La crisi economica sta flagellando il mondo intero, e come ben saprete anche in Italia siamo nei guai fino al collo. La Regione Lombardia, che con tutte le sue fabbriche grandi e piccole sta subendo questa situazione forse maggiormente delle altre, ha pensato bene di aiutare in maniera concreta i lavoratori colpiti da questa crisi: in particolare, ha deciso di finanziare una serie di corsi con lo scopo di aiutare coloro che hanno perso il lavoro o sono in cassa integrazione, fornendo loro una formazione professionale utile per il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Fortunatamente io il lavoro non l’ho perso, ma poco ci manca (e intanto attendo alcuni stipendi arretrati). Siamo dovuti ricorrere anche noi alla cassa integrazione, ma il sindacato con cui abbiamo siglato l’accordo ci ha imposto di iscriverci entro 45 giorni ad uno di questi corsi, altrimenti non avremmo potuto ottendere l’indennizzo di cassa (in parole povere: se non ti iscrivi non prendi i soldi…). Le istruzioni parlavano di chiamare un numero verde o recarsi sul sito della Regione (nell’apposita sezione) e ottenere così la lista degli operatori accreditati, in modo da poter scegliere quello più congeniale alle mie esigenze. Così vado sul sito, mi registro, compilo il questionario e vado a vedere la lista dei corsi: vedo un istituto a 10 km da casa mia e decido di recarmi là.
La prima visita a questo istituto si è rivelata inutile: nonostante sulla porta della segreteria ci fosse riportato un orario di apertura 16.30-18.30, alle 16.45 non c’era ancora nessuno. Perciò ritorno dopo qualche giorno e mi trovo una sorpresa: devo recarmi in un’agenzia che mi iscriverà alla dote ammortizzatori sociali e poi mi assegnerà il corso. Mostro la mia iscrizione al sito internet, ma niente da fare. Vengo così spedito a questa agenzia in città a Brescia, che mi fissa appuntamento a 2 giorni dopo. Puntualmente (e con 4 ore di ferie in meno) mi reco al posto concordato, dove mi trovo a ripetere esattamente le stesse cose fatte a casa su internet (viene da chiedersi: ma allora a che serve il servizio online?
). A seguire abbiamo cercato insieme un corso adatto: essendo piuttosto ferrato sui computer ho chiesto un corso avanzato di informatica. Ma nell’istituto che avevo scelto io su internet non organizzavano corsi, da un’altra parte c’era il tutto esaurito e da un’altra ancora organizzavano solo corsi di netturbino o saldatore a filo (che a me non interessa affatto). Alla fine ho dovuto scegliere tra un corso di informatica livello base-intermedio (che potrei tranquillamente insegnare io), della durata di 10 giorni, e un altro di sicurezza del magazzino (che, a dire il vero, sarebbe più utile nei confronti del mio attuale impiego) che però si svolgeva a 50 km da casa mia e durava fino ad agosto. E poiché poi c’è l’obbligo di frequenza, mi sono adeguato al corso di base…
Venerdì il corso giunge al termine. Non potrò ottenere l’attestato, in quanto dovevo frequentare il corso almeno 24 ore su 32 (e ne ho già saltate 12), ma per la Regione sono a posto: qualora non posso recarmi al corso devo portare una giustifica firmata dal titolare (o dal medico in caso di malattia). Ma mi chiedo: se la Regione sborsa una certa cifra per farmi fare un corso e poi io per ragioni di lavoro non lo frequento, dove vanno quei soldi? E per quanti lavoratori si verifica la stessa situazione? Io non ci smeno nulla, d’accordo, ma questo servizio (che pure è una bella iniziativa) secondo me poteva essere organizzato e gestito meglio…
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Ore 7: nel giro di qualche minuto mi alzo e mi preparo ad uscire di casa. Mentre faccio colazione mia mamma mi fa notare la presenza di un vasto temporale, perciò decido di partire in fretta prima che si metta a piovere. In realtà farò quasi tutto il viaggio verso la ditta sotto la pioggia…
Ore 14.01: il capo mi porta un ordine da preparare: 7 tagli di tubo bello spessorato. Il problema è che il cliente ha promesso di passare a ritirare nel pomeriggio, mentre il lavoro di taglio è una procedura piuttosto pigra. Senza perdere tempo metto subito il materiale sui seghetti e attacco le macchine.
Ore 18.06-19.10: erano secoli che non impiegavo così tanto a tornare a casa. A causa di un cantiere in autostrada (riguardo il quale è stata aperta un’inchiesta in quanto sabato ha provocato un incidente con 30 km di coda) la tangenziale stasera era piena come un uovo. Siccome conosco le strade secondarie decido di uscire e di percorrere quelle, ma mia mamma mi chiama chiedendomi di fare una commissione per lei. Inutile dire che sono arrivato a casa a pezzi…
Non pretendiamo che le cose cambino se agiamo sempre allo stesso modo. Parola di Albert Einstein. La crisi è la migliore benedizione che possa capitare alle persone e ai Paesi, perché la crisi porta con sé il progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il Sole nasce dalla notte scura. Nei periodi di crisi si sviluppano l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi, supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi insuccessi e la sua povertà disprezza il suo talento e rispetta di più i problemi che le soluzioni. La crisi vera è la crisi dell’incompetenza. Il problema delle persone e dei Paesi è la pigrizia nel trovare vie d’uscita e soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita diventa routine, una lenta agonia. Sono le crisi che fanno affiorare il meglio di ognuno di noi, perché senza crisi “il vento è una carezza”. Parlare della crisi significa promuoverla, non parlarne durante una crisi significa esaltare il conformismo. Invece di far questo lavoriamo duramente. Mettiamo fine all’unica crisi che è davvero una minaccia per tutti: la tragedia di non voler lottare per superarla.

Per tre settimane ho tenuto il braccio destro steccato a 90 gradi, impossibilitato a vestirmi, a guidare, a tagliare una semplice bistecca… Fortuna che i miei genitori mi hanno aiutato in tutto e per tutto. La Lady poi mi ha ricoperto di coccole al punto che quando sono andato alla visita di controllo ho potuto togliere la stecca al braccio e cominciare una lenta riabilitazione. Che, tra l’altro, non sarebbe ancora completata, ma dopo 6 settimane e mezza muovo il braccio piuttosto bene. E per adesso mi va più che bene.
Tempo addietro era già capitata una situazione analoga, sulla superstrada Gardesana: per diverse settimane la zona est della provincia era letteralmente in ginocchio, anche perché oltre al limite abbassato si era provveduto ad effettuare diversi controlli di Polizia che hanno costretto tutti a rispettare il passo (di lumaca). Perciò c’era gente che sta a 20/30 km dalla città che impiegava un’ora o più per raggiungere Brescia e hinterland, con serie ripercussioni sull’economia bresciana e sui nervi dei viaggiatori. Finché, dopo innumerevoli proteste, la strada venne asfaltata e il limite riportato a valori più adeguati.
E l’assessore che dice? Secondo Parolini il limite tornerà ai 90 km/h entro pochi giorni, giusto il tempo di assegnare l’appalto dei lavori e far sgobbare l’impresa per qualche notte. E se qualcuno protesta, la sicurezza prima di tutto. Intanto però ho cominciato a percorrere l’autostrada in alternativa al tratto rallentato: mi costa un euro al giorno, allungo il tragitto di mezzo chilometro ma salvo la macchina dalle buche e dai possibili multanova. Ed evito di logorarmi i nervi. Come dice l’assessore, la sicurezza prima di tutto: sicurezza mia, della macchina e del portafogli…




