essendo perfettamente dritta non mi era possibile osservarla, però posso mostrarvi le curve com’erano cinque minuti prima del concerto:

Eh, lo so che sono un po’ buie, ma in realtà c’era più chiaro. Alle 20.45, in leggero ritardo suil previsto, parte la musica, che per oltre 2 ore e mezza mi ha fatto cantare, ballare, urlare, sognare. Un susseguirsi incessante di emozioni che avrei tanto voluto condividere con quella persona alla quale avevo riservato un preziosissimo biglietto (che ho rivenduto in meno di un minuto fuori dallo stadio) e che invece ha disertato la serata. Se ne riparlerà magari l’anno prossimo, ammesso di trovare ancora il biglietto…

Come potrete immaginare durante il concerto ho riposto la fotocamera, tuttavia una foto l’ho scattata. Ed è con questa foto che vi auguro di trascorrere una piacevole settimana.

Incontri in rete

Circa 6 anni fa, un paio di mesi dopo aver acquistato il mio attuale pc, decisi di installare internet. Poi chiesi a mia sorella di consigliarmi una buona chat, e dopo pochi minuti feci il mio esordio in rete. Diedi un’occhiata alla lista dei contatti on line, poi scelsi di contattare una ragazza: mi rispose. Oggi questa persona è una delle presenze più importanti della mia sfera privata, un’amica veramente speciale alla quale devo dire grazie per i tanti sorrisi che ha sempre saputo regalarmi. Spero veramente che me ne possa regalare ancora tanti, tantissimi.

Una settimana più tardi mi ricollegai alla stessa chat, ma questa volta venni contattato io da una ragazza. Dopo 3 anni di sporadici contatti la nostra amicizia si rafforzò rapidamente fino a sfociare nell’amore. Un’amore durato un anno e mezzo e che oggi è finito, ma è comunque rimasta una discreta amicizia.

L’anno scorso, in un periodo in cui mi sentivo particolarmente solo, decisi di seguire il consiglio del mio amico Cristian ed aprii un blog. Era più un esperimento che un blog, tant’è che oggi non esiste più, ma attraverso quella paginetta ebbi modo di conoscere e successivamente incontrare Rosasophia, una persona dolcissima ed altruista. Il suo blog purtroppo tace da un paio di mesi, ma mi auspico di ricevere presto sue notizie.

L’incontro con Rosasophia mi spinse ad aprire un blog più di carattere personale e politematico. E fu così che il primo agosto del 2007 nacque questo blog. Nel giro di pochi mesi ho avuto il piacere di incontrare Musictere e Angioletto79, finché il mese scorso venni invitato al mio primo raduno blog, di cui ho parlato a suo tempo in questo post.

Mercoledì scorso ho partecipato, sempre a Bologna al mio secondo raduno. Ritrovo, anche questa volta, il famigerato parcheggio scambisti dell’altra volta. E anche stavolta affollato da individui non meglio identificati… 😯 Io e Stoneeaten siamo arrivati per primi, poi sono arrivati Adamo con JJ Kuku Jan e un loro amico, quindi le Derelitte (questa volta entrambe, alla faccia del Pianeta Porco Bastardo) (vero Cally?) insieme a GG. Quindi ecco le organizzatrici: Patty, Selma e Bdp, insieme a Sara. Per concludere, Ramskilo con un suo amico. Completata la truppa ci siamo diretti al ristorante, dove poi ci siamo abbuffati di tigelle e crescentine, specialità culinarie molto succulente della zona. A metà cena ci ha raggiunti anche Violettin, poi verso mezzanotte siamo andati all’Estragon, dove siamo rimasti fino a notte fonda a ballare musica anni ’80 e ’90.

Che dire, se non avessi messo internet non avrei mai conosciuto un’amica carissima, non avrei vissuto un amore, forse non avrei mai nemmeno aperto un blog. E non avrei mai letto pagine e pagine di vita vissuta, di racconti più o meno diverertenti, di pensieri ed emozioni. E non avrei mai conosciuto questi ragazzi.

Da quando ho messo internet la mia vita è cambiata, quasi sempre in meglio. Ho avuto la possibilità di conoscere persone interessanti e di crearmi nuovi amici. Amici che ringrazio, perché è anche merito loro se oggi non mi sento più così solo.

Incontri al buio

Bedizzole (BS), sabato 15 marzo, ore 13.30: partenza da casa, destinazione Bologna. Esco dal cancello, destra, sinistra, freeeeena! Un cretino, che evidentemente aveva fretta, ha pensato bene di affrontare una curva a sinistra completamente giù di mano, incurante del mio arrivo. Morale: un bello spavento per me, mentre quell’altro ha proseguito sempre incurante del tutto. Il viaggio è cominciato proprio bene, oh… 😕

Carpi (MO), ore 14.45: l’infotraffico comunica code e carichi dispersi nei tratti autostradali modenesi. Ma che cavolo, pure il sabato pomeriggio? Uffa… Siccome non avevo né fretta di arrivare, né voglia di farmi le code, decido di uscire a Carpi e di farmi un po’ di provinciali e di campagne. Tanto conosco molto bene quelle strade…

Ore 15.40: arrivo a Borgo Panigale. Ore 16.50: parcheggio la macchina. Dovete sapere che già prima di partire mi ero documentato sui parcheggi di Bologna e su come raggiungerli. Sapevo anche che avrei trovato traffico, ma non avrei mai sospettato che TUTTI si sarebbero recati in centro città e che quindi TUTTI avrebbero voluto parcheggiare la macchina. Nella sfortuna però mi è andata bene: ho trovato posto presso il parcheggio (coperto) di un centro commerciale, con tre ore di sosta gratuita. Almeno quello…

Ore 19.00: dopo un giretto a piedi in centro torno alla mia macchina. Già che ci sono spendo qualche minuto nel centro commerciale, senza però trovare nulla di particolare, poi parto con destinazione il luogo stabilito per il raduno, un parcheggio di “scambisti” (e già il soprannome è un programma…). Giungo là alle 19.40, in anticipo di 20 minuti. A me non piace far aspettare la gente, preferisco un grande anticipo ad un leggero ritardo. Mando un sms e accendo una sigaretta. Mi basta un minuto per capire che il parcheggio non è frequentato da scambisti, ma da altre presenza inquietanti: c’erano diverse macchine che continuavano a girare all’interno del parcheggio (peraltro immenso), come se fossero alla ricerca di un posto. Peccato che oltre alla mia non vi erano altre vetture in sosta… Finché un automobilista si avvicina alla mia macchina col finestrino abbassato. E mi guarda. Io lo scruto con lo sguardo: sarà qui per il raduno? Ad un tratto ‘sto tizio annuisce con la testa e fa un sorrisetto compiaciuto. Oh madonna, altro che scambisti: questo è un parcheggio di gay… 😯 Infatti, senza dire nulla, rispondo al tizio facendo no con la testa, così costui se n’è ripartito evidentemente alla ricerca di qualche altro compagno… La scena si ripete dopo 5 minuti, al che comincio ad innervosirmi, finché, finalmente, alle 20.05 vedo dall’altra parte del parcheggio alcune persone in piedi. Le raggiungo…

Finalmente, il tanto atteso incontro. Patty, Selma e Bdp, organizzatrici del raduno, si trovavano già lì insieme ad Adamo e a tre componenti della JJ Tribù (perdonatemi ma non ricordo quali fossero per esattezza). Poi siamo partiti e ci siamo diretti in centro, dove si trovava la nostra trattoria. Là ci hanno raggiunti Mafalda (una derelitta sola, purtroppo: Callista s’è ammalata proprio ieri… 😦 ) e Ramskilo insieme ad alcuni suoi amici che l’hanno accompagnato. Infine, dopo quasi mezz’ora di attesa (e di stomaci brontolanti) ci ha raggiunto Jury lo Stupido (che poi stupido non è). Conclusione: 13 a tavola! 😯

Scorpio e le Bolognocche

Che dire, è stata una splendida serata. Ho conosciuto dei ragazzi simpatici, mi sono trovato bene. Le Bolognocche, come dice il soprannome, sono effettivamente tre gnocche, ma soprattutto tre brave e simpaticissime ragazze. Anche Mafalda mi ha dato un’ottima impressione di se: sempre sorridente e molto simpatica, nonché molto bella. Gli altri non li conoscevo, ma sicuramente passerò spesso a leggere i loro blog…

Giornata atroce

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Oggi mi si è presentata una di quelle giornatine da dimenticare. Una giornatina che già si annunciava infuocata prima ancora di cominciare… 😯

Giungo, puntuale, sul lavoro alle 7.45. Entro nello spogliatoio, e sulla mia sedia vedo un foglio di carta: comincio a preoccuparmi… Avendo ieri finito prima (alle 16, dopo 9 ore e quasi 700 km tra Lombardia e Piemonte) il capo non mi avevacomunicato il giro, così mi ha lasciato l’appunto scritto. Il giro prevedeva: caricare a Cortemaggiore e Pontenure (entrambi in provincia di Piacenza, un’ora di distanza da Brescia), e al ritorno fermarmi a caricare in una ditta a 10 km dalla mia ditta. Così, alle 7.55, salgo sul camion e parto in quarta (anzi, in quinta: il camion ha 16 marce… 😆 ). Dopo un’ora eccomi a Fiorenzuola: giro a destra e imbocco la statale, e in fondo al rettilineo… Toh, i vigili… I quali mi hanno scrutato, erano probabilmente tentati di fermarmi, ma poi probabilmente hanno preferito divertirsi con qualcun altro e non mi hanno disturbato. Caricato rapidamente a Cortemaggiore mi dirigo senza indugio alla seconda tappa. Qui ho trovato un’amara sorpresa: la mia roba era ancora tutta da preparare. Avvertito il capo del contrattempo questi s’è infuriato col fornitore, che s’è giustificato sostenendo di aver avuto un guasto alla gru. Pazienza, nell’attesa ho fatto uno spuntino…

Dopo un’ora mi mancava solo un tubo da caricare. Questo si trovava nel piazzale esterno, quindi mi porto là col camion seguito a ruota dall’autogru. Questa però aveva qualche problema: ci son voluti 20 minuti per ripararla e per caricarmi finalmente l’ultimo tubo. Così, alle 11.30, riparto per Brescia, e nel frattempo avverto il capo dell’impossibilità di completare il giro previsto (nessun problema mi ha detto, lo farai oggi). Alle 14 quindi scarico il camion e successivamente mi dirigo alla ditta a 10 km di distanza. Qui ho trovato diversa roba da caricare, che è diventata poi diversa roba da scaricare nella mia sede. Ma il peggio doveva ancora arrivare: alle 16 passate il capo mi assegna un nuovo giro da compiere subito. Due consegne piuttosto robuste in due posti diversi a 25 km di distanza l’uno dall’altro entrambi a 30 km da Brescia. Carica così in tutta fretta e alle 16.40 riparto per il nuovo viaggio.

La nostra ditta si trova in centro a Brescia e chiude alle 18. Alle 18.15 arrivo finalmente al confine della città, ma son destinato a fermarmi qui: in poche centinaia di metri ci saranno state diverse migliaia di vetture tutte incolonnate o addirittura ammassate una sopra l’altra. Giunto nei pressi del casello di Brescia Ovest, l’amara sorpresa: entrata chiusa. Ecco il perché del casino: alla radio comunicano un incidente in autostrada, dove un bilico diretto a Milano s’è ribaltato invadendo anche la corsia di sorpasso della carreggiata per Venezia. Un disastro, con le conseguenze che potete immaginare… Giunto in ditta alle 18.40 (col capo che, gentilmente, mi aveva aspettato) me ne vado un minuto dopo, diretto a casa. Prevedendo la totale paralisi della tangenziale (che scorre parallela all’autostrada) decido di attraversare la città percorrendo alcune scorciatoie di mia conoscenza. Il problema è che quando imparo una scorciatoia dopo qualche settimana TUTTI conoscono quella scorciatoia… 😥

Se di solito impiego 25 minuti per arrivare a casa (24 km) stasera ce ne ho messi 50: ho pure trovato un incidente in una stradina poco battuta. Ma se avessi percorso la tangenziale sud, a quest’ora probabilmente ero ancora là… 😯

Controlli…

autovelox.jpgIeri mattina ho fatto un salto al centro commerciale. Nulla di particolare da comprare, solo era un po’ che non ci andavo e volevo vedere un po’ di novità. Premetto che da casa mia al centro commerciale in questione ci sono 6/7 km…

Esco di casa, il tempo di raggiungere la provinciale e vengo fermato dai Carabinieri del paese, che però mi riconoscono e mi lasciano andare dopo meno di un minuto. Pericolo scampato? Ma và, percorro un altro chilometro e stavolta è la Stradale a fermarmi. Al che mi sorgono due dubbi:

  1. La mia macchina ha qualcosa che non va?
  2. Perché Polizia e Carabinieri non si mettono d’accordo sulle zone da pattugliare? Tutti qui oggi… 😦

La macchina non ha nulla, solo un normale controllo. Patente, libretto, contrassegno assicurazione, posso andare, grazie arrivederci. Curiosamente prima di giungere al centro commerciale ho notato un terzo posto di blocco (stavolta i vigili locali), ma non mi hanno fermato (strano…). Arrivato finalmente a destinazione metto la macchina nel parcheggio e mi dirigo all’interno. Faccio la mia spesa ed esco, ma prima di ripartire vengo contattato telefonicamente da un amico. Così, memore del viaggio d’andata, lo metto in attesa e installo il viva voce. Inoltre decido di cambiare strada per il ritorno, così da arrivare a bere un caffè in un bar gestito da una mia carissima amica. Lasciato il bar dopo mezz’ora decido di prendere una statale che mi avrebbe riportato al mio paese attraverso un’altra entrata, ma dopo un paio di km vengo nuovamente fermato dalla Stradale. Peraltro gli stessi agenti che mi avevano trattenuto meno di due ore prima, così glielo faccio notare…

L’avessi mai fatto: uno degli agenti mi ha fatto scendere, mentre l’altro ha voluto controllare ogni vano portaoggetti, sotto i sedili, nel porta bagagli. Dopo un quarto d’ora circa il primo agente fa notare al secondo che avevo ragione, mi avevano già controllato (Evidentemente il nome deve averlo aiutato a ricordare). E il secondo agente che fa? Si arrabbia con me: “Ma perché non ha insistito? Che mi risparmiava un sacco di lavoro inutile…” Premesso che il primo controllo non era stato così dettagliato, l’agente mi ha lasciato comunque senza parole… 😯

Tornato quasi a casa vengo ancora una volta fermato dai Carabinieri del mio paese che mi riconoscono ancora una volta. Il maresciallo mi fa, scherzosamente: “Ma che fa, continua a farsi fermare da noi stamattina?” Ecco, prima l’ho incenerito con lo sguardo, poi gli ho raccontato la vicenda. Al termine, sempre più scherzosamente, il maresciallo mi dice: “Allora dovremo ricontrollare tutta la macchina: quelli della Stradale non sono capaci di perquisire le vetture…” e, di fronte alla mia faccia, come dire, provaci e ti uccido, mi ha salutato e mi ha lasciato andare.

Morale: dalle mie parti la delinquenza ha raggiunto livelli elevatissimi. Tutti possono delinquere. Ebbene, tutti ma NON IO! (che probabilmente sono l’unico che, anche potendo, non delinquerebbe comunque…) 😐

Il buongiorno si vede dal mattino…

 

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Stamattina ho vissuto alcune ore di pura follia sul lavoro. Quando si dice: solo mezza giornata, ma decisamente intensa…

Il programma era chiarissimo: partenza alle otto, destinazione Lecco. Così io, puntualmente, alle 8 ho infilato nell’autoradio la mia cassettina di Vasco e sono partito in quarta. Devo dire che il viaggio stava anche procedendo fin troppo bene: traffico medio-poco (stranissimo!) e poi sapevo di avere poca roba da caricare. Così, mentre cantavo a squarciagola, alle 8.50 vedo il mio cellulare suonare: il capo. “Dove sei?

Io: “Boh… Tra Bergamo e Lecco…

Lui: “Ah… Fermati lì in parte, che forse cambia il giro

Io: “Amen… Ho un camion, non una bicicletta…

Fatto sta che mi son trovato costretto a sostare in un piazzale. Durante la mia attesa di nuove istruzioni il suddetto piazzale ha ricevuto la visita del camion-cisterna per la pulizia delle strade. Considerando il polverone che ha sollevato il tizio, e considerando che ho lavato il camion proprio ieri mattina, potete solo sospettare le bestemmie che ho tirato giù nel vedere il mio camion colore rosso diventare grigio-bianco… 😥 Dopo circa mezz’ora di noiosa attesa finalmente il capo si fa risentire: niente Lecco, c’è una nuova destinazione per me: Osio Sopra, provincia di Bergamo. Tradotto: da dove mi trovavo avevo 25 km di traffico estremo… 😦 Così mi sono avviato, e quando sono giunto nelle vicinanze ho chiamato il numero passatomi dal capo con l’intento di farmi spiegare dove fosse esattamente il posto (sì, ogni tanto raggiungo anche posti nuovi e mai visitati prima). Decisamente illuminante, come telefonata:

Signorina: “Dunque, lei deve arrivare a Osio Sopra…

Io: “Io SONO a Osio Sopra!” 😕

Signorina: “Ah, bene… Dunque, lei deve cercare via Tal dei Tali…

Io: “Grazie, è per questo che vi ho chiamati…” 😯

Signorina: “Eh, non so spiegarle… Aspetti che si è liberato il magazziniere“, il quale mi ha finalmente spiegato la location esatta. Solo successivamente ho scoperto di aver chiamato il numero dell’ufficio, che NON si trova nei pressi del deposito. Però, se la segretaria non sa spiegarmi la strada per raggiungere il loro magazzino… (eh, siamo messi proprio bene, eh? 😕 ). Giunto finalmente a destinazione vengo dirottato verso la pesa: a circa un km di distanza, da percorrere nel traffico disumano della statale Bergamo-Milano (il dramma è soprattutto attraversarla, la statale…), all’interno di una ditta impegnata nel commercio rottame (la quale è più impegnata a pesare i camion che vanno e vengono dal mio fornitore che i suoi…). Tornato al deposito vengo parcheggiato nel piazzale, dove rimango soltanto 50 minuti (massacrante: dopo oltre due settimane senza sigarette oggi per la prima volta mi son pentito di aver smesso…). Quindi, alle 11.40 vengo finalmente introdotto in zona carico, dove vengo finalmente fornito di tubi. Ma non tutti: uno l’ho lasciato là. A me serviva un tubo spessore 60 millimetri, ma misurandolo ho rilevato una differenza di un centimetro (praticamente il foro non è in centro). Il magazziniere però non era d’accordo: “Ma quale centimetro! Di qui cala di 5 millimetri… E di qui abbonda di 5 millimetri…“. Ecco, mi sono rifiutato di rispondergli… 😯

Caricato e legato si è fatto quasi mezzogiorno, così son dovuto letteralmente correre dal suddetto rottamaio a ripesare il camion, quindi tornare al deposito per fare il documento di trasporto. La mia bolla è arrivata dopo 20 minuti di attesa: il mio stomaco stava rumorosamente protestando, e a dire il vero avevo pure qualcosa di frantumato tra le gambe… 😮

Meno male che non è sempre così, altrimenti sclererei ogni giorno sempre di più… 😦

Cronaca di un furto sventato

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Qualche anno fa il mio famigerato ex capo decise di mandarmi all’aeroporto della Malpensa a caricare una coppia di clienti che giungeva dalla Spagna. Per l’occasione mi consegnò le chiavi della sua macchina personale: la Cayenne fuoristrada della Porsche (e poi poco importa se gli operai indossano calzature di sicurezza economiche…). Cambio automatico, sensori di parcheggio… Un macchinone della Madonna. Tanto che il capo ritenne poco opportuno farmi fare il viaggio da solo. Decise quindi di assegnarmi come copilota sua figlia Gabriella, mia carissima amica da diversi anni.

Partiti dalla ditta alle 6.30 il viaggio andò benissimo fino alla barriera di Milano Est. Qui la grossa quantità di veicoli in coda cominciò a crearci qualche problema: dovete sapere che per superare la barriera ed immettersi nel tratto urbano della A4 (3 corsie) l’immissione è un’operazione da compiersi con la massima ferocia, dove per sopravvivere bisogna eliminare i nemici. Ebbene, imbottigliato in mezzo ad altre decine di migliaia di veicoli i sensori di parcheggio cominciarono a suonare tutti insieme per la troppa vicinanza degli altri veicoli, producendo una melodia decisamente fastidiosa. Soprattutto per la mia amica, preoccupata soprattutto per la salute della macchina (vi ricordo che, ovviamente, guidavo io). Dopo la solita coda allucinante riuscimmo infine a passare oltre e a raggiungere l’aeroporto. Giunti lì con un discreto anticipo portai la macchina al parcheggio. Scendemmo ed io subito accesi una sigaretta, poi ci incamminammo verso l’interno. Quando, distrattamente, notai un tizio in piedi, immobile, dall’aspetto apparentemente tutt’altro che sospetto, che si guardava in giro all’interno del parcheggio. Cominciai ad esitare, come ad attendere che questo tizio se ne andasse da lì, ma lui non accennava a muoversi. Decidemmo comunque di muoverci, ma senza perdere di vista questo tizio. Che, improvvisamente, decise di spostarsi, salendo sulla sua macchina (parcheggiata, guarda caso, proprio in parte alla nostra). Restai ancora in attesa, ma ‘sta macchina non partiva. Allora, siccome io stavo ancora fumando, chiesi a Gabriella di spostare la macchina. Convinto che la sua sola presenza avrebbe convinto il tizio a fare una mossa falsa rimasi negli immediati paraggi pronto ad intervenire. E non mi sbagliavo…

La mia amica fece solo in tempo a salire in macchina che questo tizio scese dalla sua e bussò al finestrino della nostra auto. Lei (stupidamente, come le feci poi notare) abbassò il finestrino di due dita come per voler sentire cosa volesse da lei quest’uomo. Lui le fece mille complimenti per la macchina, chiedendole di salire per vederla da dentro. Inutile dire che Gabriella si prese uno spavento senza precedenti: vedendo me che mi avvicinavo a passo spedito inserì di colpo la retromarcia e scappò letteralmente da lì. Mentre faceva il giro del parcheggio io continuai ad osservare ‘sto tizio, che nel frattempo tornò nel punto esatto dove l’avevo visto la prima volta: in piedi immobile a guardarsi in giro. Portammo la macchina in un altro parcheggio, lasciandola stavolta in bella vista.

Entrammo infine per un caffè, poi siccome era ancora un pochino presto presi la scusa di un’altra sigaretta per uscire a controllare la macchina: nessun problema. Decisi comunque di dare un’occhio al primo parcheggio…e il tizio era ancora là in piedi. Allora, nel rientrare, vidi una pattuglia della Polizia e riferii all’agente il nostro episodio, mostrandogli il tizio che era ancora là. Ci pensiamo noi, mi dissero, così io raggiunsi Gabriella. Dopo pochi minuti arrivò il nostro aereo, i nostri clienti raggiunsero la hall e tutti insieme uscimmo all’esterno. Potemmo così notare i poliziotti appostati all’uscita del parcheggio, come in attesa del loro uomo o, più probabilmente, di un suo passo falso. Lui non lo vedevo, ma potevo notare la sua macchina, quella inizialmente parcheggiata in parte alla nostra (ammesso poi che fosse veramente la sua). Non era più un problema nostro comunque, così raggiungemmo la nostra Cayenne e tornammo a Brescia.

Giunti in ditta il capo venne a sapere la storia e decise di ringraziarmi con 50 euro di mancia (addirittura…). Poi, siccome era troppo contento, pensò bene di spedirmi col camion in Valtellina, facendomi tornare a casa alle 21.30. Che giornatina eh… 😦

Oltre il Brennero

Da oggi vi racconterò alcuni viaggi che ho compiuto in passato. Qui vi descriverò il mio primo viaggio all’estero. Faccio subito due premesse: una, che i miei viaggi all’estero sono sempre stati per lavoro, e due che dove lavoro ora non ho più occasione di uscire dall’Italia, ma sono tutte esperienze vissute nella ditta dove lavoravo fino a due anni fa (e comandata dall’ex capo disgraziato: per chi non se lo ricordasse potete leggere alcune sue gesta qui e qui).

 

Bene, torniamo indietro di qualche anno, e più precisamente nel 2003. Tra i tanti viaggi che già facevo all’epoca me ne capitò uno piuttosto singolare: dovetti recarmi in Austria a consegnare un pacchetto da 50 kg circa. Vista la scarsa consistenza del carico ottenni quindi di viaggiare col Doblò Cargo (il pronipote del Fiorino) invece del solito camion. Il capo mi aveva dato istruzioni precisissime: il posto era in un luogo non meglio precisato del Tirolo e il cliente era proprio lì in parte all’autostrada, facilissimo da trovare. Una volta là avrei dovuto parlare con la signora titolare della ditta che era l’unica persona che parlava italiano (io, purtroppo, non parlo tedesco).

 

Il viaggio filò anche abbastanza liscio, trovai solo 2 km di coda per un incidente. Giunto a Vipiteno scoprii che avrei dovuto comprare una vignette, ovvero un adesivo da incollare al parabrezza che mi dava diritto a circolare sulle autostrade austriache per una settimana (mica come da noi…). Ripartii sparato, superai il Brennero (l’emozione di varcare il confine… Wow… 😉 ), poi dopo qualche km mi trovai di fronte ad una barriera. Ma come devo pagare? E la vignette? Dovevo (e si deve ancora) pagare un pedaggio extra su un ponte. Rimasi comunque compiaciuto dal comportamento degli altri veicoli: Limite di 100 km/h, nessun veicolo che sgarrava.

 

Non tribolai a trovare il posto: per mia fortuna ho un navigatore impiantato nel cervello (fosse stato per il mio ex capo adesso stavo ancora là a cercare ‘sto rottamaro…). Giunto a destinazione entrai in ufficio e chiesi della titolare. La quale, ovviamente, non c’era… 😯 Per fortuna che parlo l’inglese: l’ingegnere riuscì tra mille perplessità a capire perché ero lì, e dopo 20 minuti di bestemmie in anglo-tedesco mi mandò fuori il magazziniere. Il quale ci mise qualche minuto a capire che io non parlo una sola parola di tedesco. Considerando che lui non parlava né italiano né inglese, la discussione era quindi finita prima ancora di cominciare…

 

Me ne andai dopo oltre 2 ore. Dall’esasperazione mi ero pure messo a parlare in dialetto col povero ingegnere (che già stentava con l’inglese: figuriamoci col bresciano…) ( 😯 ). Rientrato in ditta il capo mi chiese se la titolare stava bene: mi partì un vaffa che la diretta interessata forse ha sentito…

 

Non fu un viaggio lungo, l’Austria dista poco più di 200 km da qui, andai e tornai in una giornata. Tornai là diverse volte, anche col camion, ma io ‘sta signora che parla italiano non l’ho mai vista. Un caso? 😐