Nove e venti

Ahi che terribili nove della sera. Erano le nove (e venti) precise, le nove e venti a tutti gli orologi quando la sagoma di un eroe che non sorride s’è stagliata al margine dell’arena. E mentre il silenzio chiudeva sedicimila bocche, e sbarrava sedicimila paia d’ occhi, e il tempo sembrava essersi fermato su tutta l’arena, lui alzava una palla che nessuno poteva prendere, e nel silenzio andava a gonfiare la rete, e poi un urlo liberatorio da sedicimila bocche raccontava che sì, stavolta la sorte era con il Brescia, e il sogno inseguito e sognato mille volte stavolta sarebbe diventato realtà.
Erano le nove (e venti) precise della sera quando Davide Possanzini ha sbloccato il risultato di Brescia-Torino, scacciato i fantasmi di Livorno, cominciato a dare volto, anima, cuore e aritmetica alla partita del Brescia. La partita perfetta che ci voleva è infine arrivata.
Erano le nove e venti precise della sera quando, senza sangue e senza arena, è cominciata l’agonia del Toro: sì, l’indomito cuore granata, quello del mito e delle imprese, della sofferenza e del lungo purgatorio in B, arrivato a Brescia sull’onda di polemiche carognette e un po’ meschine, con duemilaottocento tifosi tetragoni agli schiaffi del calcio e della sorte, con il sindaco Sergio Chiamparino e il procuratore generale Giancarlo Caselli (maglia rigorosamente granata sotto la giacca) a fare da numi tutelari, appena defilati in tribuna.
A svelenire le ruggini di Torino, e della squalifica comminata e poi revocata a Bianchi per l’ imprecazione malandrina, è stato il tifoso solitario che nella curva granata ha issato la scritta «zio c’è». Malinconicamente rovesciata, alla fine, in un imprecatorio «zio cane».
Brescia ha risposto schierando tutta la città industriale e istituzionale, bancaria e imprenditoriale sulle tribune del Rigamonti, con mezza giunta comunale in maglietta biancazzurra, distinti docenti a sbracciarsi come ragazzini, compunti banchieri e dirigenti d’azienda a fare la ola manco fossero ultras della curva.
Sì, erano le nove e venti a tutti gli orologi quando la partita del Brescia ha cominciato a tingersi dei colori del mito, ad assumere i contorni dell’impresa, a rimandare i bagliori della storia. A raccontare la scena non c’era però un poeta andaluso dal destino fatale ma cronisti accaldati, giornaliste descamisade e generose di abbracci, ugole arrochite dalla gioia e dallo strazio, compunti esperti delle tattiche calcistiche che hanno tifato spudoratamente. Come ultras. Tanti avrebbero voluto complimentarsi con Gino Corioni, l’uomo solo al comando, ma lui – sostenuto da un cardiotonico invidiabile – ha scelto di soffrire da solo, rannicchiato in panchina, a vivere in solitaria una partita che per lui – e solo lui – poteva aprire il baratro finanziario o l’olimpo milionario dei diritti della A.
Sì, la partita perfetta riporta la Brescia del calcio (e non solo) al rango che compete alla terza potenza industriale d’Italia. L’anno prossimo, sul rettangolo del Rigamonti, sulle tribune scalcagnate delle mille imprese, delle mille sofferenze, delle gioie scarne e perciò più belle, sfileranno non più il Crotone e il Grosseto ma gli squadroni da Champions.
Nella sfida fra le due città operaie, quella della Fiat e quella dell’Iveco, quella delle Olimpiadi e quella che fatica a mettere assieme una cittadella dello sport, quella di Cavour e quella di Zanardelli, quella di don Bosco e quella di Montini, alla fine ha prevalso la seconda. La nostra.
Il merito? A giudicare dalla partita perfetta di ieri al Rigamonti, il merito è degli undici leoni scesi in campo, del tecnico che li ha schierati, del presidente che per un anno e più li ha coccolati, strigliati quando serviva, spronati come un padre. A voler scegliere un’icona della partita perfetta di ieri viene in mente Vass, col suo calcio danubiano innervato da rabbia magiara, oppure capitan Possanzini da Loreto miracolato nei piedi e nella generosità infinita di gioco, o il gavardese Zambelli dall’indomita fede biancazzurra che su facebook aveva promesso «stasera Toro allo spiedo», o il bravo Arcari che ha respinto (quasi) tutte le incornate granata.
Se oggi un’intera città può permettersi di guardare dall’alto in basso, senza deferenza e senza soggezione, città come Bergamo e Verona il merito è anche loro. Ahi che terribili nove della sera. Belle. Terribili. E indimenticabili.

(Massimo Tedeschi, fonte www.bresciaoggi.it)

Provo a tornare

Devo ammetterlo: questo blog mi manca. Del resto, con la scusa che il mondo intero si è spostato su Facebook, anche la mia attenzione s’è spostata verso il più famoso social network. Ma come avrete notato (o noterete ora) non ho mai chiuso il mio piccolo blog, che ha avuto il grande merito di cambiarmi positivamente l’esistenza.

Stasera il Brescia si gioca la serie A col Torino, ed io sono già alquanto nervoso. Così, mentre la Lady ancora dorme, io sono già in piedi da oltre due ore. Dopo aver ascoltato un po’ di musica ho deciso di postare questo video, il cui titolo spero possa essere d’auspicio per la mia squadra del cuore. Nei prossimi giorni comunque chissà, magari mi rivedrete più spesso qui…

Le facce della crisi

Da diversi mesi ormai il mondo è entrato in quella che viene definita la più profonda crisi economica del dopoguerra. In effetti quello che stiamo vivendo assomiglia molto alla Grande Depressione che colpì il mondo a seguito dell’ottobre nero del ’29. Per chi non sapesse di preciso cosa successe in quel periodo mostro un grafico che indica l’andamento dell’indice del Dow Jones da ottobre 1928 a ottobre 1930, evidenziando il calo più netto tra ottobre e novembre 1929 (sono infatti passate alla storia due date: il 24 e il 29 ottobre, chiamate rispettivamente giovedì nero e martedì nero):

(fonte: Wikipedia)

Come si può notare dal grafico, ai due giorni neri seguì una leggera ripresa, non abbastanza ovviamente da tornare ai livelli precedenti, ma sufficiente per creare nei mesi successivi un certo ottimismo nell’ambiente. E’ una cosa che sta succedendo anche in questi mesi, ma quanto avete visto però era solo l’inizio della Grande Depressione: osservate quest’altro grafico…

(fonte: MilanoFinanza)

Qui possiamo vedere l’andamento del Dow Jones in un periodo che si estende fino a 2 anni dopo il precedente grafico. Se ne deduce che il ’29 fu solo l’inizio di quello che si rivelò essere un immane disastro per l’economia americana (e mondiale, visto che le altre borse del mondo si comportano più o meno come Wall Street).

Chiaramente, il mondo è cambiato radicalmente negli ultimi 80 anni, e anche l’economia. Perciò i valori che vedete riportati in questi grafici sono piuttosto lontani dai valori odierni. Quelle però che sono rimaste simili sono le proporzioni, almeno nell’estremità sinistra del grafico qui sopra (diciamo fino a metà 1930), anche se va detto che la discesa attuale è un po’ più pigra di quella del ’29. Comunque, se quanto accaduto dovesse verificarsi di nuovo oggi dovremo quindi aspettarci un calo esponenziale degli indici per i prossimi 2 anni, con un conseguente e pesantissimo aumento della crisi: già stiamo inguaiati adesso, non oso immaginare gra 2 anni di continua e costante recessione… Da notare che il valore massimo raggiunto prima della depressione è stato eguagliato dopo oltre 24 anni: vabbè che c’è stata una Guerra Mondiale di mezzo che è durata 6 anni, ma si parla comunque di un periodo lunghissimo.

Come ben saprete, la Grande Depressione degli anni ’30 non fu l’unica crisi economica prima di questa. Alcuni di voi avranno senz’altro vissuto, e quindi ricorderanno, la crisi petrolifera degli anni ’70. Agevolo un grafico dell’andamento del Dow Jones all’epoca, giusto per farci un’idea:

(fonte: MilanoFinanza)

Nel giro di pochi anni, e per cause diverse, la borsa newyorkese registrò due notevoli cali nel giro di pochi anni, riuscendo poi però a rialzarsi in entrambe le occasioni. Wall Street registrò inoltre un tonfo nell’ottobre 1987, ma la cosa venne riassorbita in un paio d’anni. Per il resto è stato sempre un continuo crescendo. Fino al 2008. Che poi, ufficialmente questa crisi è cominciata nel settembre 2007, come si può vedere da questo grafico:

(fonte: The Big Picture)

Manca il dettaglio degli ultimi 2 mesi, ma la buona notizia è che il livello è leggermente salito, superando nuovamente i 10.000 punti. Se dovessimo ripetere la crisi petrolifera del ’73 potremo auspicare una ripresa che nel giro di un paio d’anni ci riporterebbe sui valori precedenti il crack finanziario.

Due considerazioni: la prima è che ho preso in considerazione l’andamento dell’indice Dow Jones, il più importante della borsa di New York. I valori di tale indice non sempre corrispondono a quelli delle altre borse, in particolare europee ed asiatiche, ma spesso (anzi, quasi sempre) la tendenza al rialzo o al ribasso (specie se marcata) dell’indice di Wall Street incide positivamente o negativamente sulle altre borse, che registrano variazioni solitamente simili. La seconda considerazione è che alcuni di voi sicuramente lamenteranno l’accostamento degli indici di borsa con quella che è la crisi che colpisce noi lavoratori, constatando che il problema di noi comuni cittadini non deriva dalle borse. Ebbene, forse non deriva da lì, ma non è un caso che al calo delle borse coincida una crisi del lavoro. E tutto questo non una sola volta nella storia…

Ammortizzatori sociali

Logo Regione LombardiaLa crisi economica sta flagellando il mondo intero, e come ben saprete anche in Italia siamo nei guai fino al collo. La Regione Lombardia, che con tutte le sue fabbriche grandi e piccole sta subendo questa situazione forse maggiormente delle altre, ha pensato bene di aiutare in maniera concreta i lavoratori colpiti da questa crisi: in particolare, ha deciso di finanziare una serie di corsi con lo scopo di aiutare coloro che hanno perso il lavoro o sono in cassa integrazione, fornendo loro una formazione professionale utile per il loro reinserimento nel mondo del lavoro.

Fortunatamente io il lavoro non l’ho perso, ma poco ci manca (e intanto attendo alcuni stipendi arretrati). Siamo dovuti ricorrere anche noi alla cassa integrazione, ma il sindacato con cui abbiamo siglato l’accordo ci ha imposto di iscriverci entro 45 giorni ad uno di questi corsi, altrimenti non avremmo potuto ottendere l’indennizzo di cassa (in parole povere: se non ti iscrivi non prendi i soldi…). Le istruzioni parlavano di chiamare un numero verde o recarsi sul sito della Regione (nell’apposita sezione) e ottenere così la lista degli operatori accreditati, in modo da poter scegliere quello più congeniale alle mie esigenze. Così vado sul sito, mi registro, compilo il questionario e vado a vedere la lista dei corsi: vedo un istituto a 10 km da casa mia e decido di recarmi là.

La prima visita a questo istituto si è rivelata inutile: nonostante sulla porta della segreteria ci fosse riportato un orario di apertura 16.30-18.30, alle 16.45 non c’era ancora nessuno. Perciò ritorno dopo qualche giorno e mi trovo una sorpresa: devo recarmi in un’agenzia che mi iscriverà alla dote ammortizzatori sociali e poi mi assegnerà il corso. Mostro la mia iscrizione al sito internet, ma niente da fare. Vengo così spedito a questa agenzia in città a Brescia, che mi fissa appuntamento a 2 giorni dopo. Puntualmente (e con 4 ore di ferie in meno) mi reco al posto concordato, dove mi trovo a ripetere esattamente le stesse cose fatte a casa su internet (viene da chiedersi: ma allora a che serve il servizio online? 😕 ). A seguire abbiamo cercato insieme un corso adatto: essendo piuttosto ferrato sui computer ho chiesto un corso avanzato di informatica. Ma nell’istituto che avevo scelto io su internet non organizzavano corsi, da un’altra parte c’era il tutto esaurito e da un’altra ancora organizzavano solo corsi di netturbino o saldatore a filo (che a me non interessa affatto). Alla fine ho dovuto scegliere tra un corso di informatica livello base-intermedio (che potrei tranquillamente insegnare io), della durata di 10 giorni, e un altro di sicurezza del magazzino (che, a dire il vero, sarebbe più utile nei confronti del mio attuale impiego) che però si svolgeva a 50 km da casa mia e durava fino ad agosto. E poiché poi c’è l’obbligo di frequenza, mi sono adeguato al corso di base…

computer-doktorVenerdì il corso giunge al termine. Non potrò ottenere l’attestato, in quanto dovevo frequentare il corso almeno 24 ore su 32 (e ne ho già saltate 12), ma per la Regione sono a posto: qualora non posso recarmi al corso devo portare una giustifica firmata dal titolare (o dal medico in caso di malattia). Ma mi chiedo: se la Regione sborsa una certa cifra per farmi fare un corso e poi io per ragioni di lavoro non lo frequento, dove vanno quei soldi? E per quanti lavoratori si verifica la stessa situazione? Io non ci smeno nulla, d’accordo, ma questo servizio (che pure è una bella iniziativa) secondo me poteva essere organizzato e gestito meglio…

Habemus PC!

Dopo una lunga ed estenuante attesa, finalmente la mia camera ospita un nuovo pc. E’ un gioiellino della tecnologia: un processore Dual Core da 2.8 GHz, 4 GB di RAM, due dischi fissi per un totale di 1.500 GB di memoria, scheda video da un giga, monitor da 22″… Va detto che l’ho preso assemblato ad un prezzo imbattibile. Ma se il prezzo è il pro, non può mancare il contro…

Il tecnico a cui ho commissionato il lavoro ha chiesto i soldi in anticipo per poter pagare il fornitore che gli avrebbe dato la merce da me richiesta. Trattandosi di pezzi singoli sapevo che avrei dovuto attendere alcuni giorni, ma dopo 2 settimane mancavano ancora 3 pezzi, che corrispondevano alle voci che avevo fatto modificare nel primo preventivo avuto. Vabbè, aspettiamo ancora 10-15 giorni… Non sentendo novità chiamo il tecnico,  il quale ha da poco ricevuto la roba mancante: peccato fosse sbagliata… Rispedita al mittente, il fornitore chiede altri 20 giorni di attesa, e per farsi scusare promette di farmi avere un processore più potente di quello chiesto da me (promessa mantenuta).

Dopo 20 giorni contatto il tecnico: è un lunedì, e mi dice che giovedì, massimo venerdì la roba è in mano sua, il tempo di assemblarlo e di installare Xp (ho rifiutato Vista) e quindi me lo consegna lunedì, massimo martedì successivo. Bene, attendo una settimana e lo richiamo: deve solo montare l’alimentatore e installare Windows, domani dovrebbe essere pronto. Era un lunedì sera, ho dovuto attendere il sabato mattina: ogni giorno il tecnico non trovava il tempo di completarmi il lavoro, perciò non poteva consegnarmi la macchina. Premetto che sarei stato in grado anch’io di installare il tutto, ma se volevo la garanzia di un anno dovevo per forza adeguarmi ai suoi tempi.

Oggi è una settimana esatta che il nuovo pc è finalmente in mano mia. Complessivamente ho dovuto attendere due mesi e mezzo, ben oltre il tempo inizialmente preventivato, ma devo ammettere che ne è valsa la pena. Ve lo presento:

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P.S. Oggi il mio blog compie due anni. Nato in un periodo di attività fiorente della blogsfera, da quanto Facebook ha preso possesso di ogni pc questa pagina ha perso un po’ di interesse, mio e anche vostro. Tuttavia io devo molto al mio blog, e anche se dovessi sparire per un po’ di tempo io tornerò sempre qui…

Una giornatina di me…glio che lasciamo stare…

In mezzo a questa crisi, ogni tanto mi capita di dover andare a lavorare.Oggi era una di quelle giornate che avrei passato più volentieri a ciondolare per casa, ma il mio capo ha pensato bene di convocarmi in sede…

temporaleOre 7: nel giro di qualche minuto mi alzo e mi preparo ad uscire di casa. Mentre faccio colazione mia mamma mi fa notare la presenza di un vasto temporale, perciò decido di partire in fretta prima che si metta a piovere. In realtà farò quasi tutto il viaggio verso la ditta sotto la pioggia…

Ore 7.40: arrivo in ditta nel bel mezzo di un diluvio. Per l’occasione mi sono portato da casa pure una felpa, che toglierò soltanto verso le 15. Approfittando di un momentaneo calo di pioggia corro in officina con l’intenzione di restarci per l’intera mattinata…

Ore 8-12: su 4 ore avrà piovuto sì e no 3 ore e 55 minuti, di cui 3 ore e 52 minuti a livello torrenziale. L’attività lavorativa mi impegna poco o nulla, comincio a chiedermi per quale motivo il capo mi abbia fatto venire in ditta…

Ore 12.01: smette di piovere. Nel giro di qualche ora riuscirò anche a vedere il sole…

303033031Ore 14.01: il capo mi porta un ordine da preparare: 7 tagli di tubo bello spessorato. Il problema è che il cliente ha promesso di passare a ritirare nel pomeriggio, mentre il lavoro di taglio è una procedura piuttosto pigra. Senza perdere tempo metto subito il materiale sui seghetti e attacco le macchine.

Ore 17: puntuale il cliente arriva a reclamare la merce ordinata. Poiché non ho ancora finito di preparare la roba, il tizio resta nei paraggi in attesa. Dopo ripetuti salti mortali con avvitamento carpiato riesco a caricarlo e a chiudere l’officina per le 18.05. Per concludere degnamente la giornata il capo mi informa infine che sono atteso in ditta anche domani. Del resto, sono l’unico autista della ditta… 😕

img_3372_1675Ore 18.06-19.10: erano secoli che non impiegavo così tanto a tornare a casa. A causa di un cantiere in autostrada (riguardo il quale è stata aperta un’inchiesta in quanto sabato ha provocato un incidente con 30 km di coda) la tangenziale stasera era piena come un uovo. Siccome conosco le strade secondarie decido di uscire e di percorrere quelle, ma mia mamma mi chiama chiedendomi di fare una commissione per lei. Inutile dire che sono arrivato a casa a pezzi…

Ore 19.11: i miei si siedono a tavola, pregandomi di farmi la doccia in fretta perché poi loro hanno un impegno alle 20. Ma siccome non sono dotato di ali costringo i miei a mangiare senza di me, mentre io mi siederò a tavola quando loro saranno già andati via…

Sono le 21, e sinceramente spero di non dover aggiornare il post prima che questa giornata sia finita…

Never let me down again

Un po’ di musica non fa mai male. E poiché sono secoli che non pubblico un video musicale, e visto che sono reduce da due concerti in 5 giorni, vi propongo un video estratto dal dvd “Touring the Angel” dei Depeche Mode, registrato al Forum di Assago nel 2006. Per la cronaca, io ero uno dei tanti spettatori, e non è escluso che si riesca pure a intravvedermi (ma io non ci sono ancora riuscito)…

Dura solo 4 minuti…

Non mi stancherò mai di sensibilizzare chiunque sulla sicurezza sulle strade. Ho trovato questo video su Facebook e ho deciso di mostrarlo anche a voi. E’ piuttosto pesante come video, ma mostra una realtà che troppe volte si verifica tutti i giorni, e che talvolta arriva perfino a sfiorarci…

Crisi…

albert-einsteinNon pretendiamo che le cose cambino se agiamo sempre allo stesso modo. Parola di Albert Einstein. La crisi è la migliore benedizione che possa capitare alle persone e ai Paesi, perché la crisi porta con sé il progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il Sole nasce dalla notte scura. Nei periodi di crisi si sviluppano l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi, supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi insuccessi e la sua povertà disprezza il suo talento e rispetta di più i problemi che le soluzioni. La crisi vera è la crisi dell’incompetenza. Il problema delle persone e dei Paesi è la pigrizia nel trovare vie d’uscita e soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita diventa routine, una lenta agonia. Sono le crisi che fanno affiorare il meglio di ognuno di noi, perché senza crisi “il vento è una carezza”. Parlare della crisi significa promuoverla, non parlarne durante una crisi significa esaltare il conformismo. Invece di far questo lavoriamo duramente. Mettiamo fine all’unica crisi che è davvero una minaccia per tutti: la tragedia di non voler lottare per superarla.

Questo brano si trova scritto su un foglio che mia mamma, di ritorno da un viaggio a Firenze, mi ha fatto leggere. Non so chi l’abbia scritto, ma racchiude tanta verità. Crisi… Purtroppo stiamo vivendo una delle pagine più nere del Dopoguerra: l’economia non solo di un Paese, ma di un intero pianeta, si è praticamente fermata. E nel nostro piccolo ci ritroviamo senza le certezze che avevamo soltanto pochi mesi fa. Chi si è ritrovato senza lavoro, chi ha macinato tutte le sue ferie e si trova da diverse settimane in cassa integrazione, chi sta finendo o ha appena finito gli studi e guarda al suo immediato futuro con la preoccupazione di chi non sa se e quando riuscirà mai a trovare un lavoro… E fuori dall’Italia? In tante parti del mondo va peggio che da noi. Cosa ha scatenato questa crisi? Cosa ha praticamente fermato un pianeta? Ebbene, se vogliamo uscire da questa crisi dobbiamo prima capire cosa abbiamo sbagliato, solo allora potremo imparare dai nostri errori e cercare di non ripeterli. Ammesso e non concesso che ciò sia sufficiente…

crisi mondo

6 settimane e 1/2

E’ vero, passa sempre più tempo tra un post e l’altro. Ma stavolta sono (almeno in parte) giustificato: per un mese sono stato pressoché impedito da un infortunio, poi tra una cosa e l’altra mi siedo solo ora a scrivere qualcosa…

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Andiamo con ordine: lunedì 16 marzo. Un lunedì come tanti, all’apparenza: dopo essere rientrato da Milano la sera prima mi sono alzato alla solita ora per andare a lavorare. E non sono partito nemmeno in ritardo, anzi qualche minuto prima del consueto. Peccato che il traffico del lunedì mattina è qualcosa di improponibile, e nell’occasione a farne le spese è stata la mia povera Punto, la quale si è ritrovata il paraurti posteriore (montato nuovo solo 3 mesi prima) con una bella ammaccatura. Pochi danni (solo 700 euro, pagati ovviamente dall’assicurazione), nessuno s’è fatto niente, ma siccome eravamo 3 veicoli coinvolti nella corsia di sorpasso della tangenziale sud di Brescia le procedure di compilamento delle varie constatazioni amichevoli sono state piuttosto pigre. E per di più è intervenuta pure la Stradale, la quale si è limitata ad assisterci. Morale: ho lasciato il posto alle 8.15, così sono arrivato in ditta con mezz’ora di ritardo. Più che giustificata, d’accordo, ma sono dovuto partire in quarta per recuperare il tempo perso.

Prima tappa: una delle solite ditte dove vado a caricare. Il magazzino è vuoto, perciò entro subito e comincio le operazioni di carico: il magazziniere mi porta il primo tubo col carroponte, scarica e prosegue. Io decido di fissare il tubo caricato (come del resto previsto dalla prassi, onde evitare che si sposti), così raccolgo un cuneo di legno, mi giro per prendere il martello… Non so come, ma ho messo il piede destro nel vuoto: un attimo dopo mi trovavo sdraiato su un bel pavimento di cemento con un polso dolorante. Bagnato il polso, il dolore s’è trasferito sul gomito, diventando sempre più insopportabile, costringendomi dopo qualche ora ad andare in pronto soccorso. Diagnosi: frattura del gomito… 😦

capitello_radiale_compostoPer tre settimane ho tenuto il braccio destro steccato a 90 gradi, impossibilitato a vestirmi, a guidare, a tagliare una semplice bistecca… Fortuna che i miei genitori mi hanno aiutato in tutto e per tutto. La Lady poi mi ha ricoperto di coccole al punto che quando sono andato alla visita di controllo ho potuto togliere la stecca al braccio e cominciare una lenta riabilitazione. Che, tra l’altro, non sarebbe ancora completata, ma dopo 6 settimane e mezza muovo il braccio piuttosto bene. E per adesso mi va più che bene.

Domani, giovedì 30 aprile, finalmente rientro al lavoro. La mia ditta, come parecchie altre del resto, sta sentendo pesantemente la crisi e naviga in cattive acque. Non sarò io a risolvere i suoi problemi, ma finché posso dare una mano là dò volentieri. Purché non faccia la fine del mio povero gomito…